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Una storia di LuigiMaiello

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I Bastardi di Pizzofalcone in realtà sono dei bravi ragazzi.

Pubblicato il 10 gennaio 2017

È andata in onda ieri sera su Rai1 la prima puntata de “I Bastardi di Pizzofalcone”, la tanto attesa serie tv ispirata ai romanzi dello scrittore Maurizio de Giovanni, con la regia di Carlo Carlei, che ha per protagonisti l’ispettore Lojacono (interpretato da Alessandro Gassmann) e altri poliziotti, tutti con delle ombre nel loro passato.

Nella prima puntata il caso da risolvere è l’omicidio di una ricca signora della “Napoli bene”. Inizialmente si pensa a una rapina finita male, ma ben presto si scopre che non è così e il primo a ipotizzarlo è proprio l’ispettore Lojacono, che appena viene a conoscenza del delitto, non riesce a frenare il suo istinto investigativo e si reca a casa della vittima. In realtà l’ispettore non dovrebbe neanche esserci là, perché il commissariato di Pizzofalcone esiste solo per sbrigare delle pratiche burocratiche, e non potrebbe occuparsi di casi come questo.

Ma partiamo dall’inizio.

Perché li chiamano i “Bastardi di Pizzofalcone”?

Pizzofalcone è la zona dove sorge il loro commissariato, per la precisione parliamo della zona di Monte di Dio, che si trova nel quartiere San Ferdinando, tra il borgo Santa Lucia e la zona di Chiaia, un luogo reso celebre anche da un bellissimo libro di Erri De Luca.

Li chiamano bastardi, perché tutti hanno qualcosa che non va, ma in realtà, il problema più grande è proprio il commissariato in cui sono stati mandati, che è mal visto da tutti, sia dai superiori, che dalla gente del quartiere. Questo perché i loro predecessori erano stati invischiati in affari loschi, e ora quella nube grigia è rimasta su di loro.

Il commissariato è destinato a essere chiuso e viene tenuto in vita solo per svolgere questioni burocratiche. Tutti loro hanno la necessità di mostrare di non essere incapaci.

Nella prima puntata conosciamo qualche particolare della vita dell’ispettore Lojacono, romano d’origine, siciliano di adozione, che da tutti viene definito come un “uomo tutto d’un pezzo”, ma che è stato accusato da un pentito di essere colluso con la mafia e aver favorito la fuga di un boss.

Le sue doti investigative vengono subito intuite dalla dottoressa Laura Piras (Carolina Crescentini), il magistrato della Procura dall’aria fredda, ma dalla bellezza che non passa inosservata. Lei, insieme al commissario Luigi Palma (Massimiliano Gallo), coordina una squadra in cui ognuno ha delle piccole pecche nel suo passato, ma che allo stesso tempo ha una gran voglia di rivincita.

Maurizio de Giovanni

Oltre ai casi da risolvere, ciò che emerge dalla lettura dei libri ed emergerà anche dalla serie, sarà la vita quotidiana di queste persone, ognuno con i suoi piccoli problemi, perché i romanzi della serie dei “Bastardi di Pizzofalcone” sono, in realtà, dei romanzi corali, dove il lavoro di squadra del commissariato (e i casi risolti), riescono a dare anche nuova e maggiore consapevolezza a ognuno, con risvolti positivi anche nelle loro vite private.

Francesco Romano (Gennaro Silvestro), detto Hulk, ha una relazione che va a rotoli; Marco Aragona (Antonio Folletto) è in parte insoddisfatto della sua vita e fa finta di vivere in una pensione economica, mentre in realtà vive in un albergo lussuoso al centro di Napoli (è lui forse il personaggio più divertente finora); Alessandra Di Nardo (Simona Tabasco) è “insofferente” verso la sua famiglia, con il padre che la vorrebbe già sposata col suo fidanzato, ma lei in realtà ha ben altre intenzioni. Poi ci sono il sostituto commissario Giorgio Pisanelli (Gianfelice Imparato), la cui vita è tormentata da alcuni casi di suicidio che si susseguono (e non solo); e l’esperta di informatica Ottavia Calabrese (Tosca D'Aquino).

Alcuni elementi peculiari della serie emergono già dalla prima puntata.

Prima di tutto l’ambientazione: la Napoli contemporanea, a differenza dell’altra serie famosissima di De Giovanni, quella del commissario Ricciardi, che è ambientata nel periodo fascista. È una Napoli attuale sia nei costumi dei protagonisti, che nel modo in cui sono effettuate le riprese, con una fotografia molto bella, in cui emergono stralci caratteristici della città. Poi ci sono l’ironia e l’umorismo, quelli di Aragona, ma anche della signora che guarda e spia la finestra di fronte e scopre un donna “imprigionata”.

Proprio in questa storia c'è la metafora della "Napoli bene” che scende ai livelli della "Napoli più popolare” solo per prendersi ciò che vuole, che la tocca ma non si mischia mai del tutto ad essa.

Una città amata da De Giovanni, che la definisce “La mia fonte inesauribile di ispirazione”, che rivedremo stasera, nel secondo appuntamento della serie de "I Bastardi di Pizzofalcone" alle 21,20 su Rai1.

Se invece volete leggere la storia collaborativa inedita che Maurizio de Giovanni ha lanciato su Intertwine, e volete anche a provare a scrivere una storia insieme a unno dei più importanti scrittori italiani, ecco a voi “Nero a colori”.

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