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Una storia di angelaaniello

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L'educazione: una grande sconosciuta!

"Che ci abiti dentro un certo stupore dopo la delusione"

Pubblicato il 11 febbraio 2017

Se recuperiamo l'etimologia del verbo educare, "educere" allude dal tirar fuori da ciascuno il meglio di sè e si avvalora la dimensione etica della mission di ogni docente, lasciando nell'immaginario l'idea di una scuola "costruttrice di belle identità."

Quando poi andiamo a rileggere la frase di C. S. Lewis in cui afferma che "Il compito del moderno educatore non è di disboscare giungle, ma di irrigare deserti" cominciamo a cogliere le prime defaillance del sistema educativo, laddove la figura del docente non viene affatto tutelata in situazioni difficili e, oserei dire, fortemente a rischio.

Sempre più frequenti circolano notizie di bullismo che restano impresse nella memoria se le vittime sono minorenni esposti ad offese pesanti e/o violenze da parte di coetanei spesso in chat o a scuola.

Partono campagne ri-educative, informative per tentare di arginare il fenomeno dilagante.

E fin qui tutto scorre come il panta rei di Eraclito in perenne divenire.

Allora l'intoppo dov'è?

Mi domando perchè, quando un docente viene spinto giù dalle scale da un alunno o attaccato violentemente o vessato su internet in chat varie, la notizia non rimbalzi alla cronaca con la stessa tempestività e immediatezza.

Eppure dovrebbe fare scalpore!

Eppure stiamo parlando di "educatori" che non possono neanche permettersi di rimproverare qualcuno perchè o si espongono a serio pericolo o sono attaccati dalle famiglie che "proteggono malamente" i loro "pargoli".

L'intoppo è dunque nella mancanza di comunicazione tra scuola e famiglia, quando entrambi i soggetti dovrebbero concorrere nel ruolo educativo.

L'intoppo è nell'incuria di una scuola chiamata "Buona" che fa acqua da più parti.

L'intoppo è nella "sminuizione" del ruolo dei docenti continuamente biasimati e non più valorizzati come si dovrebbe.

Perchè la scuola funzioni, perchè il messaggio educativo passi, perchè si possa irrigare il deserto, occorrerebbe creare "punti d'ascolto" anche per i docenti, bisogna ripensare l'aula non come uno sfogatoio virale e neppure come un ring su cui misurare la violenza ma come mappa di positività che si incontrano per crescere insieme ogni giorno.

Offende e sconcerta, a mio avviso, la mancanza di tutele anche legislative.

Il comportameno-problema va contenuto e contrastato sì da evitare una ricaduta negativa sul povero malcapitato di turno.

Chi non vive la scuola, non concepisce neppure siffatti meccanismi e si "perde in sterili condanne".

Oggi l'assenza di motivazione allo studio, lo svantaggio socio-culturale, il "chioccismo" delle famiglie fanno ostruzione e rendono sempre più difficile il compito di ogni educatore.

Mi fa specie pensare che nell'area anglosassone "bully" originariamente equivaleva al nostro "tesoro" rivolto a una persona e al suo capovolgimento in negativo.

Smettiamola di accusare senza sapere, di fare invettive che affossano, di seguire la corrente di un lassismo strutturale altamente rovinoso.

Lasciamo che l'educazione faccia il suo ingresso con un volto nuovo e un recupero esperienziale euristico in un'ottica armonica.

Che il logos ritrovi la sua valenza pedagocica senza doversi difendere a tutti i costi!

Non sposiamo teorie ma nuove pratiche basate sull'educazione alla libertà e all'autovalutazione.

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