scrivi

Una storia di Nikolay

logo sfide intertwine

Questa storia partecipa al contest
Lo sport che unisce, al di là delle bandiere.

Le cazziate di mister Tonino

Racconto di una memorabile trasferta pallonara

Pubblicato il 10 dicembre 2017 in Humor

Tags: calcio Pallone racconto ricordi sport

0

In un ideale percorso adolescenziale di un giovine, tra le varie tappe della crescita, non può mancare la frequentazione di una scuola calcio. Ma non quelle là dove ci stanno le persone qualificate assai, che i ragazzi si presentano alla partita tutti con la stessa tuta e borsone della squadra, e che tengono il campo annaffiato e fatto bello ogni due giorni.

Parlo di quelle dove a stento si riescono a trovare gli undici per giocare, che deve essere un passatempo solamente, e che la prima cosa che ti insegnano è che, appena la palla arriva, la devi buttare via più forte che puoi.

Era per questo che, ad ogni allenamento al campo comunale, tenevamo bene a mente che partendo da là non saremmo mica diventati professionisti, ma doveva essere solo un divertimento.

E la cosa ci sembrava più evidente ancora quando il presidente comunicò che il nostro nuovo allenatore sarebbe stato Tonino.

Tonino era un ex calciatore che poteva tenere una sessantina d’anni. ‘Na persona che, per il suo passato nella squadra della città, la quale ai tempi d’oro aveva militato per due stagioni nella Serie C, teneva il rispetto di tutti gli adulti e papà che spesso venivano al campo a vedere i figli.

Tonino, agli occhi di noi giovani di 12-13 anni, appariva però quasi come un nonno. E le sue idee di calcio, assai arretrate, non ci aiutavano certo a tenere alta l’attenzione verso le sue indicazioni.

“Tu giochi da libero davanti alla difesa”.

“Ua misté, ma il libero non si usa più nel pallone. Ci stava ai tempi vostri, mo’ è diverso”, e lui si incazzava perché diceva che non lo stavamo a sentire. E non gli si poteva mica dare torto...

Noi che, quando si dovevano cominciare i giri di campo, ci inventavamo la scusa di avere i lacci sciolti. Così, facendo finta di farceli appoggiandoci alla panchina, ce ne scappavamo di soppiatto negli spogliatoi, tanto lui mica se ne accorgeva.

Quando ripenso a quest'uomo, alto, dai capelli bianchi e la voce potente, non posso non ricordare un’emozionante trasferta di campionato in un paesello di montagna. Erano i tornei provinciali, quindi non molto lontano da casa, ma non rammento di preciso il posto.

Si giocava contro la prima in classifica, squadra imbattuta e che in casa le aveva vinte tutte. Una partita che si prospettava massacrante per noi che, ogni anno, arrivavamo sempre tra quartultimo e terzultimo posto (ed il pensiero che ci fosse qualcuno più "inguaiato" di noi, ci faceva essere troppo contenti).

Nel pulmino, durante il tragitto, facevamo le scommesse su quanti gol avremmo preso, proprio perché abituati a fare le brutte figure ogni volta. Ma mister Tonino, nonostante le premesse, lo vedevi che stava con la capa in un’altra dimensione, che rifletteva su come fare.

Fu per questo che quando arrivò il momento della formazione, non ci presentammo col solito 1-3-3-3 (perché col libero lui era fissato), ma con il 4-4-2.

“Vincenzo oggi è titolare vicino a Enrico, sulla mediana, così abbiamo più fisico. Salvatore e Filippo invece, oggi non fate le ali, ma gli esterni a centrocampo, che ce la giochiamo a contropiede. Biagio avanti, che sulle palle alte fai la sponda e ci fai salire la squadra. La difesa la voglio bassa, però in linea, e voi terzini non vi spingete avanti assai, che questi ci fottono dalle fasce. Luca, tu oggi vai in panchina”.

Istruzioni chiare, lineari, pure se dette con qualche parola barcollante forse per via della dentiera. Ma a qualcuno non erano andate a genio.

“Ua misté, a me in panchina? E perchè?”.

“Luché tu mi servi a partita in corso, non ti preoccupare”.

“Ua misté, mi so’ svegliato presto stamattina per senza niente, io se lo sapevo che non giocavo mica ci venivo”, e lasciò lo spogliatoio incazzato.

Ma mister Tonino non si scompose, sapeva il fatto suo, e noi ci fidammo, senza dire niente. Peccato che in campo (rigorosamente in terra battuta, con strisce fatte di fortuna dal custode) le cose non iniziarono benissimo. Manco passarono trenta secondi, che gli avversari ci segnarono. Il gol, arrivato sugli sviluppi di calcio d’angolo, era però palesemente in fuorigioco, ma il direttore di gara non se ne accorse.

“Arbitrooo ma che ca**o faiii? È fuorigiocooo…” urlò mister Tonino, che si era fatto rosso rosso di faccia, ma teneva troppo ragione.

L’uomo in divisa giallonera si sentì offeso, tant’è che pareva lo volesse espellere dalla panchina.

“Signore, ja signore, scusatelo, quello non si sa trattenere”, fece Filippo, il nostro capitano. “Ragazzi per ora va bene, ma alla prossima lo mando via”, ribatté il direttore di gara, mentre mister Tonino da lontano continuava a buttargli i guai appresso.

‘Na partita che si prospettava disastrosa, iniziata male e che doveva finire peggio. Ma chissà, forse lo spirito di rivalsa, perché ci eravamo sentiti un po’ derubati in campo, ci fece dominare tutto il primo tempo. Però ‘na volta per il portiere, ‘na volta per la sfortuna, sta palla non voleva entrare proprio.

Mister Tonino al riposo non fece cambi. Disse che bisognava solo continuare così e prima o poi avremmo segnato. Ma proprio come nella prima frazione, manco il tempo di entrare in campo, e pigliammo n’altro gol, poi un altro ancora.

3-0.

Il 3-0 più immeritato della storia del calcio.

“Il pallone è come la femmina: mo’ ti vuole bene, e mo’ ti mette le corna”, diceva mister Tonino, e mai ci fu motto più azzeccato di quella volta.

Il match era ormai compromesso, eppure il destino ci doveva ancora delle risposte.

“Luca, jamme ja che è il tuo momento”.

“Misté, ma quelli so’ due metri, ci stanno mangiando, che entro a fare?”.

“Luché fidati, tra poco entri tu”.

Pochi minuti dalla fine, c'era una rimessa laterale per noi in zona d’attacco. Salvatore scambiò corto con Enrico e poi si lasciò andare in una serie di finte sul posto. Alzando la testa, vide Luca appostato tra due giganti del centrocampo avversario. Cross morbido con palla che scese perfetta. Luca, a circa 22-23 metri dalla porta avversaria, scaricò un destro al volo di collo pieno. Il portiere manco ci provò, con la sfera che si insaccò nel sette avversario.

Scoppiò una festa, che Grosso e Del Piero che corrono insieme dopo il gol alla Germania, a confronto, era poca cosa. Tra lo stupore generale di tifosi e giocatori avversari, che cominciavano a guardarsi in faccia l'uno con l'altro, come per dire: “Ma questi stanno bene?”.

Ma a noi non ce ne fotteva. Pure se avevamo perso 3-1, eravamo felici, perché vincere non ci è mai interessato granché.

Perché questa non è la trama di un film, che nei minuti di recupero fai la rimonta e vinci il campionato. No, questa è verità. Noi perdemmo, ma ci stava benissimo lo stesso.

Non a caso di quel gol ne parlammo la settimana dopo in allenamento, e quella dopo ancora. E nel cuore di chi ci credeva davvero, quell’immagine di Luca che stava tirando maledettamente bene, in una maniera che nella sua vita non gli sarà mai più riuscita, non scomparirà mai.

Questo è il mio ricordo più bello di mister Tonino, anche se l’ho incontrato ultimamente al cimitero due volte.

La prima, da vivo, che quando mi vide disse: “Guagliò ma tu perché non torni, che ci serve un terzino che corre tutta la partita? I giovani di mo’ vogliono fare solo i tiri in porta!”.

La seconda, da morto, perché quando se ne andato non potevamo mica mancare per l’ultimo saluto.

A lui che, negli anni, non ci ha insegnato mai bene la difesa col libero, né tantomeno qualsiasi altra tattica in generale. Però se abbiamo capito che nella vita non bisogna mai mollare, è un po’ pure merito suo.

Inizia a far sentire la tua voce attraverso le tue storie. Iscriviti, è gratis.

Nessuno ha ancora commentato, sii tu il primo!

Ottimo! Visita la libreria per gestire i tuoi magazine

×
!
La tua sessione è scaduta! Effettua di nuovo il login e spunta Ricordati di me per rimanere sempre connesso e non perdere i tuoi progressi!
Ottimo!

Controlla la tua email per reimpostare la tua password!

×

Sicuro che sia questa l'email?

×

Email non valida

×