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Una storia di LuigiMaiello

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Intertwine Co. pt.41: "Viralità delle idee. Pro e contro"

Gli Urban Strangers, il loro taIento e il successo mediatico dopo X-Factor, "intrecciati" al film L'Onda e al Satyricon di Petronio.

Pubblicato il 17 dicembre 2015

"Un'idea, un concetto, un'idea

finché resta un'idea è soltanto un'astrazione.

Se potessi mangiare un'idea,

avrei fatto la mia rivoluzione."

Giorgio Gaber. Un'idea.

Nell’era di Facebook le probabilità di successo di una campagna mediatica sono direttamente proporzionali al suo potenziale virale sui social network.

Come è facile notare, i contenuti che si diffondono più facilmente sono quelli divertenti.

Siamo quotidianamente bombardati da tormentoni, da quelli più o meno spassosi (se non idioti), a quelli pericolosi o falsi, nel migliore dei casi.

Titoloni sensazionalistici si susseguono e dovrebbero indurci a farci cliccare sul link, perché il titolo presenta uno scoop, che non si rivelerà tale.

www.bufale.net

Questa "notizia" è apparsa nei giorni scorsi. Se si va a leggere nella descrizione del sito c'è scritto: "Il Giomale non è a tutti gli effetti una testata giornalistica, e come magazine satirico alcuni articoli contenuti in esso potrebberò non corrispondere alla realtà", ma in quanti sanno riconoscere una notizia "vera" da una "falsa"?

La nostra puntata di oggi vuole far riflettere sugli aspetti positivi e negativi della viralità nella rete e vi chiediamo: le idee possono viaggiare senza regole on line? C'è un limite alla spettacolarizzazione e al sensazionalismo?

Cercheremo di rispondere a queste domande, ma soprattutto di farvi riflettere su questo tema, che è serio e complicato.

Iniziamo però la puntata di oggi in modo leggero, premiando il talento di due giovani artisti, che, oltre alla loro bravura, stanno sfruttando (bene) la rete e le sue potenzialità.

Ladies and Gentlemen Intertwine Consiglia pt.41: "Viralità delle idee. Pro e contro" inizia con

due ragazzi che in pochissimo tempo hanno fatto tanta strada e tanta ancora, siamo convinti, ne faranno:

Gli Urban Strangers.

Gli Urban Strangers sono il fenomeno musicale (e non solo) del momento.

Partiti da Somma Vesuviana, in provincia di Napoli, sono arrivati quasi a vincere la nona edizione di X-Factor, il talent show più in voga del momento.

La cosa più importante, e forse anche il loro rimpianto più grande, è che sono stati avanti per tutta l'edizione, perdendo solo all'ultima votazione, quella decisiva a favore di Giosada.

Ma cosa significa Urban Strangers?

Il nome del gruppo trae spunto dalla storia di un senzatetto di Somma Vesuviana che, affrontando la sua non facile vita con il sorriso, si trasforma in uno “straniero urbano” e diventa anche protagonista di uno dei loro primi indediti, Urban Strangers appunto:

"Sono solo uno straniero di città adesso

Il mio letto è il pavimento della stazione

Le mie stelle sono neon sul muro

Il primo treno è la mia sveglia

L’ultimo, il mio addio."

Ricordate come è iniziata la loro avventura ad X-Factor?

Appassionanti e coinvolgenti, nelle loro esibizioni hanno mostrato da subito qualcosa in più, a partire dalla loro audizione, dove, con una versione tutta loro di No Church in The Wild conquistano il pubblico in sala (che gli dedica una standing ovation), quello televisivo di X-Factor, il popolo del web e i quattro giudici con Elio, che li paragona a Simon & Garfunkel per il loro modo "originale e semplice" di cantare ed esibirsi.

La loro bravura è saltata subito agli occhi (e soprattutto alle orecchie) degli spettatori e, anche se non hanno vinto X-Factor, sono di certo entrati nel cuore del pubblico più di tutti gli altri partecipanti. Sui Social Network stanno spopolando.

Ecco qualche numero per farvi un'idea:

- sulla loro pagina Facebook gli Urban Strangers contano circa 104600 fan, quasi dieci volte di più rispetto a Giosada che si "ferma" a circa 11000 fan (ma non è una pagina ufficiale) ;

- su Twitter gli "Stranieri Urbani" hanno circa 26000 follower, contro gli 11700 di Giosada;

- su Instagram ai 130k followers degli U.S. si contrappongono i 113K di Giò e con l'hashtag #urbanstrangers sono stati realizzati circa 15,500 post, mentre "solo" 6,700 per l'hashtag #giosada.

Se consideriamo Spotify gli Urban hanno avuto circa 202.000 ascoltatori nell'ultimo mese, mentre Giosada si attesta sui 90000.

Anche il loro singolo Runaway sta avendo grande successo. Basta dare uno sguardo alla classifica iTunes, dove sono primi davanti a Giosada, ma anche ai Coldplay!

Ora fermiamoci con i numeri.

Prima di essere un duo di successo gli Urban Strangers sono Alessio e Gennaro, due ragazzi di 20 anni con una grande passione e un sogno da realizzare.

Il loro connubio musicale nasce nel 2012 e, come sempre più spesso accade, iniziano pubblicando su YouTube alcune loro cover di pezzi famosi.

Eccoli mentre cantavano la cover di Pompeii dei Bastille qualche anno fa.

In seguito si fanno le ossa anche attraverso la dimensione live con numerosi concerti sui palchi e nei locali della zona vesuviana e ben presto l’etichetta Casa Lavica Records (e non solo) si accorge di loro.

Con Casa Lavica viene realizzata una serie di brani che vanno a comporre l’EP d’esordio dei due. Nel 2015 l’uscita del primo singolo Empty Bed, pezzo a cui sono particolarmente legato, perché è stato il brano che mi li ha fatti conoscere.

Ricordo benissimo il momento in cui li ho ascoltati per la prima volta, era il marzo scorso, a una festa organizzata da NOA: Nuovi Orizzonti Anastasiani, un'associazione di giovani attivi nel mio paese. Loro, conoscendoli, si affidarono ai due giovani talentuosi per "fare serata", e posso dire che fu un'ottima scelta.

Casa Lavica è una realtà molto viva e interessante. Vediamo se indovinate il motivo di questo nome. Fatevi un "giro" (dopo aver letto l'articolo) sul loro sito, perché ci sono tanti altri talenti in rampa di lancio che potrebbero piacervi.

A loro e agli Urban Strangers facciamo un grosso "in bocca al lupo".

Come dicevamo all'inizio dell'articolo, non è detto che un'idea che si diffonda rapidamente, sia anche un'idea "giusta", nel vero senso del termine.

"A questo punto meglio il nazionalsocialismo... almeno alla base ha l'ethos!"

Prendiamo in prestito questa citazione da Il grande Lebowski per parlavi del film di questa settimana: L'Onda di Dennis Gansel.

"Voi dite che in Germania una dittatura non sarebbe più possibile?"

E' questa la domanda che Rainer Wenger, un insegnante di scuola superiore, fa ai suoi studenti, impegnati in un corso sull’autarchia.

La risposta degli studenti è "No, se ne conoscono già le conseguenze”. Dopo Hitler – affermano - nessuno accetterebbe più un regime autocratico.

Ed è qui che Rainer allora, un po’ per gioco, un po’ (forse) anche per scommessa con se stesso, decide di instaurare una dittatura “in piccolo” nella sua classe.

Organizza gli studenti in un sistema basato su disciplina, controllo e uguaglianza.

Inizia con l’imporre poche semplici regole che richiamano alla scuola di una volta: chiamare “signor Wenger l’insegnante, alzarsi in piedi quando si parla, parlare solo se interpellati, stare seduti composti.

Cerca di compattare il gruppo di studenti, invitandoli a cooperare come un solo corpo. Gli studenti stessi iniziano a proporre nuove regole a questo nuovo “gioco”: ideano un’uniforme (camicia bianca e blue jeans), un nome (L’Onda, appunto), un saluto comune.

In questo modo si è creato un gruppo coeso, sono scomparse le piccole antipatie, e anzi, i giovani si proteggono e si aiutano fra di loro.

"Di questi tempi c'è rimasto qualcosa contro cui ribellarci? Anche volendo non ne vale più la pena. Abbiamo solo una cosa in testa: sballarci, sballarci, sballarci. Quello che manca alla nostra generazione è qualcosa che crei coesione, un obiettivo comune". (Dennis)

Quindi qual è il problema?

Il gruppo (L'Onda) da un lato include, ma dall'altro esclude tutti coloro che decidono di non accettarne le loro regole.

Chi non indossa la divisa non può parlare, i simboli degli altri non sono accettati: l'unico che è legittimato ad esistere è quello de L'Onda, che diventa un mostro dalle innumerevoli teste e un solo cervello, che si muove per eliminare tutto ciò che gli è estraneo, che non si piega alle sue regole.

All'interno dell'onda si perdono le individualità e il gruppo diventa ben presto protagonista di episodi di violenza e fanatismo.

Dunque le regole sono pericolose? No anzi sono positive, nella misura in cui servono a garantire una convivenza pacifica. Diventano negative, nella misura in cui sfociano in controllo sociale, creando omologazione ed escludendo il dissenso.

Don Milani nel 1965 scriveva a proposito:

"Ai giovani posso solo dir loro che essi dovranno tenere in tale onore le leggi degli uomini da osservarle quando sono giuste, (cioè quando sono la forza del debole). Quando invece vedranno che non sono giuste, (cioè quando sanzionano il sopruso del forte) essi dovranno battersi perché siano cambiate".

Il film è tratto dall'esperimento realizzato nel 1967 dall’insegnante Ron Jones in una scuola di Palo Alto, in California.

Il problema, sembra dirci Gansel, è decidere cosa vogliamo fare noi: se aggregarci o se difendere la nostra individualità. E la scelta non risulta poi così scontata, soprattutto in un periodo storico in cui da dietro a uno schermo ci si sente in grado di poter dire qualsiasi cosa.

Su alcune pagine, forum e in alcuni gruppi sui social network la violenza verso chi la pensa diversamente diventa spesso eccessiva.

Il dilemma è sempre lo stesso. Ma lo rinviamo al termine dell'articolo.

Abbiamo iniziato con un gruppo attualissimo e chiudiamo con un'opera del I secolo d.C.

Il Satyricon di Petronio.

D'altronde una delle manifestazioni della libertà di espressione è proprio la satira, da sempre impegnata a mettere in risalto le contraddizioni delle società che descrive, deridendole.

Il Satyricon, giuntoci incompleto, è una rappresentazione comico-romanzesca del mondo contemporaneo all’autore, attraverso le avventure dei personaggi principali.

Siamo intorno alla metà del I secolo d.C. alla corte di Nerone e il testo è proprio un'attenta riflessione sulla degenerazione del potere imperiale e sulla decadenza morale della società romana.

Senza avere la pretesa di una lettura esaustiva dell'opera, l'aspetto che più ci interessa è che l'autore Petronio, servendosi del filtro della finzione letteraria e dell’ironia, riesce a darci una fotografia realistica del mondo in cui vive.

I vizi e i difetti della società sono i protagonisti.

I piaceri materiali, cibo e sesso, in primis, ma anche il predominio dell’esteriorità sui valori morali, la tendenza al lusso e l’ostentazione della ricchezza.

Quanti punti in comune trovate con l'utilizzo dei social network fatto da molti?

Se da un lato la satira è caratterizzata dall'attenzione critica alla politica e alla società, mostrandone le contraddizioni, allo stesso tempo è volta a promuovere e creare un cambiamento.

Ecco il punto centrale dell'articolo e della questione.

Le idee potenzialmente possono diffondersi e contagiare tutti, ma il fatto che molto spesso un contenuto stupido si diffonda molto più facilmente di un contenuto serio da cosa dipende?

E' soltanto divertimento o è frutto di un disimpegno diffuso tra le persone?

E se è disimpegno, fin dove si può arrivare prima di toccare la derisione e l'offesa altrui?

Qual è il limite e chi lo stabilisce?

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