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Una storia di Lyuba

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Damian e la lupa

Pubblicato il 24 gennaio 2016

Ormai non ce la faceva più. Non sapeva quanto tempo fosse passato, ma gli era sembrato interminabile. Trascinava il corpo inerte di sua sorella maggiore, sulla neve, e ad ogni passo il peso sembrava aumentare. Le mani, intirizzite, gli facevano male, per non parlare dei graffi che si era procurato sul viso e sul corpo.

Erano stati catturati, con uno stupido stratagemma, da un omaccione che

li aveva portati, con la sua auto, in un lontano bosco innevato.

Appena scesi, però, April, sua sorella, gli aveva gridato "Scappa!" iniziando a correre e lui, senza farselo ripetere due volte, l'aveva seguita. Avevano corso, corso e corso.

Nella concitazione del momento, non avevano visto un pendio ripido lungo il quale erano scivolati, in una caduta lunga e rovinosa, che per April era terminata sbattendo violentemente la testa, contro un grosso albero.

Da allora, non si era più svegliata.

Damian, aveva iniziato a trascinarla, dapprima con foga, poi sempre più lentamente.

Ora era fermo, aveva bisogno di riprendere fiato.

Accarezzò il viso di April, chiamandola e provando a svegliarla, come aveva fatto più volte, ma sempre senza risultato.

Si passò le mani sul viso, disperato. Quando le tolse, lo vide.

Era a un centinaio di metri da loro.

Un lupo, dal mantello chiaro, lo stava fissando.

Damian era un appassionato di animali e aveva riconosciuto subito la specie. Sapeva che viveva in branchi e temeva che, presto, ne sarebbero giunti altri.

S'inginocchiò, chiuse gli occhi, e iniziò a pregare "Dio, ti prego, se dobbiamo morire, fa' che avvenga in fretta e che non sia troppo doloroso" Quando li riaprì, il lupo stava annusando il corpo di April.

Damian non riuscì a muovere neanche un muscolo.

Una volta ispezionato a sufficienza, il lupo alzò la testa verso di lui.

Il ragazzino interpretò il gesto come una richiesta di spiegazione: “E’...è mia sorella. Ha battuto la testa ed è svenuta...non riesco a svegliarla!” disse. "Come se potesse capirmi!" pensò dandosi dello stupido.

Il lupo si spostò verso la testa di April.

Damian alzò la mano, con l'intenzione di colpirlo, se avesse iniziato a morderla.

L'animale, invece, afferrò tra le fauci il colletto del cappotto della bambina, e iniziò a trascinarla.

Damian non riusciva a credere ai suoi occhi. Il lupo lo stava aiutando!

Dopo qualche istante, incredulo, il bambino si decise a seguirlo.

Passato un quarto d'ora circa di cammino, giunsero davanti un vecchio rifugio abbandonato, ma in condizioni abbastanza buone da poter essere ancora usato, da qualche escursionista di passaggio. La porta di legno era chiusa, ma, forzandola un po', Damian riuscì ad aprirla.

Una volta aperta, portò dentro sua sorella, e la adagiò su una vecchia panca.

Quando ebbe sistemato April, tornò verso la porta per vedere se il lupo fosse andato via, ma era ancora lì e lo guardava fisso. "Grazie!" disse Damian riconoscente, Il lupo iniziò ad allontanarsi ma, poco dopo, si fermò, voltando la testa verso il bambino. Egli rimase meravigliato da quel comportamento anomalo. Il lupo si allontanò ancora e, di nuovo, si voltò. "Sembra quasi che mi stia dicendo di seguirlo" pensò Damian

Non voleva lasciare April da sola, d'altronde, però, il lupo li aveva aiutati.

All'ennesima occhiata, uscì dal rifugio e lo seguì.

Camminarono per un po’, finché il lupo non si addentrò in un folto cespuglio. Damian si avvicinò per vedere meglio. L'animale aveva abbassato il muso, come ad indicare qualcosa. Lì sotto, nascosto, c'era un cucciolo. Il suo cucciolo, sicuramente.

Aveva gli occhi chiusi. Sembrava morto.

Il lupo cominciò ad uggiolare, leccando e spingendo, con la testa, il musetto del piccolo.

"Sta cercando di svegliarlo. Come me con April" pensò il bambino. "Allora sei una mamma!" esclamò, e, dopo aver accarezzato il cucciolo, senza pensarci due volte, lo prese in braccio.

Era abbastanza pesante, ma poteva farcela.

"Torniamo al rifugio" disse e la lupa s'incamminò, a indicare la strada.

Erano quasi arrivati, quando Damian si sentì afferrare per il collo "Vi ho trovati, finalmente! Credevate di sfuggirmi eh?" disse l’uomo..

Ma non fece in tempo a finire la frase che la lupa, con un balzo, lo azzannò alla gola.

Egli lasciò andare Damian e, urlando e imprecando, cercò di scrollarsi di dosso l'animale inferocito. Ci riuscì, scagliandolo lontano, ma quello tornò ad azzannarlo.

Ben presto, l’omone si accasciò a terra, e smise di respirare.

Damian, nel frattempo, era corso al rifugio e, dall'uscio, guardava raccapricciato la scena.

La lupa attese ancora qualche minuto, poi, quando fu certa che l'aggressore

non si sarebbe rialzato, smise di mostrare i denti e si voltò verso il ragazzo.

Damian la stava aspettando sulla soglia e, insieme, entrarono.

Il bambino si mise a strofinare forte il corpo del cucciolo, con le sue mani, Aveva visto, non ricordava più dove, che questo metodo poteva funzionare. Dopo un po’, infatti, il cucciolo aprì gli occhi. La lupa cominciò subito a leccarlo e lui ricambiò.

Damian pensò che l'amore tra una madre e il suo piccolo era davvero una cosa grande, per qualsiasi specie.

Il cucciolo si mise in piedi e cominciò a scondinzolare e correre, abbaiando con la sua vocina sottile, all'interno del rifugio.

Fu in quel momento che Damian udì il rumore di un elicottero.

Erano passate diverse ore da quando erano stati catturati, chissà com'erano in pena mamma e papà!

Si precipitò fuori per far individuare la sua posizione e ci riuscì. Nessuno, però credette alla sua storia quando Damian la raccontò.

Lui protestò, si arrabbiò, pianse, ma non servì a nulla.

Dissero che, spaventato com’era, doveva aver immaginato tutto, però era riuscito a portare April al riparo. Era stato molto coraggioso! Tutti erano fieri di lui.

Il bimbo pensò che non sarebbe mai riuscito a convincerli dell’accaduto, Solo lui sapeva e avrebbe serbato nel cuore quell’incredibile avventura.

* * * * * * * * * *

Ora Damian è un adulto, ma ancora adesso, spesso, la lupa viene a trovarlo in sogno, con il suo cucciolo e, insieme, corrono felici nel bosco.

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