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Una storia di IvanBerardi

Questa storia è presente nel magazine Un'allegra battaglia per i diritti di tutti

1

Ogni nuvola ha una fodera d'argento 2

Un'allegra battaglia per i diritti di tutti.

Pubblicato il 18 dicembre 2017 in Altro

Tags: diritti gay humor lesbiche religione

Questo racconto è frutto dell'immaginazione dell'autore. Ogni riferimento a persone realmente esistenti e fatti realmente accaduti è puramente casuale.

Ciao, ecco il secondo capitolo con riassunto del precedente. Per chi volesse, invece, questo è il link...

http://www.intertwine.it/it/read/wY4pFbU9

Riassunto capitolo 1.

Brescia, maggio 2013. Tre amiche stanno per aprire un bar dedicato ad una clientela prevalentemente lesbica. Il locale si trova vicino ad una scuola primaria. La mattina dell’inaugurazione scoprono che l’associazione “Le Vedette della fede” ha in programma per quella sera stessa una manifestazione a sorpresa contro l’apertura del locale. Contemporaneamente...

2 Generale

Uscendo di casa Egildo Belluomo, professione notaio, alzò il colletto della nuova giacca leggera per ripararsi un po' dal vento che quella mattina trovava soffiare freddo e fastidioso. I suoi pensieri erano altrove, andavano alle varie telefonate ed email che aveva inviato la sera precedente alle redazioni dei quotidiani e delle TV locali. “Sarò stato chiaro?”, “Avrò fatto abbastanza?”. Si domandava Egildo pensando che la giornalista del Bresciaoggi fosse sembrata fredda al telefono e che il titolo sul giornale: -LE VEDETTE; IN PIEDI CONTRO LA TOPOLINA- sembrasse quasi una tirata per il culo; non che Egildo si fosse espresso così quando aveva fatto vedere l'articolo alla moglie. “Il dado è tratto”, pensò battagliero, e come Cesare varcando il Rubicone, ma con più urgenza, allungò il passo per raggiungere la chiesa di S. Alessandro dove a presto sarebbe iniziato il rosario.

A 51 anni Egildo si poteva ritenere fortunato: in Sabrina, da 30 anni sua moglie, aveva trovato la compagna ideale con cui condividere il percorso spirituale. Erano amici dai tempi dell'oratorio, poi ci fu il primo bacio seguito, qualche anno dopo, dal matrimonio. Passò del tempo ma nonostante si dedicassero con quasi quotidiano entusiasmo (così, orgoglioso e disperato, si confidava col parroco, attento interlocutore), i figli non arrivavano. Fu il suddetto parroco a suggerire che la coppia si unisse al gruppo di preghiera ‘Amici del Redentore’, vedendo un po' se forse, incentivando la frequentazione religiosa, si potesse fare qualcosa per "allargare il gregge". E Gesù rispose: la sua Luisa, ormai ventiduenne, nacque solo un anno dopo. Fu grazie a questa meravigliosa creatura che Egildo riuscì a restare ancorato alla realtà che si era frantumata in mille pezzi quando suo fratello Alberto perse la battaglia contro il tumore ai polmoni. In tutto erano stati tre anni di sofferenza, all'inizio la sorpresa, il diniego, la speranza, poi si cominciò con la chemio, i ricoveri, la chirurgia, ma non c'era nulla da fare e lo sapevano tutti.

Alcuni, in questo avrebbero trovato una ragione sufficiente per rinnegare o almeno mettere in dubbio l'efficacia della preghiera. Egildo invece no: nella tragedia della morte del fratello aveva trovato conferma che era solamente nel totale abbandono al Divino che avrebbe potuto trovare una giustificazione al quotidiano.

Alberto ed Egildo erano gemelli; identici. Se non fosse stato che Egildo esercitava una meticolosa attenzione nel radersi quotidianamente mentre il fratello portava una lunga barba incolta, sarebbero stati indistinguibili. Ma le similarità si fermavano lì. Egildo era affidabile, tenace e motivato. La sua grande passione? Il pallone. Alberto invece; un ribelle sognatore e fatalista. Eppure nonostante una visione della vita radicalmente opposta i due fratelli erano stati inseparabili. Finché arrivò il tumore che se lo portò via.

Passò il tempo, che cura anche se non fa necessariamente guarire. Dopo aver lavorato per anni come socio presso un gruppo notarile, Egildo decise di mettersi in proprio. Aprì uno studio in Corso Palestro, nel salotto buono della città e presto arrivarono clienti tra i più affluenti. Seguì l'acquisto dell'appartamento in centro, così bello e comodo, a due passi dalla Curia, con vista sui giardini, e poi la casa in montagna per scappare dal caldo. Sì, c'era poco da lamentarsi: in Gesù, Egildo aveva trovato un amico fidato.

Questa certezza, però, veniva ogni qual volta turbata dagli eventi internazionali; un mondo nuovo che il notaio stentava a capire, come se nuvole nere e minacciose tracciassero ombre scure sul suo, altrimenti sereno, orizzonte. Problemi veri, pensava Egildo accelerando il passo, come quello degli omosessuali: non passava mese quasi, senza che un altro governo in giro per il mondo non cadesse vittima delle loro pressioni e distorsioni. I valori della famiglia tradizionale attaccati su tutti i fronti. Sembrava quasi che gli unici a cui interessasse difenderli, questi valori, fossero i componenti della sorridente brigata composta da Chiesa, Russia e Stato Islamico e quest'ultimo non era il massimo in quanto a relazioni pubbliche. E poi i giovani; non ne parliamo neanche, i giovani: non gliene fregava più niente di niente, certo con eccezioni, per fortuna. Tra queste gli amici del gruppo adolescenti ‘Giù le mani dagli Innocenti’ che già gli avevano confermato la presenza al silenzioso presidio in serata. Sabrina l'aveva rassicurato che ci sarebbe stata anche lei; un altro segnale propizio visto che durante le due ultime radunate si era dovuta assentare. Peccato che Luisa fosse a Padova a studiare, sarebbe stato bello: tutti e tre insieme, in piedi. Una famiglia unita per la difesa della famiglia.

Già bastava il solo pensiero di quei poveri bambini con due mamme o due papà, affinché la brutta eruzione cutanea sul collo si infiammasse e cominciasse a bruciare come se del sale fosse stato gettato su ferite aperte, ci vollero due Ave Maria con un Padre Nostro buttato lì per buona misura per portare la situazione sotto controllo. Il medico glielo aveva detto:

«Signor Egildo, lei si deve calmare, deve imparare a lasciarsi andare un po', perché adesso è il collo, ma un giorno potrebbe essere il cuore e con il cuore non basta neanche l'Ave Maria!» Egildo, che aveva ascoltato il dottore blasfemo con attenzione mista ad incredulità, andò là dove lo portò il cuore e cambiò medico, scegliendone uno consigliato da Paolina del gruppo ‘Amici del Redentore’. Da lì in poi le Ave Maria vennero prescritte come gli antibiotici: generosamente, anche a rischio di ridurne l'efficacia. Raggiunta Piazza Moretto, il signor Belluomo salutò alcuni degli amici che aspettavano che la chiesa aprisse i portoni. Due parole veloci, alcuni volantini passati per mano per il raduno della serata ed infine il gregge venne chiamato a raccolta. Dopo mezz'ora o poco più Egildo uscì dalla chiesa con il fuoco sul collo spento per concessione divina, la mente cullata dal rituale canonico ed una rinnovata fiducia nel fatto che, quella sera, il diavolo Gender sarebbe stato scacciato come il Serpente da San Michele ed il Drago da San Giorgio. Sì, Egildo Belluomo doveva davvero considerarsi fortunato.

Poco sapeva che da lì a poco sarebbe morto.

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