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Una storia di GiuliaR

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Le stesse cose di sempre

Pubblicato il 04 dicembre 2017 in Fantascienza

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Sono sul divano della mia nuova casa.

Non è troppo comodo, ma cerco di farmelo andar bene.

In fondo la mia camera è grande, affaccia in piazza Dante e per quello che pago di affitto ne vale la pena. Questa sera è venuta a trovarmi una vecchia amica. Risale agli anni del liceo, era la mia compagna di banco.

Ha bussato alla porta alle 16:00 circa, insomma all'orario in cui si prende il caffè.

Lei però ha portato una bottiglia di vino rosso. Mi ha detto che avebbe voluto portare dei dolci, ma che siamo pure sotto Natale quindi entrare nelle pasticcerie è davvero una tortura. Le cose qui a Napoli alla fine non sono cambiate così tanto. Nonostante la mano artificiale che ha sostituito quella dell'uomo anche nella più antica delle botteghe, un buon caffè e una buona sfogliatella creano sempre file sostanziose di turisti.

Non ci vedevamo da un pò, forse da qualche anno. Nemmeno troppi alla fine. Però le cose cambiano assai frequentemente, quindi abbiamo avuto modo di colmare ogni potenziale pausa di silenzio.

Mi ha raccontato che adesso lavora in un'azienda a Bagnoli che progetta tipi di prototipi (non ho capito nemmeno troppo bene di che genere, poi domani mi avrebbe mandato il link del suo sito web dove troverò tutte le spiegazioni). E ringrazia sempre questo benedetto progresso tecnolgico che le ha trovato un posto di lavoro.

Abbiamo ricordato di quando finimmo l'università e del futuro che a quel tempo ci spaventava parecchio. Del lavoro che non si trovava nemmeno per sbaglio. Magari si trovava pure, ma con uno stipendio minimo che a stento riuscivi ad arrivare a fine mese. Invece oggi lavoriamo quasi tutti.

Abbiamo parlato del più e del meno, degli anni del liceo, delle storie d'amore, degli amici che poi non abbiamo visto più.

Abbiamo riso dell'immagine catastrofica che avevamo in testa riguardo la nuova era tecnologica che stava per arrivare.

Dell'intelligenza artificiale che avrebbe preso il sopravvento, della perdita dei rapporti umani...

Insomma l'immagine della società nella quale ci saremmo ritrovate sembrava non potesse portare con sè nulla di buono.

Invece, quando l'immagine che avevamo in testa si è rivelata una distopia, abbiamo tirato un respiro di sollievo.

"Sarà stata colpa dei troppi film fantascientifici che abbiamo guardato quando avevamo poca voglia di studiare."

Mi ha chiesto di Giulio e Paola, i miei genitori.

Le ho detto che finalmente stanno bene e che sono riuscita a sottrargli ore e ore di lavoro grazie all'azienda con la quale collaboro io invece.

Mi occupo di un progetto che ha come scopo quello di sostituire la forza umana con quella artificiale.

Propongo alle aziende di investire sulle macchine, sostituendo i dipendenti con esse.

"Quindi tu mandi i dipendenti a casa?"

Le ho spiegato che è proprio questo il bello.

Gli operai anzichè distruggersi in fabbrica, non fanno altro che programmare il loro Robot da casa che svolge il lavoro al loro posto. Un modo che permette pure di scavalcare quelle barriere che si creano con la famiglia. Perchè si sa che un operaio lavora in fabbrica notte e giorno e il tempo per godersi gli affetti non ce l'ha.

Prima ancora che potesse pormi la seconda domanda (quella che mi fanno di consuetudine e cioè: "e lo stipendio?") , le ho spiegato gli operai vengono pagati lo stesso e che semplicemente possono evitare di rompersi la schiena sul posto di lavoro.

Il mio progetto alla fine le è piaciuto parecchio e mi ha suggerito un pò di idee che prenderò in considerazione.

Tra una chiacchiera e un'altra è arrivata l'ora della cena.

Abbiamo avuto la geniale idea di mischiare acqua e farina e mettere su la pasta della pizza, come facevamo la domenica sera di vent'anni fa.

Nonostante c'è M-83 che l'avrebbe fatta al posto nostro (e magari l'avrebbe fatta anche più buona), per questa sera abbiamo preferito spegnerlo e sporcarci le mani di farina e i vestiti di sugo che bolle.

Nonna alla fine me lo diceva sempre.

"Se non ti sporchi la pizza non viene buona!"

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