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Una storia di Pierpa0l0

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Like a Rolling Stone

Analisi di uno dei più grandi pezzi della storia della musica.

Pubblicato il 30 marzo 2016

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Premessa

L’arte, vettore di bellezza ed emozioni, non si crea e non si distrugge ma si modifica nel tempo.

La Poesia “Pura”, da una cinquantina d’anni a questa parte, ha lentamente ceduto sempre più posto nel cuore degli appassionati alla “cugina” Musica.

Quest’ultima adempie al meglio l’intento comunicativo ed emozionale di una prosa grazie al coinvolgimento di più sensi (oggi anche il “video” assume un’ importanza non marginale in un componimento).

Essa è in grado di rilassarci e distenderci i fragili nervi, costantemente messi a dura prova, o al pari, di sortire l’effetto di una siringa di adrenalina dritta al petto (Pulp Fiction docet).

La Musica è bella perché non ne controlliamo gli effetti che sembrano dare ragione a chi, migliaia di anni fa “suonava” da una caverna ritmi istintivi e selvaggi per accorciare le distanze “uomo-divinità” ed a chi lo ricerca oggi, in combo con un paio di Ceres ghiacciate.

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Introduzione

La canzone è lunga ed apparentemente chiara nel raccontare la storia della vita di una donna, disegnata come “miss solitudine” dall’artista, lasciando veramente molto all’interpretazione dei più attenti sognatori.

Quelle che seguono sono le mie intuizioni, emozioni e considerazioni, figlie di ciò che bolle in testa di chi si trova dall’altra parte di schermo e tastiera da cui digitate e da cui vi invito a dare un contributo all’intreccio iniziato il 2 giugno 1965. Mettendo nero su bianco le vostre personalissime emozioni senza fronzoli, dovete unirvi a scrivere con me e rivoluzionare per l’ennesima volta la “Poesia Pura” che, dopo “musica” e “video”, trova nella “concatenazione di emozioni” tra Autore ed ascoltatore l’elemento che completa il prodotto artistico.

Era l’estate di 50 anni fa, si era appena concluso un tour in Gran Britannia per Bob e la sua band. Il cantante, letteralmente stremato e sull’orlo di una crisi di nervi, prosciugato da droghe e ritmi scatenati, decide di ritirarsi a vita privata in una casetta di un amico a Woodstock. Con lui c’era Sara Lownds, di li a poco Sara Dylan, a sostenerlo nel delicatissimo momento in cui l’idolo delle folle sembrava volersi “dimettere” da Rock Star. Nonostante gli sforzi, non migliorarono di molto le abitudini dell’artista che continuando ad alimentare depressione e senso di autocommiserazione, si sentì, com’egli stesso dichiarerà in seguito, “vittima”di qualcosa di sovrannaturale che lo portò a “vomitare” 20 pagine di racconto, principio di un suo presunto libro (Tarantola), poi riassunte in 6.06 min di capolavoro, pubblicata il 20 Luglio dello stesso anno (1965). Lo stesso Bob su un’altalena di emozioni, sospinto dalla solennità della sua opera affermò: “Improvvisamente capì che questo era ciò che dovevo fare”...“Nessuno ha mai fatto niente del genere” O, per essere più chiari su quello che intendeva; “Prima d’ora, nessuno aveva mai scritto canzoni”.

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Traduzione

Testo:

Una volta vestivi così bene, gettavi una moneta ai mendicanti nel fiore dei tuoi anni, non è vero?

La gente ti avvisava "attenta ragazza! Sei destinata a cadere "Tu pensavi che stessero tutti scherzando, eri solita ridere di tutti quelli che tentavano di rimanere a galla, ora non parli così forte.

Ora non sembri così superba nel tuo dover elemosinare il tuo prossimo pasto.

Come ci si sente? Come ci si sente? Senza una casa.

Come una completa sconosciuta. Come una pietra che rotola?

Sei andata alle scuole più prestigiose, tutto ok signorina solitaria ma sai che ti piaceva solo ubriacarti!

Nessuno ti ha mai insegnato come vivere per la strada ed ora dovrai abituartici. Dicevi che non saresti mai scesa a compromessi con il vagabondo misterioso ma adesso ti rendi conto che lui non sta vendendo alcun alibi mentre tu fissi nel vuoto dei suoi occhi e dici "ci mettiamo d'accordo?"

Come ci si sente? Come ci si sente? Senza una casa.

Come una completa sconosciuta. Come una pietra che rotola?

Non ti sei mai voltata intorno per vedere lo sguardo aggrottato dei giocolieri e dei clowns. Quando tutti loro facevano trucchi per te non hai mai capito che non è bello lasciare che altri ti divertano.

Eri solita andare sul cavallo cromato con il tuo diplomatico che portava sulla sua spalla un gatto siamese.

Adesso è dura dal momento che ti sei accorta che in realtà non era come ti diceva dopo che ti ha portato via tutto quello che poteva rubarti.

Come ci si sente? Come ci si sente? Senza una casa.

Come una completa sconosciuta. Come una pietra che rotola?

La principessa sul campanile e tutta la gente carina sta bevendo e pensando che ce l'hanno fatta e si scambiano tutti preziosi regali ma tu faresti meglio a prendere il tuo anello di diamanti. Faresti meglio ad impegnartelo "babe". Eri solita ridere del Napoleone in stracci e del linguaggio che egli usava. Và da lui ora, ti sta chiamando non puoi rifiutare quando non possiedi più nulla. Non hai nulla da perdere, sei invisibile ora, non hai segreti da nascondere.

Come ci si sente? Come ci si sente? Senza una casa.

Come una completa sconosciuta. Come una pietra che rotola?

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All’inizio, la musica assume una tonalità quasi trionfale e lontanamente liturgica ad accompagnare le prime parole del testo che sono: ”Once upon a time..” (C’era una volta); questo connubio parole e note tiene il gioco all’autore che sembra canticchiare l’inizio di una favola da intonare tutta d’un fiato per evitare di scoprirsi troppo, con l’intento di celare l’inghippo che rende questo pezzo più di una semplice canzone.

Ecco che il “raggiro”, impacchettato dal cantante, si consolida, Dylan sembra rivolgersi ad una donna caduta in rovina. I modi in cui si esprime sono bruschi e spocchiosi, degni del peggior parcheggiatore abusivo che dice: “capo, 2 euro a piacere”, riassumibili in un semplice quanto amaro “Te lo avevo detto”.

Se non ci fossero nodi da sciogliere, rimarrebbero “solo” i versi da gustare per la loro valenza poetica. Qui si parla di Bob Dylan ed assistiamo ad una magia analoga a quella della sua fisarmonica che completa e da un senso a tutti gli altri strumenti stravolgendone l’interpretazione, quando, riconsiderando il destinatario, immaginiamo di trasformare il contenuto del testo, da messaggio rivolto ad una donna a messaggio rivolto a se stesso.

Tutti i tasselli del puzzle artistico trovano il loro posto, la musica e la voce graffiata non hanno più la forza di nascondere “l’uomo” Bob Dylan che si mette a nudo agli occhi di tutti dipingendo tutta l’amarezza delle sue scelte sbagliate, la spensieratezza e l’ingiustificato oltre che non afferrato a pieno senso di onnipotenza che ha caratterizzato la sua gioventù, tipico della giovane età in generale.

Il cantante inoltre racconta tutto il disprezzo verso ciò che la vita talvolta ci “costringe” a fare quando urla rammaricato “..make a deal”, riferendosi, nella metafora presunta della ricca signora che vittima della sua stessa incapacità, una volta caduta in disgrazia da un marciapiede propone “accordi” ad i passanti, vendendosi per qualche soldo. E’ così che trovano senso le sue dichiarazioni (Nessuno ha mai fatto niente del genere), spiegandosi in una presa di coscienza dell’uomo, che non si vede più come idolo nel senso piatto e vuoto del termine ma vuole elevarsi a guru, esempio di coscienza per i suoi seguaci.

“How does it feel?”, ripetuto ben 2 volte con il tono di chi sa perfettamente la risposta ed avverte quel disperato bisogno, che accomuna le più grandi personalità di sempre di “condividere” la propria esperienza e di mettere in guardia l’interlocutore innescando una riflessione profonda ed intima.

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A questo punto siamo nel nocciolo dell’elaborato artistico ed ogni parola ascoltata (e tradotta) dall’ascoltatore lascia l’impressione di essere già nella propria testa sotto forma di brivido di paura, la magia si palesa nel momento in cui non solo ci sembra di aver già pensato quelle parole, ma di averlo fatto avendo immaginato anche quella fisarmonica in sottofondo, facendoci sentire quasi derubati.

Dopotutto noi comuni “babbani” siamo così… ci emozioniamo nell’ascoltare qualcuno in grado di dar voce ai nostri pensieri. In conclusione , come ogni favola che inizia con il fatidico “c’era una volta”, il brano svela il suo messaggio più profondo e nascosto sotto forma di invito a godere del proprio tempo impiegandolo al meglio ed a rispettare il prossimo, che appare l’unico vero modo per rispettare se stessi.…Il risultato è semplicemente da BRIVIDI e vi rinnovo l’invito ad accedere ad intertwine (o di iscrivervi se ancora non lo avete fatto) e di partecipare all’intreccio scrivendo la parte dedicata all’ ELABORATO, per ciò che comunica e le emozioni che trasmette secondo voi…

Buona storia.

Pierpaolo Di Lorenzo.

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Tra Bob Dilan e Mina, io pietra rotolante negli anni dell’adolescenza.

Certo, Bob Dilan ha rappresentato una generazione che cambiava, come i Beatles o i Rolling Stone, che appunto hanno ispirato queste fantastiche parole.

Il mio mondo cominciava appena ad aprirsi alle mutazioni generazionali e a quelle della della musica, ero ancora troppo giovane per comprendere a fondo i loro messaggi.

Tuttavia, istintivamente, optavo per testi un po’ più profondi, che significassero qualcosa di speciale per l’anima, che fossero una condivisione di se, del proprio stato d’animo, ecco perché intreccio la mia storia, con quella tanto egregiamente narrata, per esprimere le miriadi di sfumature che la musica ci può regalare, tanto generosamente.

Anch’io ero una pietra che rotola, ma non lo sapevo riconoscere, non mi ponevo ancora quelle domande a cui non trovi mai risposta appagante.

Mi trovavo al mare con mia mamma e mio fratello… evento straordinario, visto le rare volte che potevamo stare insieme.

Dodicenne io e quindicenne lui, ci aveva raggiunte ad Alassio, dove soggiornavo con mamma, per fermarsi qualche giorno con noi.

Sì, perché essendo i miei genitori separati, lui era rimasto a vivere con la nonna paterna, per necessità o per scelte che non ho mai compreso a fondo.

Quella mattina, in quella stanza d’albergo, accadde un episodio davvero raro, anzi unico; ci sdraiammo entrambi nel letto, accanto a mamma. Scherzosi, cominciammo a deriderla, scimmiottando la sua inflessione di donna dalle origini russe.

Io, abituata insieme a lei, ad ascoltare musica di tutti i generi, classica e lirica, avevo iniziato a provare una particolare simpatia per alcuni brani di musica leggera.

Ne sentivo quotidianamente la necessità, colmava la mia solitudine, mi faceva stare bene.

«Che ne sai tu di musica!» mi canzonava Francesco.

«Certo che ne so, canto anche…» risposi infastidita.

Da tempo avevo preso l’abitudine di memorizzare le canzoni e cantarle mi piaceva un sacco. A scuola chiedevano spesso che mi esibissi, ero intonata e ricordavo tutte le parole dei testi.

«Sentiamo allora, canta qualcosa di attuale..» mi spronò lui, piuttosto scettico.

Io ero già diventata rosso purpureo prima di iniziare: mio fratello mi metteva una soggezione pazzesca.

«Su, fai sentire come canti bene, non fare la sciocca. » m’incitò mamma.

Pensai velocemente a una canzone che fosse attuale, visto che Francesco credeva cantassi solo quelle dell’oratorio.

Avevo iniziato ad apprezzare le canzoni di Mina, mia preferita da allora.

“Il cielo in una stanza” uscita da pochi mesi, stava riscuotendo grandissimi successi e ne conoscevo il testo alla perfezione.

Tuttavia non avevo mai provato a cantarla da sola, avevo un gran batticuore e non riuscivo a emettere un suono.

«Vedi che non sai niente? Non sai cantare..!» mi prese in giro ancora Francesco.

Feci scorta di coraggio e di fiato e intonai… “quando sei qui con me… questa stanza non ha più pareti ma, alberi….alberi infiniti, quando tu…sei vicino a me, questo soffitto viola no, non esiste più, io vedo il cielo sopra noi…che restiamo qui…”

«Però, la mia sorellona canta davvero: brava, non ci credevo.» un lusinghiero apprezzamento che lenì le mie ansie da debutto.

Da allora mi è rimasta dentro, come un marchio di famiglia, un ricordo bellissimo e indelebile, che a volte, ricordandolo, mi consente di respirare un attimo di assoluta felicità.

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“Like a Rolling Stone è più di una canzone. E’ qualcosa che oppone resistenza a chiunque cerchi di suonarla, è come se avesse un corpo e un’anima, tante erano le cose che Dylan cercava di dire, e tale la passione che lo animava”.

E' un brano capace di cambiarti la vita, e che nel corso dei suoi 50 anni ha influenzato il rock in maniera determinante. Senza Like A Rolling Stone probabilmente non ci sarebbero stati i Beatles lisergici e gli Stones agguerriti di Let It Bleed e Sticky Fingers, ma soprattutto non ci sarebbero stati autori come Springsteen, Mellencamp, Petty, e tutta la wave del mainstream rock anni settanta, che a più riprese ha dichiarato il suo amore incondizionato verso questo brano spartiacque.

Per la rivista Rolling Stone, Like a rolling stone è stata la canzone del secolo, mentre il critico e musicologo Greil Marcus le ha dedicato addirittura un intero volume.

Sei minuti e undici secondi per iscrivere un brano e il suo compositore nella storia del rock e del pop. Dylan lancia un guanto di sfida alla musica pop e al mondo e lo fa con una inusuale consapevolezza, se si considera la sua giovane età: aveva soltanto ventiquattro anni durante la registrazione del brano.Rivisitata da Jimi Hendrix, David Bowie, Rolling Stones, Bruce Springsteen, Patty Smith, John Mellencamp e Green Day.

“Suonava come se qualcuno ti avesse aperto a calci la porta della mente” disse Bruce Springsteen. Anche Hendrix era un grande estimatore di Dylan e specialmente di Highway 61 Revisited, tanto da riproporre il brano in una rigorosa veste bluesy. Martin Scorsese, che nel 2005 realizzerà lo splendido documentario No direction Home, sul Dylan 62-66, si sofferma molto sull’importanza del brano e sulla sue esecuzione durante l’estenuante tour 65-66, ricordando che Dylan troverà il tempo per incidere un lp come Blonde On Blonde.

Era il 15 giugno del 1965, Dylan cominciava la sua sessione di registrazione negli studi della Columbia di New York. I Beatles avevano cambiato il mondo in cui lui e la sua generazione vivevano, e Dylan li percepiva come una sfida, uno stimolo.

È bastato un giorno e la prima versione di "Like a Rolling Stone" è stata quella che il mondo ha conosciuto e che da allora molti musicisti hanno provato a ri arrangiare. Ricordiamo anche la breve versione valzer contenuta in Bootleg Series I-III del 1991 Degna di nota sono anche la versione contenuta nel live del ’74 eseguita da Dylan and The Band in Before The Flood e la storica versione di Manchester ’66 erroneamente conosciuta per trent’anni come la Royal Albert Hall versionPunti di forza del brano sono il sound innovativo dell’organo suonato da Al Kooper, con uno stile fin qui inedito, la chitarra di Mike Bloomfield aggiunge toni grotteschi e fraseggi lancinanti, l’uso della sezione ritmica appare differente.

Si parla di tecniche armoniche e melodiche ispirate al barocco e ai canti madrigali per quanto riguarda il suono del basso, mentre la parte di batteria è qualcosa di inedito come dice il musicologo Franco Fabbri. Provocatorio e innovativo, dissacrante e concettuale.

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