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Una storia di sugarkane

Questa storia è presente nel magazine Le canzoni fanno male

Je ne regrette rien

Non chiedeva altro, soltanto amore, perciò ripeteva spesso "amo chi siamo" (ispirato al brano "Amo chi siamo")

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Pubblicato il 29 maggio 2018 in Storie d’amore

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Si erano trovati faccia a faccia dopo diversi anni e sembrava che il tempo non avesse cambiato nulla. Una strana sensazione, però, si stava insinuando tra di loro: all'improvviso credevano di non conoscersi più, di doversi riscoprire dal principio. Qualsiasi cosa fosse successa da quella sera in poi, dunque, lei non l'avrebbe presa troppo seriamente e se avesse dovuto dirgli addio, non ne sarebbe stata sorpresa.

Si vedevano di nascosto, per non destare troppi sospetti, e si piacevano anche di più - così liberi di essere se stessi senza fingersi altro. Nessuno dei due amava la propria vita, il ripetersi quotidiano dei medesimi ritmi e delle solite abitudini ormai collaudate. Insieme, però, durante le lunghe passeggiate pomeridiane in città sempre diverse, scoprivano nuovi orizzonti, nuovi vicoli in cui perdersi ad osservare cascate di edera verde scendere dai balconi delle case. Andavano spesso al mare - la prima località abbastanza vicina da raggiungere in auto sarebbe stata la meta perfetta - per camminare sulla sabbia e lasciare che la risacca bagnasse loro le caviglie e il rumore del centro abitato lontanissimo e rarefatto confondesse e viziasse ogni cosa.

L'unico luogo in cui potevano rimanere da soli era la stanza numero 85 di un freddo motel all'angolo di una via senza uscita. Per quanto potesse apparire un po' squallido dall'esterno, la loro camera si rivelava poi più accogliente del previsto: non che ci dovessero passare l'esistenza, bensì il tempo necessario per ritrovarsi davvero, baciarsi e stringersi senza paura di essere scoperti. Lui seguiva con la punta delle dita le curve delle sue spalle e della schiena, la sfiorava quasi col timore di poterla spezzare; aveva una pelle incredibilmente chiara, avrebbe potuto contare con precisione le vene sui dorsi delle mani. La donna lo guardava spesso negli occhi, così scuri e profondi, non voleva perdersi neanche per un istante ciò da cui era rimasta lontana troppo a lungo. Quando le loro labbra si univano di nuovo, entrambi sentivano i battiti del cuore aumentare, come se fossero stati colpiti l'uno dall'altro e ne avessero tratto maggiore forza.

Una notte, di ritorno in macchina alla solita vita di sempre, non molti minuti prima di salutarsi a chissà quale altra occasione, l'uomo le aveva un po' incoscientemente confidato di aver avuto da lei proprio quello che l'altra non sapeva più dare. "Da te vorrei solo sincerità" aveva pensato lei, ma si era trattenuta dal dirlo perché sapeva di essere parte in causa della menzogna in cui vivevano. Lo guardava guidare riflettendo su quanto le piacesse quando erano libera di essere se stessi, senza dover interpretare l'innocua parte degli amici da una vita. Amava gli sguardi che le regalava quando si trovavano in un luogo affollato e nessuno avrebbe dovuto sapere, quasi a ricordarle che si sarebbero rivisti presto; oppure il modo in cui le accendeva la sigaretta - con un accendino che portava con sé apposta nonostante lui non fumasse - o ancora il brivido di sorridersi furtivamente in un gruppo di persone, magari in presenza anche dell'altra donna. "Je ne regrette rien" gli aveva scritto una sera su un pezzo di carta che aveva infilato di nascosto nella sua tasca della giacca, durante una cena tra amici, allontanandosi poi come se non fosse successo nulla di eccezionale.

Alcune volte, però, la donna sentiva il bisogno di essere guardata negli occhi, di farlo perdere dentro di sé e il proprio mondo più di quanto non riuscisse a dimostrarglielo. Avrebbe preso la forma che meglio gli fosse andata a genio pur di rendersi più simile a lui e per questo amata in misura maggiore.

Non chiedeva altro, soltanto amore, perciò ripeteva spesso amo chi siamo.

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