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Una storia di scappagian

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mal di finale

da perno a dinamite

Pubblicato il 10 gennaio 2018 in Altro

Tags: calcio adoloscenti vittorie sconfitte sport

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Erano anni che sognavano la finale del torneo, sudata, voluta, desiderata da tutti...

giunsero a guardare la partita anche chi non era mai stato al comunale di Chiesanuova a tifare per la squadra del proprio quartiere. Si cari amici, la squadra di Chiesanuova era famosa nei corridoi della provincia per essere una di quelle compagini destinata male. Tutti "giargia" si diceva in giro. Bhe non proprio tutti, e anche se lo erano in gran parte, lo stesso valeva...erano tutti amici da molto...dai tempi della materna, quando iniziarono a tirare i primi calci alla sfera di cuoio. Ognuno di loro aveva delle qualità naturali, era poco il merito del Mister. La gavetta calcistica questi ragazzini l'hanno assorbita nel campo sotto casa, all'oratorio, nei corridoi di scuola... Il portiere ad esempio, parente alla lontana di un vecchio difensore di A ma che nessuno ricordava, c'era il terzino...origini russe, lo si vedeva subito in campo da come si faceva valere spalla a spalla. Anche la punta non era male, mancino naturale e un coraggio sotto porta che non aveva rivali, sempre a metterci lo zampino alla ricerca del gol... Ma la differenza la faceva senza dubbio lui...il regista della squadra. Si amici lettori, avete capito bene...il regista. Fin da piccolo voleva solo il 10 e solo "dio" conosce la potenza di quel numero sulla maglia. Il "dio" del calcio si intende. Scaltro e rapido di movimenti, sapeva sempre dove destinare la palla. Era impossibile portargliela via da sotto...solo un fallo poteva fermare la discesa verso la porta quando la puntava.E che aperture...ogni amico smarcato veniva servito alla perfezione per poi magari concludere il triangolo e destinare la palla nel angolo remoto dove il portiere riesce solo a guardarla entrare. Nonostante le buone prove però, non erano mai riusciti ad arrivare in finale del più ambito torneo provinciale. La squadra ruotava intorno al 10 come una ruota gira sul suo perno, e in quel torneo quanta strada aveva macinato questa ruota. Una dopo l'altra le squadre avversarie erano state eliminate dalla scena e arrivando in finale si consumò la piccola tragedia. Al regista, fino a quel momento direttore d'orchestra, venne il cagotto...letteralmente parlando se la fece nelle braghe. La tensione, l'emozione di poter finalmente sollevare la coppa dei primi ed essere sollevato anche lui stesso come trascinatore ufficiale gli costò cara. Chiese il cambio al Mister che, sconsolato di fronte a quel ragazzino che con gli occhioni gonfi chiedeva di poter essere sostituito non esitò un istante e fece entrare l'unica riserva. La squadra non riuscì a superare l'impatto che la mancanza del 10 aveva creato e un gol nel primo tempo e uno nel secondo decisero la finale a favore degli avversari. I festeggiamenti amari del secondo posto turbarono l'ambiente ma misero anche le basi per un lavoro psicologico da fare al piccolo campione, bisognava adesso istruire il regista a supera il gradino delle emozioni per diventare uomo e affrontare le avversità e le prove di ogni giorno.Fortunatamente quella non fu l'ultima finale ma mi permetto di affermare che è stata l'unica partita che ha insegnato qualcosa.

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