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Una storia di Gjoe_S

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Mondi perduti

Dopo la Terra

Pubblicato il 11 settembre 2017

“Le cose brutte non sono le cose peggiori che possono capitarci. Il Nulla è la cosa peggiore che possa capitarci.”

Richard Bach

Tanto tempo fa, quando D’Jià era ancora giovane, andò da suo padre D’Ktel, e lo pregò di farlo diventare un Genitore.

- Figlio mio – disse D’Ktel – quello che desideri richiede responsabilità ma soprattutto esperienza.

Allora D’Jià s’infuriò e manifestò tutta la sua gelosia per U’Bdas, figlio di U’Lem:

- Lui, di poco più anziano di me, è già Genitore e può portare la sua Fa’Tmam a passeggiare tra i pianeti lussureggianti da lui generati.

Allora D’Ktel capì il motivo di tanta giovanile irruenza. Il ragazzo era innamorato. Decise di non lasciarlo soffrire e portandolo al confine tra gli Universi gli donò uno spazio-tempo per inserirvi una piccola Galassia di Base Tria.

– Ecco figlio mio, fanne buon uso. Non permettere a nessuna emozione d’interferire durante la Creazione: diventare Genitore richiede equilibrio e stabilità, altrimenti si genera solamente il Caos!

D’Jià si dedicò anima e corpo al progetto ma quando la sua opera finì, dovette ammettere che non aveva niente di più attraente del Generato di U’Bdas. Allora chiamò suo padre e gli chiese di aiutarlo, ma D’Ktel si arrabbiò e lo redarguì aspramente:

- Sii soddisfatto e non andare oltre: controllati, non superare i limiti! A noi non sarebbe permesso generare anche gli Animati. Essi devono essere figli di un processo spontaneo, che avviene solo in casi rarissimi. Creare un Animato in un semplice Generato è un peccato, una maledizione, che genererebbe solamente il Caos. Quindi fermati adesso, non permettere all’emozione dell’invidia di prendere il sopravvento!

Ma D’Jià non obbedì. Nascostamente raccolse con l'inganno Anime Pure tra le Stelle Fisse ed in gran segreto le innestò in alcune delle Creature del Generato, rendendole poi immemori, con un processo ottenuto tramite la potenza del fulmine, in alcuni Animati che aveva ri-Generato, spezzettando e martoriando pezzi della traccia vitale di altri.

Da quella scellerata manovra nacque un nuovo Animato, instabile, a tratti preda della follia, quasi sempre infelice e a spesso aggressivo e per questo pericoloso per i suoi stessi simili.

D’Jià, preso dal rimorso, andò a nascondersi lontano e la sua sventurata Galassia si perse nell’infinito molteplice degli Universi.

“Tavola delle stelle e dei pianeti”. Origine: sconosciuta. Epoca: non databile. Base: Tre + T variabile

Origine.

Sembrerebbe una leggenda. È stata rinvenuta su una delle tavolette, composte di un materiale sconosciuto, durante le esplorazioni interstellari della Missione Ultima Thule, su di un pianeta di una Galassia a Base Tre.

Mistero assoluto sugli autori e sull’origine. Anche la lingua in cui è stata scritta sarebbe completamente sconosciuta, non trovando nessun riscontro in alcun documento della storia della nostra conoscenza, se non fosse per un particolare algoritmo numerico di decodificazione, tracciato ai bordi della tavoletta iniziale. L’interpretazione e la traduzione nella nostra lingua sono risultate non solo possibili ma addirittura facili. Anche per esseri non particolarmente dotati di grande intelligenza.

L’altro mistero che avvolge questi manufatti è che la stessa leggenda, o almeno una con caratteristiche molto simili, era già venuta a conoscenza di un etnologo-esploratore della Nuova Zelanda, che negli anni ’20 l’aveva riscontrata nella tradizione orale di un popolo Maori. Gli era stata narrata da uno Sciamano. Un pigmeo di un metro e venti che avrebbe potuto forse tramandare altre storie se non fosse stato ucciso dalla stupidità di un cacciatore bianco, in vena di macabri trofei.

I quattro astronauti, ai quali una vocina metallica proveniente da uno strano manufatto aveva raccontato la leggenda, ne erano rimasti colpiti. La piastra con l’anello aveva perfino rivelato il nome del pianeta: Gliese e precisato la semplice utilizzazione dell’algoritmo.

Per non essere considerati dei visionari che avessero preso una classica cantonata, al primo contatto con la sede TPF1, avevano dovuto precisare ogni passo della scoperta e della relativa semplicità della traduzione.

Era evidente che quella storia, con quegli strani nomi, fosse il tipico, ennesimo racconto su Dei e Creato. Ma quando la stessa versione la ritrovi su due pianeti

che distano tra loro vent’anni luce, allora una base di verità ci dovrebbe essere

e la perplessità diventa sgomento.

Terrestrial Planet Finder

Nel 2020, il figlio di uno scienziato che lavorava ai supermagneti, accompagnò il padre al lavoro e, bighellonando tra i banchi, ebbe la simpatica idea di lasciar scivolare del mercurio tra due campi di forza: si formarono cinque palline. Erano sospese nel vuoto e formavano un pentagono regolare.

Il piccolo salì sul banco e infilò la mano al centro della struttura tremolante. La mano sparì, allora lui si fece avanti e sparì a sua volta.

Ricomparve, per fortuna, nella toilette di un Supermercato a 35 miglia da li.

Nel 2050, cinque astronavi al mercurio, partivano dalla Terra alla ricerca di uno spazio vitale per il futuro.

Al gruppo Dad era toccato, Gliese, terzo pianeta di un sistema sito in Bilancia.

La loro nave percorse venti anni luce in soli due mesi e ora erano sul primo pianeta da visitare. L'ultima Thule, per il pianeta Terra... Leda, l'antropologa, era l'unica donna a bordo del Dad. L'accuratezza con cui cercava di nascondere la sua femminilità non bastava: bruna, alta, sottile ma estremamente forte.

Per fortuna gli altri occupanti della nave erano uomini maturi, nonostante questo, dopo due mesi, era difficile sfuggire al gioco di certi sguardi.

Ora avevano un problema: un vero rompicapo da risolvere, e l'attrazione fisica era assorbita dalla curiosità delle loro menti acute.

La missione era vitale per il futuro dell'umanità. Seduti in plancia, aspettavano

tutti il turno per confrontarsi sul proprio rapporto. Referente: il comandante, Derek.

- Il pianeta, così com'è, non è vivibile. Insomma, non permette una migrazione in massa. - era Koll, il microbiologo, ad avere la parola - i dati che ci hanno portato fin qui, si sono rivelati tutti abbastanza attendibili. La distanza dalla stella primaria è ottimale, la gravità buona, c'è persino, come previsto, una notevole quantità di ghiaccio, che potrebbe diventare acqua.

- Grazie all'acqua si potrebbe liberare ossigeno nell'atmosfera rarefatta, ma... - intervenne Leda, scoraggiante.

- Ma purtroppo la superficie di Gliese è completamente ricoperta di radioisotopi. – disse Thomas, l’ingegnere nucleare, il più anziano del gruppo.

Il comandante Derek prese allora la parola:

- Amici, vi prego, lasciamo il tono formale per i rapporti ufficiali: insomma

che idea vi siete fatti di questo benedetto posto? E come pensate che ci possa

essere arrivata quella targa incredibile? Cosa significa?

Allora Thomas disse: - Sinceramente? Io non credo che la targa ci sia stata portata, credo che l’abbiano posta gli abitanti di Gliese, se mai sono esistiti, magari un milione di anni fa... perché la radioattività, su questo pianeta, non è naturale! Questo pianeta ha subito un bombardamento atomico. Non so chi e nemmeno perché, ma tra poco saprò dirvi quando.

Anni Luce

- No, non è possibile. Siamo vittime di allucinazioni... o siamo in un film, oppure... - a Leda girava la testa.

Erano su Kepler-69, il terzo pianeta che aveva in orbita diametrale un gemello. Inquadrati entrambi attorno a un sole, nella costellazione del Cigno. La distanza da Terra era abissale, impensabile, li rendeva folli.

Si erano spinti a 2700 anni luce. Erano in viaggio da quasi 9 anni, i contatti con la base erano perduti da tempo. Adesso dubitavano di tutto, persino che ci fosse una Terra a cui tornare. E cosa avrebbero mai trovato? Quanti erano passati? Come su Gliese e su Kepler-62, un segnalatore a energia solare e mista, emetteva, da qualche milioni di anni, un flebile richiamo.

Scavando un po' sotto la polvere radioattiva, c'era la targa, la stessa, con gli stessi geroglifici e la sua unica possibile traduzione.

- Che gioco strano del destino è questo? - si chiesero appena dentro la nave. Derek poggiò affettuoso la mano sulla spalla di Leda

- Non lo so, ma di una cosa sono sicuro: è ora di tornare a casa, sempre se ne abbiamo ancora una.

Koll li aiutò a spogliarsi delle tute. Da qualche giorno se ne stava un po' sulle sue come se stesse rimuginando su qualche idea ma non ne aveva fatto parola, con gli altri.

Nessuno era particolarmente preoccupato, però. Cinque anni prima la tensione era arrivata al Top nella nave. Leda, aveva capito che non poteva più restare neutrale e che quattro anni di astinenza erano troppi anche per lei. Non era fatta di legno e poi aveva bisogno anche di uno sfogo sentimentale.

Così decise per il comandante Derek e stette insieme con lui. Spezzare gli equilibri si rivelò più drammatico del previsto. Thomas divenne intrattabile, poi una furia e, durante una lite furibonda, rimase ucciso, cadendo sul coltello che lui stesso aveva impugnato.

Dopo, sessualmente, avevano raggiunto un certo equilibrio, per fortuna.

A casa?

Il Dad era in orbita intorno alla Terra.

Sotto di loro il pianeta c'era ancora ma era difficile capire che fosse lo stesso che avevano lasciato quasi dieci anni prima: la civiltà era morta.

La Terra era distrutta; l'atmosfera, rarefatta e inquinata, e... non c'era più un solo essere umano vivo. La distesa color ruggine ricordava Marte.

Sul pianeta, mentre l'equipaggio percorreva migliaia di anni luce, alla ricerca di un possibile futuro, erano passati quasi 300 anni.

Meglio di quanto avessero sperato, ma a cosa fosse servito? Il pianeta era talmente radioattivo che il solo atterrarvi era impensabile.

Koll chiese la loro attenzione, erano due giorni che non parlavano. Erano stanchi, demotivati:

- Ho una teoria! E credo che sia abbastanza verosimile. - sedettero in plancia mentre Leda preparava una bevanda dalle alghe, l'unico alimento rimasto, poiché si riciclavano solo con l'acqua e le loro stesse scorie.

- Non so chi ci ha creato, non so se è vero che sia mai esistito un certo D’Jià, ma sono certo che qualcuno ci ha messo in questo Universo. Credo che siamo noi stessi, l'Animato, l’essere folle e disperato, di cui parla la leggenda. Pensateci: abbiamo visitato quattro pianeti che, grazie a calcoli perfetti, avrebbero potuto ospitare il nostro tipo di vita. Sembravano disabitati ma, grazie ai segnali emessi da quella strana targa, abbiamo scoperto che, in un tempo lontano, avevano ospitato la vita. Su quei pianeti c'era stata una civiltà, delle città, gli abitanti... ecco cosa penso: penso che, su quei posti, ci siamo stati proprio noi!

Voglio dire, l'umanità è già stata su quei pianeti, ed è arrivata sempre allo stesso tragico epilogo: il bisogno di trovare un nuovo pianeta, adatto alla vita umana!

Perché? Perché finiamo sempre negli stessi errori e l’unica soluzione cui siamo capaci di arrivare, alla fine, è l’autodistruzione. E così, tragicamente, abbiamo colonizzato e poi perduto, uno per uno, tutti i mondi colonizzabili. Tutti quelli con le condizioni ottimali per accogliere in nostro tipo di esistenza. La Terra era l'ultimo pianeta: adesso è finita!

I primi a contattare il Dad furono quelli del Volan, poi fu la volta del Castro, del Fuego e dell'Eva. Per una incredibile coincidenza, le cinque astronavi si ritrovarono in orbita tra la Terra e la Luna più o meno contemporaneamente.

Lily Corbett, comandante dell'Eva, comunicò alle altre navi che la sua missione era speciale. Infatti, avevano l’ordine, in caso di insuccesso delle ricerche di aprire una teca sigillata e leggerne le istruzioni, dettate centinaia di anni prima, da uno scienziato previdente: Kurt Geller, il padre del progetto.

La donna, commossa, lesse via radio le ultime istruzioni, dettate dalla paura e dalla disperazione.

"Amici, se state leggendo questo messaggio, allora vuol dire che la fine della Terra è venuta!" Il messaggio continuava con delle istruzioni del tutto inaspettate.

Proprio nel caso si fosse presentata questa tragica evenienza, era stata messa in orbita, intorno al pianeta una piccola base spaziale, la Venus, creata appositamente.

Nelle cellule ad animazione sospesa c'erano cento giovani. Belli, sani, non contaminati dalle radiazioni, provenienti da ogni parte della Terra.

Il messaggio

"Vi lasciamo questi semi: adesso sono nelle vostre mani, cari amici. Speriamo solo che saprete insegnare loro questa tragica lezione, speriamo solo che avrete trovato, tra le stelle un'altra terra e un nuovo futuro. Buon viaggio a tutti voi!” Seguivano le coordinate per rintracciare la piattaforma Venus, che già faceva parte dell’immane e, forse, inutile progetto.

- Bellissima idea... - disse, tristemente, Derek alla radio - peccato che il buon Geller non potesse sapere ciò che abbiamo scoperto.

Tutti compresero con amarezza quelle parole. Non avevano speranze, nulla da proporre. Allora intervenne Koll:

- Forse una possibilità c'è! - tutti pendevano dalle sue labbra - Il povero Thomas ci ha lasciato una piccola eredità. La vita si è sviluppata e poi è morta, a causa nostra, su vari mondi ma tutto questo peregrinare è durato milioni di anni.

Secondo i calcoli di Thomas, il pianeta più antico di questa odissea non è più pericoloso, potrebbe essere adatto per cercare di iniziare una nuova vita. Non sarà difficile trovarlo, basta cercare quello dove la lastra è più antica.

Thomas diceva che grazie al Plutonio contenuto nelle batterie del trasmettitore, si poteva risalire alla datazione del manufatto. Insomma: le tavolette con la leggenda di D’Jià non sono solo il supporto di un racconto... sono anche una specie di “faro” che ci guiderà alle origini, al primo mondo conquistato e poi distrutto dagli uomini. Forse raccontare questa storia è stato l’atto più maturo del nostro “probabile” creatore, forse per lui e per noi, ancora una volta si presenta la possibilità di imparare qualcosa dagli errori che abbiamo commesso in passato.

Ci fu un momento di esaltazione e di commozione generale, anche se tutti andarono con la mente alla complessità di quella storia: tutto faceva supporre che, per gli antichi e misteriosi Dei, il Tempo, che tanto spaventa l’uomo, era un fattore del tutto insignificante.

A tutt’oggi le targhe misteriose sono conservate nel Museo della Terra, nella più grande città del pianeta Home, nella costellazione di Cassiopea.

L’umanità vive in pace. La lezione è servita, le uniche cose bandite dalla nuova civiltà sono: le religioni e il denaro in ogni sua forma. Il pianeta è di tutti e i suoi frutti benedetti sono condivisi con ognuno secondo le proprie reali necessità.

Forse la cosa più saggia fatta dal giovane e irruento D’Jià è stata quella di fuggire lontano e di non farsi vedere mai più...

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