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Una storia di Franco.frasca.bhae

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LA LEPRE

dalla Romania all'Italia. Storia d'emigrazione. E la lepre?

Pubblicato il 25 giugno 2015

La casa del nonno era l’ultima del paese ai margini del bosco. Jole era cresciuta proprio lì, tra quel verde acceso delle betulle e quello più grigio delle querce. La mattina prima di andare a scuola pensava lei a dare da mangiare alle galline e ai conigli che nonna Sberia teneva nelle gabbie del capanno piccolo vicino alla stalla dove alloggiava Munk , l’asino che il nonno aveva comprato alla fiera di Timisoara dopo che la vecchia cavalla frisona era rimasta schiacciata nel crollo di un enorme faggio appesantito dalla neve. Ora Jole si trovava in Sicilia nella villa di un farmacista a stendere il bucato dopo aver rifatto i letti e lavato i pavimenti del salone e della cucina. Finalmente da quando era venuta in Italia aveva trovato dopo due anni un lavoro vero e ben pagato. Aveva raccolto pomodori nelle serre , aveva fatto la sguattera in un ristorante di Marzamemi e poi il servizio di pulizie in una casa di riposo abusiva . Jole non aveva mai conosciuto sua madre che era scappata con un impiegato del Ministero della capitale, né suo padre trovato morto dalle guardie nella cella in cui era rinchiuso per una rissa tra ubriachi in una osteria. E così Sberia e suo marito si erano ritrovati ad allevare questa bambina di due anni che quel disgraziato del loro figlio gli aveva portato una domenica di maggio con la scusa di tenergliela per qualche giorno . Non si era più fatto vedere né sentire. Jole a dieci anni completava le elementari ed era una delle più brave della classe. Amava dipingere alberi e paesaggi e da grande voleva fare la pittrice. Mentre si recava a piedi a scuola quasi ogni giorno le tagliava la strada una grossa lepre che prima di sparire lentamente nel folto del bosco si fermava a guardarla, senza mostrare alcuna paura. Jole era certa che erano gli spiriti del bosco a mandare quella lepre, come per proteggerla, per augurarle la buona sorte . Poi accadde che il nonno al ritorno dal lavoro nel bosco mentre sistemava Munk per la notte si accasciò ai suoi piedi colpito da un infarto. Sberia pianse per due giorni interi senza toccare né acqua né cibo, rimase piegata nel suo dolore con i capelli sciolti sulle spalle come uno scialle di lana bianca per ripararsi dalla vita crudele. Jole da quel giorno smise di frequentare la scuola perché doveva andare al mercato a vendere uova , galline e conigli. Nonna e nipote avvolte nella loro dignitosa miseria continuarono così ancora per poco perché un giorno Sberia si arrese per sempre. Jole non aveva più nessuno e quando una sua vecchia compagna di scuola le fece la proposta di partire per la Germania , in cerca di un lavoro più certo e più sicuro, Lei si convinse di seguirla. Ora il sole di giugno della Sicilia era talmente forte che bisognava ogni tanto bagnarsi la testa e il volto per evitare di sentirsi male. Si muoveva in quella villa con grande naturalezza , era come se ci fosse sempre stata. Il farmacista e la moglie erano ottime persone e Jole si sentiva veramente voluta bene. Quando pensava agli anni trascorsi in Germania Jole sentiva un dolore profondo , si chiudeva gli occhi e sentiva ancora sul suo corpo le violenze, le umiliazioni e vedeva gli uomini che avevano approfittato della sua vita. Aveva trovato il coraggio di salire su quel treno che andava al Sud senza una meta precisa . Metteva in conto ancora sofferenze e privazioni, metteva in vendita la sua forza , il suo respiro ma non avrebbe messo mai più in vendita la sua carne anche a costo di morire. Finalmente aveva trovato un luogo accogliente e sicuro. All’improvviso mentre stendeva le camicie bianche del farmacista, all’interno del grande giardino da un cespuglio di alloro comparve una grossa lepre che senza mostrare alcuna paura si fermò placidamente ad osservarla. Jole era certa, quelli erano gli spiriti del suo bosco che erano tornati per proteggerla e per augurarle la buona sorte . Dopo tanto tempo quella sera prima di andare a letto tornò a disegnare alberi e paesaggi e più tardi sognò di nuovo , come quando andava ancora a scuola, di diventare da grande , una famosa pittrice

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