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Una storia di LuigiMaiello

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Intertwine Co. 53: Pesce d’aprile perché la vita è un gioco.

Il primo aprile la vita è un gioco con il film The Game, l'albulm "9" dei Negrita e la "Teoria dei Giochi" di John Nash.

Pubblicato il 01 aprile 2016

“Se un uomo vuole occuparsi incessantemente di cose serie e non abbandonarsi ogni tanto allo scherzo, senza accorgersene, diventa pazzo o idiota”.

Erodoto

Il 1 aprile è la giornata ideale per fare o ricevere scherzi. È il giorno del cosiddetto “pesce d’aprile” e, diciamo la verità, a chi non è successo di essere vittima di almeno uno scherzo in questa giornata?

Ad alcuni è andata bene e magari se la sono cavata solo con un po’ di sale nel caffè. A molti altri sicuramente peggio.

Un amico, ad esempio, era convinto di avere un appuntamento con una ragazza. Si presentò a Piazza del Plebiscito vestito in modo elegante e con in mano un mazzo di fiori, ma ad aspettarlo non c’era lei, bensì un gruppo di suoi amici con tanto di striscione; poi un urlo forte e liberatorio:

“Pesce d’aprile!”

Alcuni scherzi sono famosissimi, come la finta invasione degli alieni raccontata in una radiocronaca da Orson Welles (che però fu rinviata ad ottobre per motivi tecnici).

In Italia uno degli scherzi più famosi risale al 1878, quando il giornale “La Gazzetta d’Italia” annunciò la cremazione pubblica di un maharaja indiano al parco delle Cascine. Accorsero molte persone ma, dopo ore di attesa, sbucarono dalla radura alcuni ragazzi urlando:

“Pesci d’Arno fritti!”.

Lo sviluppo tecnologico ha permesso anche ai colossi della rete di farci degli “scherzetti”. Più di tutti Google, che nel 2007 annunciò un nuovo tipo di connessione, gratuita, che avrebbe sfruttato le onde create dallo scarico del WC. Nel 2013, invece “inventò” Google Nose: un sistema che permetteva di sentire gli odori attraverso il display del proprio dispositivo. Strano ma vero, ci cascarono in tanti.

Allora forse è davvero il caso di non prenderci troppo sul serio, ed è per questo che abbiamo deciso di dedicare una puntata della nostra rubrica a quest’argomento.

Intertwine Consiglia pt.53: “Pesce d’aprile perché la vita è un gioco" inizia con il film The Game.

“Cosa si può regalare a un uomo come te, che ha tutto? Solo una vita diversa”

È questo il regalo che Sean Penn sceglie di fare a Michael Douglas, suo fratello maggiore nel film The Game, per il suo 49 esimo compleanno.

The Game - Nessuna regola è un film del 1997 diretto da David Fincher, lo stesso regista di Seven.

Il protagonista è Nicholas Van Orton, ricco uomo d'affari, divorziato dalla ex moglie e dal carattere un po’ brusco. Per accettare il regalo dovrà, prima di tutto, fare una telefonata:

“Io chiamo, solo che detesto le sorprese”.

È un gioco impegnativo, quindi ci sono dei test, sia fisici che psicologici, da superare.

Ci troviamo a San Francisco, nel mondo degli affari, e l’avventura che aspetta Nicholas è una situazione comune nel suo ambiente, tanto che un collega gli propone: “Un brindisi alle nuove esperienze.”

E quando Nicholas chiede di spiegargli meglio di cosa si tratta, gli risponde:

“Giovanni. Capitolo 9, verso 25. Ero cieco e ora vedo”.

In realtà lui riceve una chiamata, in cui gli dicono che la sua domanda è stata respinta, ma da qui inizia una serie di disavventure, che vanno a tormentare la vita del protagonista.

Il ricordo che più spesso torna a galla è quello del padre, che si era suicidato proprio a 49 anni, buttandosi dal tetto di casa.

La sua vita tranquilla è messa a dura prova e lui crede sia tutta colpa della Consumer Recreation Services (CRS), l’esclusivo club di giochi di ruolo a cui si era iscritto per poter ricevere il regalo del fratello. Tutto ciò porterà una serie di strani eventi, tanto da fargli credere che la sua attività, la reputazione, le finanze e la sua sicurezza siano a rischio.

Il regista David Fincher riesce a tenere lo spettatore incollato allo schermo con grande maestria e perfetto è anche Michael Douglas nel ruolo dello spocchioso protagonista, che però vede crollare le sue certezze una ad una sotto il peso del gioco che lui stesso ha sottoscritto.

La storia porta continue sorprese: nulla è prevedibile e gli organizzatori del gioco sembrano onnipotenti ed ubiqui.

È un gioco che pervade la realtà e di cui il protagonista non comprende il senso.

Tutto si chiarisce solo con il finale a sorpresa, in cui il gioco assurge a una funzione terapeutica.

Il gioco infatti servirà al protagonista per imparare a rivalutare e godersi la sua vita, accorgendosi di tutti i suoi errori e soprattutto a non fargli fare la stessa, tragica fine del padre.

“La vita è un uragano che ci strappa le vele

un’autostrada in fiamme con curve di miele

è una tempesta, è un tuffo dentro a un cerchio di fuoco

la vita è un gioco, la vita è un gioco da eroi.”

Questa è “Il Gioco“, primo singolo di “9”, album dei Negrita pubblicato nel 2015.

Il testo de Il Gioco è scritto da Pau in collaborazione con Il Cile ed è uno dei pezzi più melodici del disco, che invece segna una sorta di ritorno alle origini dopo il progetto acustico Dejà Vu e il più melodico Dannato Vivere.

In “9” troviamo delle batterie più incisive rispetto agli ultimi lavori e anche le chitarre di Drigo e Mac tornano ad “alzare la voce”.

Tra le canzoni più belle e originali del disco vi è 1989, malinconico condensato in cui si respira l’atmosfera di fine anni ’80: la protesta di piazza Tienanmen, la vittoria di "Solidarnosc" alle elezioni in Polonia, il crollo del Muro di Berlino, ma anche una generazione che ascoltava il Punk e la New Wave, il “boss” e Tom Waits.

“Il vento alza un odore di mare, di polvere e sale

Sulla via per Marracash ballavamo a piedi nudi

Giorni di velluto e poesie, disastri e utopie

A Berlino tutto ok, mentre il Muro andava in briciole!

Cantavamo a squarciagola, con il cuore in piazza Tienanmen…”

Altro pezzo che parla del proprio vissuto è Que Serà Serà, mentre più attuali sono Mondo Politico e Il Nostro Mondo è adesso.

C’è spazio anche per una dichiarazione d’amore molto rock, con Baby I’m in love:

“Sei la mia dipendenza peggiore, la mia dannazione

La dea di due mondi in collisione…

Un ago nel cuore, il muro del pianto, un errore fatale

Ma da te. Guarirò. Baby I’m in love!”

Il punto forte dei Negrita però secondo molti è nei live, è là che trasmettono una carica fortissima al pubblico. È quindi il momento di alzare il volume, ma questa volta senza pogare, anzi rilassatevi perché, anche solo per il nome, questa canzone dovrebbe piacere a molti: Hemingway.

“Adam Smith ha detto che il miglior risultato si ottiene quando ogni componente del gruppo fa ciò che è meglio per sé, giusto? Incompleto. Incompleto! Perché il miglior risultato si ottiene quando ogni componente del gruppo farà ciò che è meglio per sé, e per il gruppo. Dinamiche dominanti, signori.”

Questo brano è tratto da A Beautiful Mind, il film di Ron Howard, dedicato alla vita del premio Nobel John Nash, interpretato da Russell Crowe.

Ed è proprio col matematico ed economista statunitense e con la sua Teoria Dei Giochi che chiudiamo la puntata di questa settimana perché

"Ogni gioco ammette sempre almeno un equilibrio di Nash."

Il nome “teoria dei giochi” deriva dal libro Theory of Games and Economic Behavior, pubblicato nei primi anni Quaranta da John von Neumann e Oskar Morgenstern.

La “teoria dei giochi” può essere definita come quella parte della matematica dedicata allo studio e all’analisi delle decisioni che ogni soggetto fa quando interagisce con altri per ottenere il massimo guadagno possibile, adottando diversi tipi di strategie e soluzioni, e non necessariamente per vincere.

Ma cosa è un gioco?

Per “gioco” si intende l’insieme costituito da tutti i giocatori, dalle loro strategie, e dai possibili guadagni dello scegliere una di queste, in relazione alle scelte degli altri.

Essendo coinvolti diversi soggetti, l’esito finale del gioco dipende dalle singole scelte effettuate da ciascun giocatore.

I Giochi si distinguono in cooperativi e non cooperativi. Se ci sono interessi in comune tra i giocatori si parla di gioco cooperativo: viene ricercato un fine comune e sono quindi in ballo degli accordi vincolanti tra le parti dei giochi.

John Nash però si occupò soprattutto di giochi non cooperativi, in cui i giocatori non hanno la possibilità di stringere accordi, a prescindere da quale sia il loro obiettivo.

«Un gioco può essere descritto in termini di strategie, che i giocatori devono seguire nelle loro mosse: l'equilibrio c'è, quando nessuno riesce a migliorare in maniera unilaterale il proprio comportamento. Per cambiare, occorre agire insieme.»

Ogni individuo partecipa con l’obiettivo di fare sempre la cosa che lo porti ad avere il massimo del guadagno possibile, seguendo la strategia che pensa sia più vantaggiosa per se stesso. Può accadere che durante il gioco emerga una condizione in cui ogni partecipante non abbia alcun incentivo a modificare la propria strategia, anche alla luce delle strategie attuate dagli altri. Questo è l’equilibrio di Nash: quel comportamento razionale e utile socialmente perché consente a tutti i giocatori di ottenere qualcosa, che al tempo stesso è nell’interesse di tutti i partecipanti.

Uno degli esempi più semplici per capire l’equilibrio di Nash, e più in generale la teoria dei giochi, è il cosiddetto “dilemma del prigioniero”.

Due persone sono in isolamento in carcere, ciascuna in una cella, e hanno la possibilità di parlare accusando l’altra del crimine o di non parlare affatto.

Le cose da sapere per prendere la decisione:

– se entrambi non parlano, avranno una pena di un anno;

– se parlano accusandosi a vicenda, rimedieranno una pena di 5 anni;

– se uno accuserà l’altro e l’altro non lo farà, il primo sarà libero e il secondo dovrà starsene in carcere per 6 anni.

Voi cosa fareste?

Non potendosi confrontare sulla strategia da seguire, i due prigionieri di fatto partecipano a un gioco non cooperativo. Valutate le possibilità, la strada meno rischiosa è accusarsi a vicenda e ricevere una pena di 5 anni: la prima scelta, non parlare, è la più conveniente, ma nessuno dei due ha la garanzia che sarà seguita anche dall’altro, che potrebbe all’ultimo scegliere la terza opzione guadagnando subito la libertà.

Accusarsi a vicenda equivale all’equilibro di Nash: entrambi i partecipanti ottengono qualcosa (5 anni invece di 6) e quel qualcosa è nell’interesse di tutti i partecipanti.

La stessa regola era alla base della logica della Guerra Fredda.

Tutti infatti pensiamo sia giusta una riduzione (annullamento) degli armamenti atomici, ma cosa sarebbe successo se fosse avvenuta solo da parte di uno dei soggetti in gioco? L’altro avrebbe potuto godere dell’inferiorità dell’altro soggetto e approfittarne?

Non possiamo saperlo, per fortuna.

Dopo questa ampia panoramica sulla vita da prendere come un gioco, non prendetevela se, proprio oggi o in qualsiasi altro giorno, qualcuno vi dovesse fare uno scherzo.

Fate tesoro dei consigli che Guy Kawasaki lascia ai suoi lettori quando parla di social media.

In realtà si tratta di vere e proprie regole di condotta personale da applicare nella vita di tutti i giorni:

- Sii impeccabile nella parola.

- Non prendere tutto sul personale.

- Non fare inutili supposizioni.

- Fa’ sempre del tuo meglio.

- Sii scettico, ma impara ad ascoltare.

Prima di lasciarci, date uno sguardo alla bella iniziativa della Tempo: “Una proposta da sogno”, in cui più di 300 innamorati hanno raccontato la propria storia d’amore, ma solo uno è riuscito a realizzare la proposta che ogni donna desidera ricevere.

Questa si che è una sorpresa, con il finale della storia che è stato girato in diretta al cinema, dove il vincitore del concorso ha chiesto alla donna amata di sposarlo.

In questo caso è una sorpresa o è l’amore a fare brutti scherzi? :)

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