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Una storia di Franco.frasca.bhae

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La messaggera

"Matrimoni e viscuvati, ri lu cielu sù calati ! "

Pubblicato il 30 dicembre 2014

Anche questa in fin dei conti è una storia d’amore. Partiamo dall’inizio. Leonardo è il figlio unico di una coppia di commercianti benestanti. Leo, così lo chiamano tutti, è un tipo beneducato, compito, discretamente elegante, forse è un tantino timido. In una sera d’estate , nella veranda profumata di gelsomino d’arabia, dove di solito dopo cena ci si siede per godersi il fresco, il padre prende di petto uno spinoso argomento.

“Leo, io e tua madre stiamo diventando vecchi, dobbiamo trovare una buona moglie che si occupi amorevolmente di te, ti devi fare una famiglia, non puoi più stare ancora a lungo con noi. Io conosco una persona seria e rispettabile che ci può dare una mano e che con la dovuta riservatezza mi ha prospettato una situazione davvero interessante. C’è nel paese vicino una ragazza che sembra apposta fatta per te. Bella, brava, ricca e figlia unica. Questa mia amica vuole che l’andiamo a trovare, senza nessun impegno. Ci facciamo una gita, ci prendiamo un caffè tutti insieme e poi tu liberamente decidi se continuare oppure cercare da un’altra parte.”

Leo aveva un senso di grande rispetto nei confronti del padre e non ebbe la forza e forse neanche la volontà di contrariarlo. La domenica successiva, tutto era pronto . La 1100 Fiat lucida e pulita come sempre, con il pieno di carburante fatto il giorno prima e la pressione delle gomme ricontrollata come ogni volta. Alla guida Leo, al suo fianco nel posto passeggeri suo padre con una grisaglia grigia e un panama bianco usato per le grandi occasioni, dietro la mamma piena di bracciali ed anelli preziosi, collane e orecchini di perle e accanto la misteriosa signora dei matrimoni conosciuta da tutti come “la messaggera” imbarcata alle porte del paese al riparo da occhi indiscreti e soprattutto da lingue taglienti. Il viaggio non fu dei migliori. Forse per le curve, per la tensione nervosa o forse per l’odore dolciastro e irritante della cipria che sprigionava la “messaggera” da tutti i pori della pelle, ci si dovette fermare almeno tre volte per i conati di vomito prima del padre e poi della mamma di Leo. Comunque si arrivò. La “messaggera” prese subito il comando delle operazioni, illustrò con dovizia di particolari tutto quello che era a portata di mano. Bastava solo chiederla e poi …! Seguirono le presentazioni, il ricevimento nel salotto di casa, il vassoio d’argento con il caffè fumante e profumato servito in tazzine di fine porcellana cinese, delle paste secche fatte in casa. Emanuela, che in famiglia chiamavano tutti Nellina non era tanto bassa, non era tanto grassa, forse non era tanto ... di un po’ di tutto! Ad un certo momento della discussione, la “messaggera” con l’indice leggermente ammosciato mise in moto il padre di Nellina che pare non aspettasse altro. Questi si alza, chiede educatamente scusa, si allontana nell’altra stanza e ritorna pochi minuti dopo con due libretti rossi che deposita tra le mani del sempre più imbarazzato Leo. Non sapendo che cosa fare di preciso cerca disperatamente gli occhi prima del padre, poi della madre e infine quelli della “messaggera” che mostrando di conoscere alla perfezione il ruolo che sta interpretando , gli fa cenno di leggere all’interno. Leo scorre con le dita sudate le due paginette fino a quando non arriva alla descrizione del saldo finale 200.000.000 di lire in uno e 250.000.000 nell’altro salvo errori e/o omissioni. Ora ci si muove nel silenzio più totale, nessuno riesce più a parlare neanche del tempo che ci sarà nel prossimo fine settimana, fino a quando la solita “messaggera” rompe il malefico sortilegio che ha tolto a tutti la parola.

“Allora per oggi possiamo andare e se Dio vorrà, torneremo per un altro caffè” .

La compagnia si scioglie fra abbracci, baci e strette di mani. Il viaggio di ritorno fu talmente veloce che nessuno questa volta ebbe il tempo di sentirsi male, lasciarono “la messaggera” nel punto esatto dove l’avevano imbarcata e si promisero di risentirsi nei prossimi giorni. Durante tutta la sera e parte della notte nella casa di Leo si tenne un vivace scambio di idee e di impressioni. Da una parte il padre che prima gridava, poi minacciava, e infine implorava di sciogliere ogni riserva e dall’altra il figlio spalleggiato dalla madre che rifiutava ogni tipo di accordo o di compromesso. Al termine del dibattito Leo deciso e determinato non lasciò nessun margine alla trattativa e tranciò senza mezzi termini

“Io a questa cesso di ragazza non me la sposo neanche morto!”. Non si parlò più di nulla, anche perché le cose precipitarono. Ad ottobre il padre di Leo si ammalò gravemente e prima di Natale rese l’anima a Dio. Trascorsero altri dieci anni prima che la moglie si decidesse serenamente di seguirlo. E così Leo rimase solo in quella grande casa, incapace di abitarci e di organizzare la propria vita. Poi in una notte meno turbolenta delle altre gli apparse in sogno suo padre che gli suggeriva amorevolmente per il suo bene di cercare al più presto la “messaggera!”. Leo piegato dalla solitudine e dalla infinita tristezza decise che era l’unica cosa sensata da fare velocemente. La incontrò all’uscita della messa e si accorse che aveva lo stesso profumo di tanti anni addietro. Fu molto gentile e nel ricordo di suo padre che era stato un suo grande amico gli suggerì subito una opportunità che non bisognava lasciarsi sfuggire per nessuna ragione al mondo. C’era una vedova con una figlia che frequentava l’università che abitava da sola in una villa vicino al mare, integerrima e irreprensibile, ricca di famiglia ed oggi ancora più ricca per il lascito del marito morto in un incidente d’auto tre anni addietro. La “messaggera” concluse la descrizione e poi con piglio deciso senza lasciare il tempo neanche di replicare sentenziò,

“questa è la donna della tua vita!”.

Leo, annuì con il capo come per dire faccia tutto quello che c’è da fare, non c’è più tempo da perdere, purtroppo ne ho già perso abbastanza in passato! Le giornate divennero più lunghe del solito, Leo aspettava ormai da cinque giorni il sospirato appuntamento . All’inizio del sesto arrivò finalmente la chiamata. Vestito nuovo, cravatta sgargiante ed in onore del padre un panama bianco di fabbricazione italiana, Kia Mod. Sportage bianca con il tetto nero, un mazzo di ventitré rose rosse nel vano bagagli pronte a svettare dal braccio sinistro non appena quella porta si sarebbe spalancata. Imbarcata la “messaggera” al solito posto di sempre si veleggia con sicurezza in direzione del mare. La villa è tenuta bene, un cagnone presiede il territorio facendo capire che chi si azzarda ad entrare senza permesso verrà sicuramente sbranato, l’emozione comincia a farsi sentire e Leo non riesce a nascondere un certo nervosismo. Lei finalmente appare, sistema il cagnone all’interno di uno spazio recintato, si abbraccia e si bacia con la “messaggera” e poi tende la mano verso di lui

“Piacere, io sono Nellina”.

“ Molto onorato, io sono Leo”.

Nessuno dei due si riconobbe o almeno finse di non riconoscersi. Presero il caffè insieme in tazzine di fine porcellana cinese, Leo assaggiò delle ottime paste secche fatti in casa, Nellina sistemò le rose in un grande vaso. Parlarono a lungo del più e del meno e soprattutto di loro e poi alla fine si diedero appuntamento per il prossimo sabato per una cena in un ristorante vicino al faro del porto. Si strinsero la mano, si baciarono e si promisero di telefonarsi per l’indomani per continuare a raccontarsi della loro vita. Durante il viaggio di ritorno la “messaggera”soddisfatta del buon esito dell’incontro gli rivelò che era stata lei stessa a combinare il primo matrimonio di Nellina con il figlio di un noto avvocato del capoluogo molti anni prima , dimenticandosi, forse per l’età avanzata, del tentativo andato a vuoto con lo stesso Leo. Si sposarono qualche mese dopo, si promisero eterno amore e vissero felici e contenti .

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