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Una storia di TurelCaccese

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CRIATURE: We Have Assumed Control (5/9)

5/9: ontwaken

Pubblicato il 18 giugno 2017

"L’amore accade se hai voglia di affezionarti alle cose, un istinto naturale che ho imparato a sopprimere. In quelle condizioni la mia mente era fin troppo aperta per sopprimere me stesso. Ci si fa del male quando si pensa troppo. E stai lì tremante, davanti al bancone di una pizzeria. La temperatura esterna è di pochissimi gradi, il naso fuori non ce lo cacci se non per fumarti una sigaretta. Le dannate sigarette che si fumano per noia. Fumare per noia è una delle giustificazioni più basse di un fumatore. Usare la scusa delle rabbia è ancora accettabile, ma quando arrivi a fumare per noia è perché non vuoi uscirne, perché non te ne frega più nulla. Passa mezz'ora e sei alla terza sigaretta. La noia ha tanti modi di manifestarsi. Nella mia vita, attendere è una delle cose che ho fatto di più in assoluto. Attendere un lavoro, attendere gli altri, attendere per i ritardi degli altri. E' una cosa che mi crea un'ansia incredibile. Ancor di più se sono io in ritardo più degli altri. Mi da fastidio che qualcuno attende per me. Ma è tutto fiato sprecato, paranoie di chi è ansioso. Nessuno se ne frega di te... e se gli altri sono lì ad aspettarti è solo per una questione di interesse."

Mentre camminavano già da diverso tempo, salendo e scendendo dai cumuli di terra delle colline che separavano Otis e Michele dall'arrivo a San Cupo, Otis cercava di ricollegare lo strano sogno avvenuto qualche ora prima. Stralci di sogno, a volte vividi e sfuggenti prendevano forma agli occhi di Otino e quando ciò accadeva, cercava di raccontarlo all'amico, incuriosito anch'esso delle strane immagini partorite dal subconscio.

"Ecco.. mi ricordo che mi asciugavo le lacrime mentre cercavo di tirar fuori tutto quello che avevo dentro. Di fronte a me c'era ancora lei a guardarmi con uno volto… come dire… sterile… silenzioso, alienato, spento insomma. E continuava a perdere sangue dal naso. "

"Ma chi… Rachele?"

"Si… era di nuovo lì, con i suoi capelli neri lunghissimi. Continuavo a parlare cercando di riuscire in tempo a dire tutto, prima che tutto cambiasse forma da un momento all'altro"

= = =

Mi stavo convincendo di qualcosa di brutto... una di quelle brutte frasi che iniziano a girarti per la testa e non ti lasciano libero per un bel po’. La frase era "E sarà la mia paura di perderti, il motivo per cui ti perderò"

= = =

"Poi, mi pare che avevo avvicinato una mano verso di lei. In un primo momento ero intimorito. Esitavo, ma allo stesso tempo ero spinto dal desiderio di toccarla. Nel sogno la mia mano non tremava come al solito"

"Si vede che era un sogno!" Michele ironizzò sulla cosa.

"Proprio mentre le stavo sfiorando i capelli, è sparita… e con lei tutto lo scenario circostante. In quel punto ho preso coscienza del sogno lucido."

"E che è sto sogno lucido?" Chiese Michele con un tono sbeffeggiante.

"Il sogno lucido è quando ti rendi conto di trovarti in un sogno… non ti è mai capitato a te?"

"No mai, quando io dormo non sogno niente."

"Ma dici sul serio?"

"Eccerto che dico sul serio. Chiudo gli occhi e poi la mattina dopo mi sveglio, ma non mi ricordo mai niente"

"Che cosa brutta…"

"Ma quale cosa brutta! Così non faccio mai incubi e sto bene… tu stai sempre a sognare, non distingui nemmeno la realtà dalla fantasia ormai..."

"Lo vuoi sentire il sogno oppure no?"

"Si ma arriva alla parte dove ci sono io!"

"E ci sto arrivando! Dammi un secondo… allora: Mi guardavo attorno confuso per un po' e intanto camminavo. Mi girai, e d'un tratto ero nel sentiero per una foresta o forse era un bosco… Da lontano ho intravisto qualcuno ma non riuscivo a focalizzare, così ho accelerato il passo. Il cielo… si, ricordo che cambiava continuamente… le nuvole si muovevano in maniera veloce. Poi è calata la notte, di colpo. Ma c'era una strana luce colorata proveniente dal cielo… d'un tratto tutto divenne celeste, poi grigio, poi nocciola… poi verde, insomma si colorava in una maniera strana e quel riflesso colorava anche gli alberi mentre mi avvicinavo sempre di più alla ricerca di quella sagoma vista in lontananza.

Alla fine ho camminato così tanto che mi sono ritrovato in un campo di grano vastissimo… all'inizio non c'era nulla intorno a me e poi, in lontananza… una casa, comparsa nel nulla in quel campo di grano. Non sembrava la classica casa di campagna, grande, piena di spazio… ma sembrava una casa proveniente da un borgo di paese, costruita attorno ad un muro od una strada. Aveva una forma particolare e… ondeggiava."

"In che senso ondeggiava?"

"Si muoveva, come il riflesso nell'acqua di qualcosa… era informe, sembrava un ologramma… non so come spiegartelo. E c'era un cartello davanti la casa, un cartello sorretto da un muro di pietra… con una scritta indecifrabile. Mi sono avvicinato per provare a leggere ma non riuscivo a distinguere in quale lingua fosse scritto. Stavo quasi per entrare dentro la casa quando ad un certo punto sento una risata dietro le mie spalle. Vado per voltarmi e vedo una signora anziana, seduta su di un ceppo di legno, in mezzo al grano colorato di viola dalla strana luce del sole. Si trattava di una vecchia signora del nostro paese. Te la ricordi Miluccia?"

"Carmeluccia? La nonna di Peppo Trepacche?"

"Esatto, quella vecchia signora che abitava da sopra la piazza e che parlava sempre di quando era ragazzina. Vestiva sempre con i vecchi abiti caratteristici del paese, con quelle grosse gonne ornamentali verdi e bianche e portava in testa sempre un fazzoletto per il sole. Ma che fine ha fatto poi quella signora? Non la vedo ormai da anni."

"Non ti so proprio dire Otì.. un giorno semplicemente è sparita, ma prima che ce ne accorgessimo tutti, passarono dei mesi. Nessuno fece caso alla sua scomparsa. La gente che passava davanti il vico di casa sua semplicemente era convinta che Carmela si trovasse dentro casa. Lei viveva da sola ormai, nessuno se ne curava più di tanto di lei. Se è per questo non ho più visto nemmeno Peppo perché dopo la scuola se ne è andato in Svizzera a lavorare come manovale. E quindi?"

"E qui arriva il bello: Carmelina era seduta sulla pietra e rideva, rideva fragorosamente! Mi sono avvicinato per cercare di capire perché stava ridendo. Lei senza alzarsi mi fissava e rideva. Poi mi indicava con la mano e rideva. Rideva tantissimo. Il cielo cominciò ad oscurarsi e la sua voce sembrò echeggiare per tutto il campo. Poi dietro Miluccia, sei comparso tu, con un grosso coltello e le hai tagliato la gola mentre lei continuava a ridere!"

Michele si bloccò di scatto e guardò Oto dritto negli occhi. Rimase in silenzio per pochi istanti. Dopodichè gesticolando con le mani in tono iroso esclamò:

"Otì ma che cazzo ti fumi pe fa sti sogni macabri! Madò che schifo! Ma che cavolo!"

"Rilassati Michè! Era un sogno, un frutto del subconscio, non vuol dire nulla di nulla, sono immagini a caso"

"E si ma perché mi fai ammazzare le vecchie nei sogni tuoi? Ma che cavolo!"

L'immagine del sogno diede un senso di fastidio nelle viscere di Michele e questo era chiaramente presumibile dalle smorfie che il suo volto stava esprimendo in quel momento.

"Vuoi sentire come finisce il sogno?"

"No, in realtà non lo voglio sapere"

"Ma non vuoi sapere della..."

"Otì, non lo voglio sapere! Il sogno è tuo ed è meglio se te lo tieni per te. Certe cose è meglio non raccontarle madonna mia…"

"Ok, ok! Me le tengo per me…"

Otis sghignazzava mentre Michele continuava a generare dissensi tramite la sua espressione facciale.

- - -

Passarono una quarantina di minuti camminando, ricordando il passato, ricordando le vecchie avventure con gli amici, le zingarate nei paesi limitrofi dove con Stecca, Joshua, Pulp e il Biondo (i soprannomi dei componenti del vecchio gruppo di avventure) ci si partiva a girovagare tra i paesi limitrofi. Padunno, Rocca san Guglielmo, Monte Sauro, San Cupo, San Remo irpino, Monte Fiaschi. Sempre partendo dal loro paese, Loggia San Felice. D'un tratto, Michele appoggiò a terra la tenda che si era portato dietro fino a quel momento. Otis si fermò e osservò l'amico.

"Otì, io torno indietro perché tu c'hai un passo troppo lento e a me va di correre."

"Ma Michè a sto punto accompagnami, quanto sarà, un'altra oretta a piedi?"

"Dai, prenditi la tenda e continua su questa strada. Lasciami le chiavi, ti porto la macchina a casa."

"Beh, mi faresti una grossa cortesia così..."

Michele, si accovacciò a terra e cominciò a fare dello stretching pre-corsa. Otis prese una boccata d'aria mentre Michele cominciava a camminare sul posto.

"Io mi parto. Buona fortuna alla ricerca della verità… e mi raccomando, smetti di sognarti le vecchie!"

"Grazie ancora Michele…"

Michele si allontanò a passo svelto, sparendo sotto gli occhi di Otis dopo circa 20 secondi. Otis alzò gli occhi per guardare lo splendido scenario che aveva di fronte. Gli alti alberi secchi, senza troppe foglie ormai non erano più uno scudo del sole e si poteva intravedere da non molto lontano la chiesa madre al centro di Piazza de Nicola, la piazza principale di San Cupo ai Monti. La città sembrava poco lontana, riuscì ad intravedere l' altissimo crocifisso retroilluminato, visibile da chilometri di distanza, una sorte di segnale da far invidia a quello usato dalla polizia di Gotham. Ma non fu l'unica cosa che gli balzò all'occhio in quel momento: Un enorme nuvola di fumo nero, scurissimo, proveniente sempre dal centro del paese, stava oscurando il cielo. Otis finalmente accelerò il passo, mentre il vento dell'oria smuoveva gli alberi sempre più velocemente.

WE HAVE ASSUMED CONTROL

i. Attention to All Planets of the Solar Federation...

ii. #SanCupo

iii. By The Numbers

iv. コモレビ / アスパラゴ

v. ontwaken

vi. OBEY

vii. Vermillioncore

viii. Ignis Fatuus

ix. Mêlée Island

Cos' è CRIATURE?

Criature è un progetto di scrittura creativa ideato da Flavio Ignelzi e Antonio Furno a cui tutti possono partecipare. Questa che state leggendo è la storia di Andrea Turel Caccese ma potete leggere le altre storie (e avere maggiori info su come partecipare) a questo link.

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