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Una storia di OrnellaStocco

Perché solo ora

Mi sono curata con giornate intere di attesa

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Pubblicato il 07 aprile 2018 in Storie d’amore

Tags: amoreattesapassatofuturo

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A volte lo immagino. Ho diverse versioni. Sceneggiature che il cuore mi detta. Riscritte per troppo amore. In una di queste, la mia preferita, ti vedo alla fermata dell'autobus. Conosci i miei orari e sei lì che mi aspetti.

-Da quanto?- Ti chiedo cercando altre parole da offrirti.

-Non lo so, la cosa importante è che tu sia qui, ieri non c'eri.

Ieri infatti ho avuto un contrattempo. Significa che mi segue, mi osserva. Controlla la mia vita. Questo fatto mi rende ancora più vulnerabile. Improvvisamente mi sento nuda e inizio a tremare.

Sono proprio sicura che sia lui?

-E' passato molto tempo, quindici anni...siamo cambiati, sono cambiata, dentro e fuori, il fuori purtroppo è fin troppo esplicito. Il dentro no, quello non è cambiato gran ché-

Abbasso lo sguardo cercando nel sorriso un po' forzato un alleato valido alle mie rughe. Sorridere mi fa apparire più giovane. Credo. Lui è sempre uguale, almeno io lo vedo così. Ha qualche filo bianco tra i capelli ma gli dona. Ha qualche ruga attorno agli occhi ma gli dona.

Ha anche qualche chiletto in più ma anche quello gli dona. Mi sembra bellissimo.

Come sempre.

Mi organizzo qualche cosa di intelligente da dire. Lui mi diceva sempre che la cosa che più gli piaceva di me era la mia intelligenza. Ora mi viene il dubbio che mi avesse mentito.

Non mi viene nulla da dire. Di intelligente.

-Perché solo ora, perché hai lasciato trascorrere un tempo dentro al quale mi sono persa, perché tutti questi anni trascorsi nell'oblio...

Non credo sia una frase molto intelligente ma veramente è l'unica che sono riuscita a trovare a fatica nella confusione che ho intesta. Respiro profondamente per disciplinare un disordine di palpiti. Morire adesso non mi sembra una buona idea. Adesso che lui è di fronte a me. Ancora. Dopo tutto questo tempo.

Cinquemilaquattrocentosettantacinque giorni.

Cosa abbiamo fatto in tutti questi anni. Dei miei ne conosco la trama. Dei suoi non ho coraggio di chiederlo.

-Senti, ti va di prendere un caffè?

Mi parla come se le stagioni si fossero fermate. A quell'estate.

La sua voce mi sembra diversa. Non la ricordavo più. Rinasce dentro di me in questo momento. La mia la sento uscire come un lamento.

-Dove?-

-Fidati di me. Per una volta.-

Per attraversare la strada mi mette una mano sotto al gomito. Ho paura di scoppiare a piangere. Ricordo tutte le volte che lui mi toccava, io mi emozionavo. Sento che tra noi non è cambiato nulla. A parte il nostro aspetto esteriore. E che quindici anni sono volati sopra le nostre vite, senza lasciare segni profondi. Senza danneggiare quel sentimento che ci siamo portati dietro come un qualche cosa di cui non si può fare a meno. Vitale. In attesa che l'autunno lasciasse il posto all'inverno e che nuovi fiori sbocciassero sui rami ancora una volta rigogliosi. La voglia di un'estate.

Mi vedo camminare accanto a lui. Ne percepisco il profumo. Quel profumo che mi faceva vibrare. Conosco il nostro passato ma non riesco a immaginare il futuro. Ora che succederà?

Mi passa un braccio sulle spalle e mi stringe a lui. Una volta per noi era un gesto normale, non riuscivamo a staccarci per più di cinque minuti. Avevo continuamente bisogno di un contatto fisico. Come un bambino che cerca la mamma. Forse l'ho amato troppo. E non va bene. Infatti è finita. Ma non perché l'ho amato troppo. E' finita perché lui amava un'altra. O almeno così credeva.

Era cambiato. Me ne ero accorta ma non volevo arrendermi. No. Non può essere. Lui cercava di farmelo capire in tutti i modi. Scontroso. Distante. Ma niente, io non capivo.

-Se mi lasci muoio- Gli dissi un giorno disperato.

Non sono morta ma ho vissuto come una sopravvissuta. Piena di ferite. Era meglio se morivo.

Un dolore che mi portava ad uscire in auto, guidare e urlare. Un urlo disumano. Il rumore del motore. La radio accesa e quell'urlo. Non so come ho fatto ma sono riuscita a vivere. In attesa. Mi sono curata con giornate intere di attesa.

Cinquemilaquattrocentosettantacinque giorni. Più uno.

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