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Una storia di Raffaele

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Cenere alla cenere

Pubblicato il 12 luglio 2017

Bruciamo.

Scrivo con l’odore di fumo nel naso che arriva dal versante opposto della montagna di fronte casa mia. Tolgo cenere dai davanzali e balconi, cerco refrigerio in un clima che non mi appartiene più. Ieri ci hanno tolto pure l’acqua senza preavviso.

Sono anni che siamo preparati e abituati a tutto questo.

È il racconto di un estate italiana che si ripete e che evidentemente piace, altrimenti non pagheremmo i servizi di uno Stato con relative conseguenze. In negativo, s’intende.

Ci sono però anche proteste per questi disagi, urla di persone insofferenti e sofferenti, ma più numerose sono le gioie e i piaceri derivanti da eventi organizzati. Li senti tutte le sere, anche tra il fumo acre del bosco che arde. Ma sì, la vita è breve! Godiamocela!

Sono venuti casa per casa, li abbiamo visti in tv e ascoltato i loro buoni propositi. Per mesi, i fratelli maggiori, hanno litigato per un legge elettorale che non è stata fatta, si sono divisi, uniti, hanno fondato correnti, alleanze e sbraitato per le piazze. Twittano e noi bruciamo.

Ci sono persone che da mesi vivono in mezzo a macerie. Uomini e donne che aspettano fatti, non promesse. Se è questo che facciamo con i nostri, perché aspettarsi che un francese o una tedesca ci prendano seriamente? Andiamo! Chi vogliamo prendere per il culo!

Ogni estate un giornalista ci fa notare che abbiamo un “problema idrico nazionale”, ma nessuna legge viene discussa in merito. D’inverno, chiediamo stati di calamità per le eccessive piogge.

Si fanno manifestazioni di protesta, ma anche in questo caso non c’è politica reale. Interventi concreti sul territorio. Aumentano poi i costi delle materie prime e di conseguenza quello dell’energia, ma gli incentivi e gli investimenti per le risorse alternative sono insignificanti.

Ho un impianto fotovoltaico dal 2011. Dal 2015, a fronte di una riduzione di consumi, negli stessi bimestri, mi ritrovo con bollette maggiorate.

Il martoriato sud Italia potrebbe camparci con le risorse alternative – fatti, non pugnette! – e situazioni ridicole come questa non ci sarebbero.

Eh, ma al sud c’è la malavita! È normale che non funzioni niente!

Twitta, twitta…

Ieri, un vicino di casa, commentando il disagio subito in queste ore diceva: Noi non siamo mica immigrati!

Hai sentito? Dico a te che fai il politico e dici che bisogna ascoltare la gente, i problemi veri. Questo tizio non è razzista. È un tuo concittadino che si sente preso per il culo! È una brava persona, lo conosco, lavora e paga il dovuto.

A Napoli si dice che dove mangiano in due si mangia anche in tre.

Ma non si è mai sentito che qualcuno si sia dovuto alzare e rinunciare al suo pasto per far posto a un altro. Quindi non è mai stato un problema di numeri, razza o religione. Né di colori.

Twitta, coglione, twitta!

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