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Una storia di Rocchialessia

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L'ultimo viaggio

Serendipty ha sempre desiderato di poter girare il mondo, ma ora malata terminale e non può muoversi dall'ospedale.

Pubblicato il 17 febbraio 2015

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All'insolita richiesta, la fioraia non ebbe esitazioni.

“Camelie.” disse risoluta e si dileguò nel retrobottega uscendone con un grazioso mazzetto.

“Sono dei fiori delicatissimi ma senza odore, come mi ha chiesto.”

Thomas uscì visibilmente soddisfatto percorrendo a piedi il tratto che lo separava dall'ospedale. I lunghi, asettici corridoi parevano concedergli un po' di tregua anche se conosceva bene il percorso e sapeva che Serendipty non poteva far altro che attendere nella penultima stanza del blocco ovest. Camminava spedito dunque, anche se di tanto in tanto allungava il braccio a tastare il corridoio come a ricevere conferma del tratto. Prima di entrare si fermò, stinse i fiori in una mano mentre l'altra si appoggiava allo stipite. Preparò un sorriso e entrò.

Il suo letto era il primo a sinistra, facilmente individuabile. Qualcuno lo avvisò che la sua amica stava dormendo. Lui sedette quieto estraendo dalla tasca un libricino in braille.

“Cosa legge?” chiese l'infermiera entrando.

“Poesie.” rispose Thomas.

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Dovrò fare un lungo viaggio per accontentare Serendipty, ma lo farò con tutto il mio cuore che è pieno d'amore per lei, se solo riuscissi a dirglielo e a dichiararmi ma, il terrore di un rifiuto mi ferma, specialmente ora, che si trova in questa situazione. L'accontenterò portandogli tutto ciò che desidera in questo momento,, solo così potrò dimostrare il mio amore per lei,, spero che, lei lo capirà,,, per poterla vedere felice, darei la mia vita.

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L'islanda è stata incredibile! Freddo a parte ovviamente, anche se anche lui giocava in suo ruolo. La magia che si crea nelle strade innevate e respirando quell'aria pulita ti trascina in una dimensione quasi onorica, fiabesca direi. Serendipty sarebbe stata felicissima qui. Conoscendola ci avrebbe trascorso almeno qualche mese. Io dovevo starci per una settimana perché il mio viaggio doveva continuare. Infatti, assaggiata l'atmosfera Islandese, zaino in spalla. Si riparte.

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A Venezia c'ero già stato da piccolo. L'unica cosa che ricordavo erano i piccioni. Tantissimi piccioni, ovunque. Addirittura mi salivano in testa e in mano se avevo qualcosa da mangiare. Infatti non capisco cosa ci provasse S. in Venezia, sopratutto nel farmela vedere da solo. Dicono sia una città romantica e su questo diciamo che ci posso stare ma non ci sarei mai tornato di mai spontanea volontà.

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La prima cosa che colpisce in Armenia è la quantità di verde: ovunque, in centro come in periferia, ci sono parchi e giardini. Il terreno è duro sotto i piedi e camminare diventa sempre più duro. E

Con i suoi pantaloncini corti si distingueva da tutti gli altri uomini, che indossavano sempre pantaloni lunghi. Per questo motivo ero continuo oggetto di sguardi curiosi.

Piazza della Repubblica era il posto migliore per rinfrescarsi e scambiare due chiacchere in un bar.

L’Armenia è stato il primo paese al mondo ad adottare il Cristianesimo e in tutte le chiese che visitò, vide molte donne, anche giovani, coprirsi la testa con uno scialle prima di entrare in Chiesa, farsi il segno della Croce a ripetizione e uscirne poi camminando all’indietro, per non voltare le spalle all’altare.

Feci lo stesso anch'io, in ricordo del motivo del mio viaggio

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Non avrei potuto chiedere periodo migliore per visitare l'India. E' primavera e per le strade si respira un aria festosa. L'Holi Festival è appena cominciato e dovunque ci sono colori e sorrisi. Come se non bastassero già i colori di questa fantastica cultura, le strade si tingono di colori. Ho con me una bellissima reflex con la quale scatterò delle fantastiche foto da mostrare a S. al mio ritorno! Sono felice per un attimo.

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Il Tibet è stata la tappa più introspettiva di questo viaggio, fino ad ora. Se vogliamo sono stato molto felice quando l'ho vista tra le mete, ho sempre desiderato vederlo. Sin da bambino ero attratto da quelle figure dette "Monaci tibetani", o come li chiamavo io: Guru di montagna. Pensavo che quando avrei avuto un momento triste o complicato della mia vita loro avrebbero potuto guidarmi verso la soluzione o la strada per la felicità. E in effetti è stato così, passare del tempo su queste montagne con loro e imparare la loro disciplina mi fa affrontare la vita in maniera diversa ora.

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Lei stava là, maestosa e imponente, che sembrava rinchiudere tutto all'interno di sè.

Tutti si sentono piccolo di fronte a quell'opera maestosa, la Muraglia cinese. In realtà i cinesi lo sono davvero, piccoli, ma era solo quello il loro difetto.

Sempre gentilissimi e disponibili, di quella tappa in Cina ricorda ancora i tanti sorrisi che gli furono regalati.

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Il pesce più buono che abbia mai mangiato. Sushi di tutti i tipi e in tutte le salse.

In Giappone ci tornerei solo per quello, anche se con le bacchette ogni volta succedeva un casino.

E' stato in Giappone che ho visto uno degli spettacoli più belli della mia vita, la fioritura dei ciliegi in primavera.

L' Hanami è la tradizionale usanza giapponese di godere della bellezza della fioritura primaverile degli alberi, in particolare di quella dei ciliegi da fiore giapponesi, i sakura (ciliegio).

Nel mio mondo di sofferenza, a farmi riprendere c'erano i ciliegi in fiore.

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Riversò a terra il contenuto dello zaino: una campana tibetana dalla vibrazione armoniosa, una ruota per la preghiera, un sigillo di giada, una bambola kokeshi.

Appoggiò gli oggetti sul freddo marmo, adagiandovi accanto una rosa rossa.

L'aveva davvero amata: per quella sua risata argentina, per quegli occhi verdi così profondi come un lago svizzero e per quei capelli scuri venati come un legno africano.

Nella foto sulla lapide, sorrideva ancora, di quell'ingenuità di una vita spezzata nel fiore degli anni.

Lei che era partita per l'ultima suprema avventura, quando lui era appena sulla via del ritorno dal suo primo vero viaggio.

Eppure era stata lei ad insegnargli la gioia di scoprire e la ricchezza scaturita dall'incontrare culture diverse, stringere mani, ascoltare storie.

E aveva finalmente capito che la vita è troppo fugace per permettersi di rimandare i propri desideri, fino a rinchiuderli nel fondo di un cassetto dimenticato da qualche parte nella memoria.

Anche se l'aveva persa, non voleva sciupare il suo sogno: lei sarebbe vissuta in ogni gesto, ogni intento, ogni viaggio che avrebbe ancora compiuto.

In silenzio si alzò, sistemandosi lo zaino sulle spalle e si diresse verso l'aeroporto.

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L'islanda è stata incredibile! Freddo a parte ovviamente, anche se anche lui giocava in suo ruolo. La magia che si crea nelle strade innevate e respirando quell'aria pulita ti trascina in una dimensione quasi onorica, fiabesca direi. Serendipty sarebbe stata felicissima qui. Conoscendola ci avrebbe trascorso almeno qualche mese. Io dovevo starci per una settimana perché il mio viaggio doveva continuare. Infatti, assaggiata l'atmosfera Islandese, zaino in spalla. Si riparte.

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Muraglia Cinese

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