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Una storia di AngyArgent

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La Signora in Nero

TRATTO DA UNA SERIE DI RACCONTI

Pubblicato il 24 febbraio 2017

La Signora in nero

Serie di racconti

1 IL giardino

2 Emma

3 Poesia “Il trionfo della morte” di Orazio

4 Cicale

5 Le zie

6 Poesia “La Signora in nero” di Angy C.

Autrice Angy C. 

IL GIARDINO

La sera era fresca, sotto la volta celeste illuminata a festa.

Quaggiù dei lampioni retrò diffondevano una luce fioca sulle stradine di granito.

Alle mie spalle la cancellata in ferro battuto, sormontata da un drago alato su cui era inciso: “Il Vittorioso”. Gli invitati si accalcavano per entrare e percorrere un viale illuminato da tante candele colorate, oro, argento, rosso. Nell’aria profumo d’azalee. In lontananza una luminosità crescente mi ipnotizzò. Sembrava danzasse, pulsasse, mi attirava a lei come il fuoco la falena. Il viale si apriva in uno spiazzo molto curato. Al centro una fontana zampillava allegramente.

Intorno felci, muschi e rododendri e gli invitati elegantemente vestiti. Un palco era stato allestito per una piccola orchestra. Musica jazz, la mia preferita.

Ma non vedevo Lidia, la mia ospite. A dire il vero, non mi sembrava il giardino di Villa San Giorgio, anche se, erano passati tre anni dall’ultima volta che venni. Forse la proprietaria aveva cambiato un po’ di cose dopo la morte di suo marito.

Mi aggirai silenziosa, solo il frusciare dello strascico del mio abito mi accompagnava, nessuno mi riconobbe. Laggiù avvinghiati in un tenero ballo c’erano Carlo e Luisa Finetti. Poco oltre un viso mi colpì, tratti decisi, occhi scuri come la notte, bocca sensuale. Eh si, Gianni Lodi Casali era sempre stato un bell’uomo, che non dimostrava i suoi cinquant’anni. Era solo, una coppa di champagne tra le mani, osservava l’andirivieni dei camerieri in livrea, vassoi di tartine al salmone, di frutta esotica e vol- au- vent ai gamberetti. Lidia era sempre stata un’ospite perfetta. Ma desideravo trovarla, un saluto e sarei dovuta ripartire.

La luce in fondo al giardino si avvicinava e non riuscivo a guardarla. Non potevo. C’erano persone laggiù, le sentivo ridere forte, parlare.

Mi avvicinai a Gianni, gli posai la mano sul braccio leggermente, lui si voltò, mi sorrise guardandomi negli occhi.

“Tu! Alla fine ti ritrovo sempre a queste feste, è inutile chiederti come stai no? Si vede."

“sempre un piacere rivederti, caro Gianni…"

“Mi sembra ben riuscita questa festa, che dici? C’è una bella rappresentanza del genere umano. Nobili, vescovi, laici, atei, peccatori e innocenti tutti insieme. E’ l’habitat naturale che preferisci o ricordo male?"

“Io non ho preferenze, dovresti saperlo. Mi ritengo giusta, equa nei miei giudizi. Lascio a ciascuno la possibilità di scegliere come vivere. Tu piuttosto come mai qui? So che non ami presentarti alle feste, mandi sempre degli emissari".

“A volte si devono curare i propri interessi, disse mentre un balenio illuminò i suoi occhi. Scusami un secondo, ti porto qualcosa da bere".

“Aspetto qui".

Guardai oltre la fontana, dietro al palco dei musicisti, lo spiazzo si divideva in due viali. A sinistra vi erano grandi alberi secolari le cui fronde si toccavano creando una galleria verde, sotto la quale passeggiavano donne, uomini e bambini. In fondo brillava la luce possente che avevo già vista, dando origine a uno strano fenomeno ottico : il viale terminava di colpo per trasformarsi in una sfera di luce.

A destra si entrava in un vialetto di salici piangenti, le cui fronde mosse dal vento della sera sotto la luce dei lampioni, sembravano dita lunghe e tese che si protendevano nell’aria agitandosi. Anche qui tante persone si incamminavano verso il fondo del giardino, la luce era più soffusa da quella parte.

Finalmente vidi Lidia, stava entrando da una porta laterale al cancello d’entrata.

Mi avvicinai, lei camminava stancamente, i suoi occhi posati su di me, sembrava non mi vedesse.

“ Lidia ? Dissi quando le fui davanti. Finalmente sei arrivata, non ho molto tempo".

“Sì scusa ma non trovavo un mezzo per arrivare, ero molto lontano".

“Non ti senti bene?"

“Sono molto stanca …"

“Vedrai, un bel sonno e tutto passerà!"

Intanto Gianni ci raggiunse, mi passò una coppa di champagne.

“Gianni questa è Lidia, un po’ in ritardo ma è arrivata".

“Ciao Lidia io sono Gianni, ti vedo provata mi dispiace".

“ Ma lei chi è? Disse Lidia che non aveva mai visto questo invitato".

“ Un amico di Emma".

Emma guardò Lidia, le sorrise. Allungò la mano candida e le toccò la fronte, la accarezzò e le disse: "...ecco Lidia, così,lasciati andare….riposa ora".

Subito Lidia acquisì forza e un nuovo vigore.

Emma le prese la mano e disse che l’avrebbe guidata lei nella sua nuova casa.

Ma Gianni si intromise dicendo: “No Emma l’accompagno io, lei deve venire con me”

Rimasi attonita un secondo, non capivo, ero sempre io che accompagnavo le anime alla biforcazione. Poi loro prendevano la strada che era stata stabilita.

“Di qual peccato si è macchiata per avere l’onore che tu in persona sia venuto a prenderla?"

“Nessuno Emma. Disse Gianni che nel frattempo stava riprendendo le sue sembianze e il suo sguardo nero era ora insostenibile. E’ il tuo peccato che deve espiare".

Poi la prese per mano, si incamminarono verso il fondo dello spiazzo mentre la figura di Gianni prendeva contorni indefiniti. Presero il vialetto a destra dello spiazzo, quello dei salici piangenti.

Migliaia di “mani protese” la accarezzavano.

Io mi voltai, andai verso il cancello e uscii nella notte.

EMMA

Dovevo tornare al giardino di Villa San Giorgio. Dopo le parole di Gianni, una certa inquietudine si era impossessata di me. E non amavo il termine possessione. Sicuramente non mi apparteneva. Anche, non mi piaceva lasciare le cose in sospeso. Non che fosse importante, avevo tutto il tempo. E anche più. Se anche questo fosse un concetto che mi appartenesse.

Arrivata al cancello, presi subito il viale delle candele.

Strano erano ancora tutti qui. Danzavano, parlavano, ridevano e bevevano. Insomma una festa in pieno svolgimento. Nessuno aveva notato l’assenza della padrona di casa?

Ecco vicino alla fontana i coniugi Finetti, sedute su una panchina in marmo le Corelli, madre e figlia, e c’era pure il Ragioniere!

“Signora ! Signora…"

Una voce accorata mi fece voltare, una donna di circa quarant’anni, l’aria seria e un po’ assente. La Signora Dante!

“Sì? Risposi cercando di restare nel triangolo più buio dello spiazzo".

“Signora scusi se la disturbo, non trovo più mio figlio. Ha visto un bambino di circa dieci anni, biondo con un jeans e una felpa rossa?"

“No… non credo mi dispiace".

La Signora mi ringraziò, sì, proprio a me! E se andò.

Mi spostai vicino ai musicisti. C’era qualcosa che non andava, come un pensiero che ronzava, ronzava e non si fermava mai.

Possibile? Seduto a un tavolo, alla sinistra del palco, c’era il famoso attore della mia serie preferita, Jack Kort insieme a due super modelle.

Gianni se la sta prendendo comoda pensai.

Quando eccolo comparire come dal nulla.

“Eccoti qui, disse Gianni avvicinandosi a me. Sei tornata, non ne dubitavo. Mi dispiace per la Signora Lidia ma ha dovuto pagare per colpa tua".

“Colpa mia… è per questo che son tornata… so che non parli a vanvera, ma talvolta semini dubbi e confusione è il tuo passatempo preferito".

“Non mi stavo divertendo con te Emma e non è un rimprovero, tu sei la Padrona. Ma l’ordine delle cose non si può alterare sennò il mondo, così come lo conosciamo noi e gli uomini, subirebbe dei cambiamenti, all’inizio impercettibili poi sempre più importanti. Questo lo sai anche tu".

“Allora devo avere fatto un grosso errore. Solo che non me ne rendo conto. Vado sempre così di fretta! Ma dimmi e tu? Cosa fai? Perché la festa è ancora in corso?"

Non ebbe bisogno di rispondermi. I vari fotogrammi si ricomposero. I Finetti erano sempre nello stesso punto. Da ore. Le Corelli parlavano di cambiare casa al rientro.

Il Ragioniere aveva una riunione importante alle sei del mattino ed erano già le quattro. Non c’era persona più precisa di lui, ordinata e puntuale. Tale da meritargli il soprannome, appunto, di Ragioniere.

La Signora Dante cercava il figlio, l’aveva perduto! Come si fa a perderlo qui?

E l’attore Kort era in dolce compagnia, beveva, molto come suo solito e fra poco avrebbe dato spettacolo per la gioia di tutti i fotografi.

LORO NON SAPEVANO.

La consapevolezza, mi arrivò addosso come un secchio d’acqua gelata, di quelli che ti indispettiscono molto, che picchieresti l’artefice dello scherzo.

“Loro non lo sanno!" Dissi a malincuore a Gianni.

“Esatto. Disse, ridendo sommessamente Gianni, per quanto la sua timbrica possente glielo consentisse. Hai aspettato troppo tempo Emma! Aggiunse con l’aria paternalistica. Adesso vedi di rimediare".

Compito ingrato…pensai.

20 Giugno ore 18 aeroporto Malpensa di Milano.

Il Boeing 777 diretto a Tokyo era pronto per il decollo. Tutti i passeggeri seduti, con le cinture allacciate.

Presi la lista e cominciai a controllarla.

I giovani sposini Alex e Mara, spunta, la nonna Ida con i nipotini di otto e sette anni, spunta, l’avvocato Enrico e moglie, spunta, i coniugi Finetti, spunta, la Signora Dante e figlioletto, spunta, l’attore Kort e le supermodelle Cinthia e Cindy, spunta, Le Corelli madre e figlia, spunta, ……

Finita la lista, accertati i tempi, mi sedetti.

L’aereo era a trentamila piedi di altezza. Il cielo sereno. Nessuna perturbazione.

D’improvviso un boato simile ad un’ esplosione squarciò l’aria.

L’aereo cominciò a precipitare, si aprì in due.

Pochi attimi credo, ai prescelti sarà sembrato eterno questo momento?

Poi il buio e il silenzio.

Mi alzai, guardai Gianni facendo un lieve cenno d’assenso.

Andammo verso la cancellata in ferro battuto, all’ingresso del giardino.

“Eccoli Gianni stanno arrivando".

Passai attraverso file di persone o resti, stracci insanguinati con lembi di pelle attaccata, una donna aveva perso un occhio, l’altra si trascinava e cercava il suo bambino dalla felpa rossa. Chi gridava, chi piangeva, chi si lamentava.

Chi chiedeva dove fossero, cosa era successo. Chi già si incamminava alla biforcazione.

Chi non voleva, si rifiutava di avanzare. I Mastini di Gianni li spingevano.

“Ecco ora lo sanno, sanno di essere morti".

IL TRIONFO DELLA MORTE

Orazio

Si sono sciolte le nevi e già ritornano nei campi le erbe

E le chiome agli alberi;

la terra muta il suo aspetto e i fiumi quasi in secca

scorrono sulle rive;

Una Grazie con le Ninfe e le sorelle Gemelle osa

condurre nuda i cori.

Non sperare nelle cose immortali, ti ammonisce l’anno

e l’alma ora che rapisce il giorno.

I freddi sono mitigati dagli Zefiri, l’estate supera la primavera

Destinata a morire non appena

L’autunno portatore di frutti avrà elargito le messi,

e ritorna la bruma inerte.

Frattanto le celeri lune riparano i danni del cielo:

noi quando discendemmo

dove c’è il pio Enea e dove ci sono il ricco Tullio e Anco,

siamo polvere e ombra.

Chi sa se alla somma dei giorni di oggi, gli dei immortali,

vorranno aggiungere quella del domani?

Di Angy C. Argent

Opera di fantasia, qualsiasi riferimento a nomi di persone, cose o avvenimenti è da considerarsi puramente casuale.

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