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Una storia di valievali

Tre solitudini

Agra

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Pubblicato il 25 marzo 2018 in Altro

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“E’ proprio una bella giornata”. Partiti quando il sole invernale iniziava a scaldare e ancora la gente titubava tra un cappuccino e una brioche, raggiunsero Agra in tarda mattinata. Dopo aver interrogato l’uomo al volante del suo fuoristrada il quale con scortese ironia indicò loro la direzione per il “Giro del Sole”, parcheggiarono l’auto.

“E’ proprio una bella giornata”, ripeterlo colmava di emozione ogni passo su quel sentiero ricoperto di foglie scricchiolanti e illuminato dai raggi infiltratisi tra bianche betulle, ombrosi castagni, maestosi faggi e timidi ciliegi selvatici. Dopo solo un’ora di cammino raggiunsero il punto panoramico che apriva al loro sguardo l’incanto di riflessi argentati del lago e al loro cuore l’intimità di innocenti confidenze. Soprannominata “La terrazza dei segreti”, che fosse l’argento dell’acqua mescolato al cielo infuso coi sentimenti, che fosse il silenzio che svuotava da ogni pensiero, che fosse il mistero alle loro spalle a ricordare l’umana precarietà, o l’inesistente vento che non li avrebbe sollevati da terra per prendere il volo, che fosse altro o il miracolo della vita, lì, loro, in quel momento, erano felici.

Tre solitudini si erano prese per mano per immergersi nelle sfumature di rossi, marroni e verdi, sentirne i profumi e ammirare case dei loro sogni. Un cane abbaiò festoso al cancello e l’uomo gli si avvicinò per salutarlo mentre la padrona sull’uscio raccontava la storia del cucciolo felice. Finché la videro. La curiosità e il desiderio li spinsero oltre il limite consentito, oltre la proprietà privata. Non c’era nessuno fuori, forse c’era qualcuno dentro, però. L’erba era rasata e curata, gerani ormai stinti si affacciavano dal piano superiore. Chiesero permesso. Trovarono un campanello. Si affacciò una donna, confusa e intimorita che per proteggersi da inopportuni visitatori, lì avvisò che il padrone non c’era e lei era occupata a fare le pulizie. Ma loro desideravano più informazioni su quella casa in vendita e non ci volle molto per far lievitare il sorriso da quelle labbra tristi. I ghiacciai si sciolgono con il sole e la paura con i sorrisi. Così la donna cominciò a parlare e li invitò ad entrare, a visitare la casa guidandoli nelle varie stanze. In sala, sopra il camino, troneggiavano i trofei di caccia del padrone. Teste di cinghiali, cervi e caprioli ignari della loro avvenuta morte, accoglievano impassibili i visitatori. Sulla mensola, bossoli di fucili trionfavano in fila indiana dando alla stanza una nota d’inquietudine.

Se fossero rimasti lì ancora un po’ il timore della donna si sarebbe presto materializzato in una tazza di caffè caldo. Tuttavia decisero di congedarsi promettendole che sarebbero tornati presto per parlare col padrone e se l’occasione fosse stata favorevole, assaggiare un buon brasato di cinghiale con polenta.

Costeggiando la staccionata della proprietà ripresero il sentiero nel bosco virando verso il “Giro della Luna”. Animali mimetizzati sbucavano tra il fogliame: scoiattoli, volpi, cuccioli di cinghiale, tacchini, aspettavano di essere colpiti da frecce scagliate da aspiranti cacciatori. Raggiunsero uno spiazzo dove un padre con i suoi due figli si esercitavano al tiro con l’arco sotto l’occhio esperto dell’istruttore. C’è chi gioca alla guerra schiacciando dei tasti su un dispositivo elettronico sentendosi nelle vene la potenza di un dio e c’è chi esercita l’arte della caccia scagliando frecce su animali di polistirolo sapendo che l’unico oggetto che trafiggerà la loro freccia sarà il cuore della persona amata.

L’ultimo incontro fu un tocco di magia, la sorpresa che riporta all’età dell’innocenza, che lascia aperte le porte ai sogni, al gioco che non giochiamo più ma che ognuno di noi si porta dentro. Ora lei si dondolava, in quella lontana trasparenza, nascosta da lunghi fili d’erba dorati. Dove tutto è fermo, c’era lei che si lasciava cullare dal moto ondoso di un’altalena. Ora saliva, ora scendeva, saliva e scendeva, su e giù. “Lasciatemi qui, non dite niente a nessuno” confessava avvolta in quel piacere nostalgico come quando si nasconde gelosamente un tesoro. A lei si unì anche l’altra bambina mentre l’uomo restava distante, sorridendo si limitava a scattare loro qualche fotografia.

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