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Una storia di Massimo.ferraris

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Una bugia che scalda il cuore

Pubblicato il 27 luglio 2017

-Il mondo è pieno di stronze, non puoi negarlo, basta che ti giri intorno, ti fermi ad ammirarne una a caso e questa che fa? Si gira dall'altra parte e ti snobba. E' un dato di fatto, un assioma, una verità incisa nella roccia-.

Lo guardo e mi scappa da ridere per quel suo modo di fare che rasenta il patetico; Mauro è un bravo ragazzo, uno di quelli su cui puoi fare affidamento, ma con una testa che ragiona in modo strano, specialmente quando si tratta di ragazze.

-Metti Gloria- continua, -tre settimane perse a correrle dietro, ad aprirle il portone quando l'accompagnavo a casa, soldi buttati via in gelati e due prime visioni al cinema, e per cosa poi, uno stupido "grazie, sei tanto caro, ma...". Stop, fine delle trasmissioni, solo perchè mi sono allungato per darle un bacio sulla guancia!-.

-Sicuro di non aver sbagliato mira?- scherzo, tanto per sdrammatizzare.

-Prendimi in giro, tanto sono qui apposta per farmi canzonare da uno come te che in fatto di donne se la cava peggio del sottoscritto-.

Mi punge sul vivo lasciandomi un senso di vuoto che allontano scrollando la testa. Da quanto tempo è che nei miei ventitré anni di vita non esco con una? Ci pensa lui a ricordarmelo.

-Matilde, bella zoccola! Ti ha fatto becco per chissà quanto tempo con quell'agglomerato di muscoli di Roberto-.

-Non è vero...- vado sulla difensiva.

-Si che lo è! Presa con le mani nella marmellata da circa un terzo dei nostri amici-.

La storia è semplice: festa di compleanno, raduno al quale Matilde rifiuta di partecipare, ideona del festeggiato di finire la serata al "Glamour", una discoteca alla moda, e dulcis in fundo lei con due terzi di lingua nella bocca di lui spalmati su un divano. Mi sono sentito l'ultimo di questa Terra e ho abbandonato di corsa il locale. I giorni seguenti sono stati un incubo, perchè Matilde non si è accorta della mia presenza, ma ci ha pensato Mauro ad informarla. Lacrime e ore interminabili al telefono, adducendo la storiella ad un momento di debolezza e stanca nel rapporto. Credevo che i sintomi apparissero dopo qualche anno, non tre mesi dopo esserci messi insieme.

-Resta il fatto che nemmeno tu sei un conquistatore- mi difendo. -Siamo sempre in giro in cerca di qualcuna che regga lo sguardo, ma sino ad oggi abbiamo collezionato una sfilza di occhi abbassati...-.

-... e nessuna considerazione, vero...- si siede accanto a me. Siamo in Piazza Garibaldi, la zona più frequentata della città, un agglomerato di negozi e locali in cui sedersi e godersi il passaggio. E' fine giugno, le donne sembrano quasi degli alberi che si spogliano delle foglie, in questo caso vestiti, mettendo in mostra ciò che l'inverno ci ha negato. Due aranciate, che cerchiamo di far durare il più possibile e due settimane di ferie. Abbiamo deciso di prenderle insieme, grazie al signor Mario, il nostro datore di lavoro, che ha assecondato la richiesta. Lavoriamo in un'agenzia che si occupa dello smaltimento di rifiuti speciali e trasformazione degli stessi in prodotti inerti. Un'attività con un grande sviluppo futuro, al contrario del nostro sogno di incontrare la tipa giusta che si sta rivelando un'incognita.

-Mai demordere, forse sbagliamo tecnica- dice Mauro, battendo la mano sul tavolino.

-Ora la tua mente vulcanica tirerà fuori l'idea del secolo, vero?- sono scettico, ma anche divertito.

-Sai che ho sempre la soluzione per tutto. Non vogliono cadere ai nostri piedi in seguito ad uno sguardo ammaliatore? Allora le accalappieremo in un altro modo- si avvicina e abbassa la voce. -Ci fingiamo gay-.

-Cosa?- scatto in piedi come una molla. Di tutte le idee strampalate di Mauro questa è quella da premio Oscar.

-Siediti e stammi a sentire: mica ci dovremo baciare, solo fingere- torno al mio posto.

-Secondo te in questo modo riusciremo a trovare una ragazza?-.

-Ho gia in mente tutto il piano, una cosa formidabile che mi stupisco possa essere uscita dalla mia testa. O forse no... Beh, comunque stai a sentire e poi dimmi se non ho ragione-.

L'ascolto, memorizzo ogni frase, evito di dare giudizi aspettando che il quadro si formi, quindi rimango in silenzio a pensare. Volete sapere che si è inventato?

-Allora, ricapitolando: io e te siamo amici gay di lunga data, all'improvviso scopriamo di essere attratti dall'altro sesso e ci sentiamo confusi. L'unico modo è provare ad uscire con una lei e a questo punto scatta la conversione?-.

-Esatto!- sorride a trentadue denti.

-Ma non ti sembra poco credibile che tutti e due attraversiamo questa crisi nello stesso momento?- la cosa mi fa pensare.

-Uh, quanto sei pignolo! Allora facciamo che io e te ci siamo conosciuti in un gruppo di recupero, con lo stesso problema che abbiamo scoperto di condividere...-.

-Non mi piace scherzare su queste cose: l'omosessualità non è una malattia- lo dico in modo perentorio.

-Ok, sono d'accordo, lo penso anche io, ma qui si tratta solo di sfruttare un'occasione senza danneggiare nessuno. Fidati, sarà una passeggiata-.

Questa frase mi fa prudere, ricordando diversi episodi in cui ci siamo trovati a fare brutte figure o addirittura scappare grazie alle sue brillanti idee. D'altronde la situazione richiede un intervento drastico: dove non arriva lo sguardo si inforcano gli occhiali!

-Ora ci concentriamo sulle coppie di amiche, magari dove una delle due è meno attraente-.

-Perchè scusa: per appiopparmela?- mi sembra scontato.

-Paolo, sei proprio un idiota. A noi interessa entrare in sintonia, di sicuro hanno amiche, quindi se non puntiamo a Miss Strafiga la cosa risulterà più credibile. E poi una delle due sarà passabile, quindi non è detto che preferisca me a te-.

-Grazie, sei un amico- finisco nervosamente l'aranciata. Il passaggio è copioso, la gente sembra non aver voglia di stare in casa con questa temperatura. Buon per noi.

-Quelle due?- Mauro allunga il naso. Una moretta con occhiali, fisico secco ma gradevole in compagnia di un'altra mora molto carina in minigonna. Una ventina d'anni entrambe, facce sconosciute. Ringrazio il cielo di abitare in una grande città e ci alziamo.

-Vado avanti io, tu seguimi- Mauro sembra sapere quello che sta per fare, mentre mi muovo goffamente al suo seguito con l'adrenalina che inizia a schizzare. Si avvicina e le affronta, puntando proprio nella loro direzione; mi accorgo che inizia a sculettare, assumendo un passo blandamente femminile, uno stereotipo che provoca in me fastidio.

-Ciao- dice loro, le due non accennano a fermarsi, sembrano indifferenti. -Aspettate, io e Morgan vorremmo chiedervi una cosa!-.

Morgan? Ma che cazzo sta dicendo? Le due sorridono, quindi quella carina si ferma e lo scruta.

-Sei gay?- gli chiede, a bruciapelo.

-Sino al midollo- risponde secco, per poi correre ai ripari. -Almeno ne ero convinto sino a poco tempo fa-.

-Che vuoi dire- chiede la meno bella. -Una specie di... come si chiama?-.

-Conversione- intervengo io a dar man forte.

-Mai sentita una cosa del genere. Comunque io sono Linda e lei Serena- si presenta quella carina. -Tu sei Morgan, vero?-.

-In verità sono Paolo...- ma il mio amico non mi fa continuare.

-Era il suo nome d'arte- mi guarda e scrolla le spalle, come dire "lasciami fare". -Io sono Mauro-.

-Nome d'arte?- chiede Serena.

-Nessuno, Mauro. Punto- lui no e io si, e che cavolo!

Non sembra esserci nessun imbarazzo, le ragazze sembrano divertite e acconsentono di accompagnarci. Dopo dieci minuti chiacchieriamo come vecchi amici, arrivando a scambiarci battute spiritose. Non sembriamo affatto diversi, Mauro ha addirittura assunto la sua tipica aria da conquistatore. Punta Linda come se fosse una preda. Glielo faccio notare.

-Dici che esagero?- forse un pochino, mi viene da rispondergli.

-Stai calmo, il testosterone inizia a bollire-.

-Sembrate due ragazzi normali- dice ad un tratto Serena, quella che delle due è la più riservata. Guarda Linda, impegnata a parlare con Mauro con uno sguardo dubbioso. Non posso smontare il circo che ha voluto mettere in piedi, quindi decido di occuparmi di lei.

-Lo siamo, solo che c'è confusione in noi- mi dispiace mentirle.

-Però cercate di uscirne fuori, vi proponete, piacerebbe anche a me farlo...-.

Mi blocco e la guardo, dietro agli occhiali leggo tanta sofferenza.

-Che vuoi dire?- le domando.

-A te posso confessarlo, forse è il destino che ha voluto farci incontrare- si stropiccia le dita, prima di continuare. -Mi piace Linda, fin da quando siamo piccole, lei è tutto ciò che voglio-.

La pelle d'oca esplode dal cuoio capelluto sin alle estremità mentre elaboro questa informazione.

-Significa che...- lascio che sia lei a continuare.

-... la amo, si- di nuovo abbassa gli occhi. Gli altri due non sembrano accorgersi di noi, sono avanti una ventina di metri. La nostra bella trovata ci si è rivoltata contro e io ne pago le conseguenze.

-Ma lei lo sa?- chiedo, incredulo.

-Sei matto? Preferirei morire. E poi a lei piacciono i ragazzi, non vedi come fa la smorfiosa con Mauro, anche se è gay, ma è pur sempre un ragazzo-.

Già è quello che crede e che vorrei sconfessare, ma non me la sento, sarebbe troppo doloroso per Serena. Si è fidata, credendo di trovarsi davanti una persona affine e dichiarare di essere etereo la distruggerebbe.

-I tuoi lo sanno?- mi domanda. -Cioè sanno che lo sei e che vi frequentate?-.

-No, no! Io e Mauro siamo solo ottimi amici, non... c'è mai stato nulla tra noi- cavoli che situazione. Devo comunque rispondere. -Lo sanno e hanno accettato. E tu?-.

-Sono figlia unica, papà si aspetta grandi cose da parte mia. Mia zia, sua sorella, ha perso due figli e l'unica della famiglia è la sottoscritta. Pensa che mi ha aperto un conto corrente su cui versa ogni tanto dei soldi destinati al mio matrimonio- è sul punto di piangere. -Come faccio a confessare che mi piacciono le ragazze? Ne morirebbero. Mamma è una all'antica, una di quelle che quando in tv si parla di problematiche giovanili cambia canale imbarazzata. Con lei non ho mai parlato di nulla che sfiora la sfera del sesso, figurati lo venisse a sapere- si asciuga una lacrima, poi lancia la bomba. -Fammi entrare nel gruppo, forse è solo un problema che posso affrontare e guarire-.

Mi sento scosso, incredulo di ciò che sta accadendo, ma istintivamente la abbraccio.

-Non hai niente che non va e non hai bisogno di nessun gruppo- rimaniamo stretti per qualche istante, sino a quando sento un fischio: è Mauro.

-Non ti si può lasciare solo un istante che esce fuori il predatore!- ride divertito, Linda fa altrettanto. Si avvicina e abbassa la voce. -Non c'è più bisogno di fare la commedia: non ce l'ho fatta e ho confessato il nostro piano-.

Vorrei sprofondare, anzi mi piacerebbe veder lui cadere inghiottito nelle viscere della Terra.

-Di che piano parla?- Serena capisce che qualcosa non va. Ci pensa Mauro a chiarire le cose, col suo solito tatto.

-Io e Paolo non siamo gay, quindi se ti piace, e da come l'abbracciavi direi di sì, è tutto tuo-.

-Vaffanculo!- esplodo, con una rabbia che riesco a trattenere a stento. So di essere in mezzo alla strada, che decine di occhi ci fissano, ma l'istinto prevale e gli sferro un pugno in pieno viso. Cade all'indietro, incredulo, rimane a terra non capendo che sta succedendo. Rimango in piedi tra i singhiozzi di Serena e l'espressione spaventata di Linda.

-Scusa, scusa...- mormoro a Serena, poi mi allontano di corsa, sentendo sulle nocche il dolore di un'amicizia sbriciolata. Attraverso la piazza, prendo la prima via sulla destra e corro sino a raggiungere una fermata della Metro. Ho il fiatone, la testa mi pulsa come se mi fossi sbronzato. Seduti sul muretto due ragazzi che si baciano, in modo bello e pulito, altri due per mano salgono la scalinata. Come vorrei essere al loro posto, in questo momento sarebbe un balsamo per la mia anima tormentata.

Mauro e le sue idee, io che mi faccio coinvolgere senza ragionare con la mia testa. Qualcuno mi tocca la spalla, mi volto: è Serena. Non ho parole per scusarmi, provo solo tanta vergogna, mentre lei si meriterebbe che le chiedessi perdono.

-Tutto bene?- mi domanda, invece di coprirmi di insulti. Le lacrime non rigano più i suoi occhi.

-Scusa...- ripeto nuovamente, ma lei scuote la testa.

-Lo hai già fatto e ho apprezzato. Sei un ragazzo trasparente, si vede dalla reazione che hai avuto, dal modo gentile che hai usato nell'ascoltarmi. Sono felice di averlo fatto con te-.

-Non lo dirò mai a nessuno- è la verità.

-Lo so, come so che, se vuoi, potremmo diventare ottimi amici. E poi conosco tante ragazze...-.

Il mondo all'improvviso si colora di azzurro, la testa smette di pulsare. Un'amica, quando mai ne ho avuta una? Una speciale come lei, con la quale condividere un segreto, ma anche tante altre cose che il futuro ci riserverà.

-Tante... quante?- chiedo con un sorriso, poi l'abbraccio e mi sento felice.

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