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Una storia di OrnellaStocco

Questa storia è presente nel magazine Storie di Donne

Quell'estate che sembrava non volesse finire mai

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Pubblicato il 13 agosto 2018 in Altro

Tags: estatemareamorevacanze

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Il caldo sembra sempre lo stesso. Il sole scurisce la pelle. La sete aumenta al ritmo della temperatura. La luna ritorna puntuale e immensa nelle calde notti estive. Tutto è immobile. Ed è come se il tempo si fosse fermato e autunni, inverni e primavere non fossero altro che nomi sul calendario. Stagioni immaginarie.
La luce del giorno stancamente lascia spazio alla notte lunga e afosa.
Ed è ancora estate e sembra sempre la stessa. Fotogrammi impressi nella memoria. Sfuocati dalla luce violenta del sole.

-Bambini prendetevi per mano che entriamo in acqua. Forzaaa... una corsa e tutti dentrooo.


A quel tempo la parola "animatore" non l'aveva mai sentita nessuno. Esistevano le "signorine" che erano tanti animatori in un'unica persona. Infermiere, maestre, cantanti. Consolatrici per innato senso materno. Presentatrici, conduttrici di serate in riva al mare a raccontare di una certa Cenerentola che in una notte magica perdeva la sua scarpetta di cristallo. E noi bambine, con grandi occhi spalancati e azzurri come il cielo e il mare, eravamo già sedute su quella carrozza a forma di zucca trainata da mille topolini, sognando già il nostro principe azzurro.
L'urlo festoso di quel piccolo esercito che si teneva per mano, si mescolava all'odore di salsedine, all'odore di crema "Nivea". Il mare aveva scintillii dorati, cristallino come certi mari a noi sconosciuti, ci accoglieva in quella limpidezza perduta per sempre. Gli ombrelloni piantati sulla sabbia di sghimbescio, riparavano dal sole sfiniti venditori ambulanti di cocco. La spiaggia era ancora una distesa selvaggia punteggiata da rinsecchiti cespugli.

Niente stabilimenti balneari.

Niente lettini sempre più accaniti in un’unione millimetrica. Niente suonerie.
Esisteva solo mare, sole e sabbia. Tutto sembrava più autentico. La natura si concedeva in pace, in un contesto non ancora snaturato, violato dalla mano dell'uomo. Le morbide curve delle dune non avevano subìto lo scempio delle ruspe e l'odore di salsedine dava un senso alle vacanze.
Scrutavo l'orizzonte pensando, nella innocenza dei miei primi dieci anni, che alla fine di tutto quel mare non ci fosse niente altro e che il cielo lo toccasse lì in fondo dove ogni tanto si scorgeva una vela bianca passare come sospesa. Un sogno che ho potuto vivere realmente, inconsapevole che un giorno avrei ricordato quei momenti come un dipinto.
Dio come sembrava tutto bello allora.
Io che avevo dieci anni e ancora non capivo bene perché tornava sempre quel caldo.
Io che dentro a quegli occhi grandi e le estati sembravano lunghissime.

Io che quel mare così non lo avrei più rivisto.

Poi la sera, prima del "Silenzio", quella struggente musica che usciva come per miracolo da un aggeggio a noi sconosciuto, si cantava, si parlava, si rideva seduti sulla grande scalinata della colonia.
“Carmen Frova” Jesolo Lido. Estate di un anno che non ricordo.
Fausto Leali cantava “A chi”. Adriano Celentano “Azzurro” .
Noi bambini pensavamo che i nostri genitori non sarebbero più venuti a prenderci e saremo per sempre rimasti lì. Un mese ci sembrava un tempo infinito e le giornate erano lunghissime.
Quell'estate sembrava non volesse finire mai.

-Non penserai di uscire vestita come una...una...
-Mamma! Ma siamo in estate, fa caldo! E poi devo andare al mare non a sciare...
-Mettiti un paio di pantaloni sennò non vai da nessuna parte...

Io che a quindici anni mettevo la gonna corta nella sacca. E indossavo i jeans di fronte a mia madre.
Io nell'attesa di crescere.
Io che le estati sembravano non finissero mai pensando che mai sarei diventata donna.
Io con quella maglietta fina.
-Devi arrivare all'altare pura...
E mia madre che mi vedeva già con l'abito immacolato.
La strada verso il mare alle due del pomeriggio era deserta. Daniele guidava la sua cinquecento buttando, dopo ogni curva, lo sguardo sulle mie gambe.
-Ti va se ci fermiamo un attimo?
Sesso era una parola. Amore era un'altra parola. Il vocabolario consultato innumerevoli volte non aveva dato nessun esito in fatto di emozioni.
Poco più che bambini affrontavamo quell'inizio di vita senza un perché. Io non avevo mai visto un uomo nudo. Al massimo in costume. Lui che le donne nude, forse, le aveva viste solo sui giornali per adulti. C'erano tante cose da scoprire in quella giornata piena di sole e di attese. Di baci senza passione.
Passione. Un'altra parola astrusa. Non conoscevo ancora la passione. Conoscevo Daniele.
Un campo di granoturco poteva essere il posto perfetto per le prime effusioni. I primi assaggi di un qualche cosa che doveva ancora venire.
-Sono quasi le quattro, arriveremo tardi, ho voglia di fare un bagno dai Daniele stai fermo con queste mani...
-Le giornate sono lunghe, il sole scalda fino a sera, dai fatti toccare, fatti baciare...

Stesi tra inconsapevoli pannocchie mature, lasciai che la ragazzina con la maglietta fina diventasse donna. Arrivammo in spiaggia nell'ora del tramonto. Il mare era una tavola verde con sfumature rosate appena increspata da onde sfinite,ferma. Come il mio respiro. Lacrime salate come l'acqua bruciavano le guance e l'anima.
Avevo deluso mia madre. Non ero più una bambina e il ragazzo che non mi aveva reso felice sarebbe diventato un giorno mio marito.
Baglioni cantava “Questo piccolo grande amore” .
"Quella sua maglietta finaaa tanto stretta al punto che immaginavo tutto e quell'aria da bambinaaaa..."
Estate 1975. Ed era un'altra estate che voleva non finire mai. ​

Il mare della Sicilia era una tavola argentea sotto una luna immensa.

Io con la pelle calda di giornate di sole.

Io che la passione non era più una parola ma una emozione che mi aveva fatto tremare. Lui che voleva essere l'uomo della mia vita. L'unico.

Io che la mia libertà dilaniava ogni mio concetto di fedeltà. Di continuità. Ma l'amore era entrato nel mio cuore. Un sentimento che per un tempo è riuscito a fermarmi. Per una notte intera. Per un'estate che ha saputo farmi vibrare di piacere, di sudore.
Ero consapevolmente donna.
Quell'estate con il frinire delle cicale che ora sono qui a ricordarmi carezze intime e un piacere mai provato. Adesso che solo il caldo è sempre uguale.
Quella vacanza sensuale permeava ogni mio desiderio. Sublimava ogni mio sospiro.
Anelava un futuro immaginato nelle lunghe sere d'estate ancora sola nel mio letto.
E per un attimo, un solo lunghissimo attimo, sperai che quell'estate non finisse mai.
Neil Diamond cantava “September morn”.
"Resta ancora un po' e lascia che io ti guardi...perché ora sei diventata una donna..."
Eccole le mie estati che sembrano tutte uguali.
Le metto in fila, sono ordinate nei miei ricordi. Salate come il sudore che ora bagna la fronte. Il sole è sempre lo stesso, anche il caldo.
No, adesso fa più caldo sarà che non metto più quella maglietta, sarà che ​ogni estate sembra sempre uguale ma... no, non lo è.

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