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Una storia di Francesca23

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Studio: per passione o per guadagno?

I "non-lavoratori" che tolgono il posto ai potenziali "lavoratori"

Pubblicato il 09 maggio 2016

Durante i miei studi superiori, ho compreso una cosa molto importante dell’economia aziendale, e cioè che si produce ciò che si vende e non il contrario. Applicando questa “regola” al mondo reale, più precisamente a tutti quei ragazzi che si accingono a terminare gli studi liceali e iniziare quelli universitari, la regola in questione potrebbe essere riproposta sotto la seguente frase e domanda: “si studia ciò che ci permette di guadagnare o ciò che ci appassiona?”

Riuscire a combinare le due cose sarebbe come fare ambo a tombola al primo colpo, ma purtroppo il mondo reale ci sputa in faccia la sua spudorata realtà, e cioè che non sempre le cose che amiamo fare ci consentono un solido guadagno.

Quindi mi chiedo, è giusto rinunciare ai propri sogni per un redditizio stipendio futuro? Molti di voi potrebbero rispondere di si, dato che con la crisi che si sta affrontando riuscire a trovare un posto fisso è un vero e proprio miracolo, altri invece potrebbero dire di no, accontentarsi di un modesto stipendio e svolgere una professione che realmente li appassiona.

Certo, i soldi sono importanti, ce lo insegnano da tutta un vita se ci fate caso (studiamo per avere un istruzione, l’istruzione ci serve per lavorare, lavorando si riceve lo stipendio), ma lo è anche la passione che ci si mette nelle cose, anche perché se non si è appassionati alle materie che si studiano, quei tre o cinque anni di università diventano un biglietto di sola andata per l’inferno con Ade al timone. (ADE REGNA!!!!)

E forse è proprio per questo motivo che le iscrizioni universitarie hanno rivelato un notevole calo negli ultimi anni.

Crisi economica, Test d’ingresso (che senza una raccomandazione o un attestato dal Papa sono impossibili da superare) e professori fin troppo esigenti (che pare prendano gusto a bocciare ripetutamente i loro studenti) hanno diffuso e tutt’ora stanno diffondendo, uno scoraggiamento tale tra i giovani che non li spinge neanche a visitare l’istituto. Molti ritengono più conveniente arruolarsi nelle forze armate, assicurandosi così uno stipendio, piuttosto che perdere un paio di anni della loro vita ad esaurirsi sui libri di scuola.

Se la marcia e il duro allenamento non vi spaventa buon per voi, i restanti ragazzi invece che preferiscono studiare, il più delle volte lo fanno per allontanarsi da casa. Certo se si hanno le idee chiare sul proprio futuro la cosa non può che essere un vantaggio per il diretto interessato eppure il processo è lungo e per niente lineare.

Chi vuole diventare un insegnante per esempio deve studiare sodo e farsi 30 rosari al giorno per sperare di passare il test d’ingresso, e una volta dentro deve sopportare il tutto per 5 anni. Come fattore positivo c’è che una volta fuori non è necessario effettuare un concorso per entrare in graduatoria, ma lo si è già automaticamente. Una cosa fantastica certo, e sopportabile sotto un certo punto di vista, eppur c’è del marcio. Bisogna infatti aspettare un paio di anni prima che scali la lista e lo stipendio è nettamente inferiore rispetto a quello di un carabiniere o finanziere.

Ed è per questo motivo che molte persone rinunciano ai propri sogni per i soldi, e preferiscono fare due anni di accademia per poi vivere tutta una vita svolgendo il lavoro tanto odiato eppur redditizio. Ma questo discorso vale anche al contrario, molti preferiscono prendersi una laurea a vuoto pur di non restare in casa, scoraggiati dal fatto che non riescono ad entrare in polizia ad esempio.

Personalmente parlando, per quanto lo stipendio possa permettere di vivere dignitosamente, le persone dovrebbero anche fare qualcosa che le aggrada e che le faccia sentire felici, altrimenti si rischia di annoiarsi del proprio lavoro e a non farlo affatto, andando a firmare il cartellino di servizio e scappando via, magari anche in mutande, del resto il lavoro in questione è così noioso che cala anche la voglia di mettersi i pantaloni.

E’ un circolo vizioso che, oltre a risucchiarci nella spirale velenosa del denaro, aumenta il malcontento giovanile.

Non è vero che noi ragazzi non vogliamo studiare e che preferiamo vivere una vita da nababbi a spese di mamma e papà, semplicemente non vediamo il motivo di un tale sforzo se poi vanno avanti solo raccomandati nulla facenti, che sotto costrizione di padri e madri troppo esigenti disposti a tutto per i loro figli, finiscono per lavorare in capi che non sono di loro competenza.

Quante volte abbiamo sentito la frase: “Mio figlio diventerà un avvocato perché in famiglia lo siamo tutti da generazioni” e abbiamo riso tra noi consapevoli del fatto che il ragazzo in questione era una testa vuota che non avrebbe neanche fatto uscire l’omino dal labirinto dietro la scatola dei cereali.

E l’illusione è davvero un gravissimo problema. Quante volte i genitori spediscono i propri figli a un liceo anche se non è un luogo adatto al loro, e così influiscono anche sulla loro scelta dell’universitaria e lavorativa.

Il problema è che siamo costantemente bombardati da falsi messaggi minatori che ci consigliano e stra consigliano cose su cose che in realtà offuscano solo i nostri desideri.

Bisognerebbe chiudere quelle voci fuori della stanza e domandarsi: Ma cosa voglio io dalla mia vita? Cosa mi piace cosa desidero fare? E questa cosa che a me piace mi permetterà di guadagnare e far vivere la mia futura famiglia dignitosamente?

Se la risposto a quest’ultima domanda è no, allora si arriva anche a compromessi con se stessi, si fanno dei piccoli sacrifici, e si cerca di affrontare al meglio la nostra vita futura. Buttarsi senza riflettere in un qualcosa che a metà percorso comprenderemo di aver sbagliato è inutile, perché sarà troppo tardi e nessuno potrà restituire il tempo perduto.

Un’attività controvoglia però non crea solo danni alla società, ma anche allo nostra salute e a quella di chi ci circonda.

Basti pensare a tutte quelle esaurite maestre o infermiere che ogni giorno uccidono e trattano male un sacco di gente indifesa. Bambini e malati quale minaccia possono mai rappresentare?Eppure tutta questa gente “mangia pane a tradimento”, ruba un sacco posti di lavoro a persone che magari vorrebbero davvero diventare insegnanti o infermieri, per curare, istruire, accudire ed educare chi ne hanno bisogno.

Tutti coloro che non svolgono il loro lavoro sono la parte marcia della mela e va eliminata, perché rallentano lo sviluppo della società e non consentono ai ragazzi di lavorare, i quali sono costretti ad emigrare all’estero in cerca di stabilità.

E noi vogliamo davvero farci scappare certe menti brillanti solo perché ai politici piace riscaldare le poltrone in Parlamento e ingozzarsi di ostriche non facendo niente per noi cittadini?

Perché non si potrebbero eliminare i vitalizi invece, aumentare gli stipendi per tutti i lavoratori e mandate a casa tutti coloro che non vogliono lavorare? La gente non solo sarà più invogliata a rimanere nel proprio paese, ma inizierà a studiare per il lavoro dei propri sogni, perché qualsiasi esso sia gli permetterà di vivere dignitosamente. Così le persone non si aggrapperà più a false disillusione, ma alle loro vere passioni, senza rinunciare ai propri sogni.

In Germania e altre zone d’Europa si fa di tutto per incentivare i giovani e permettergli di inserirsi nel mondo del lavoro, noi invece abbiamo tanto e non sappiamo sfruttarlo.

L’unica cosa in cui possiamo affermare di esserci specializzati sono i programmi spazzatura come il Grande Fratello , L’isola dei famosi o peggio ancora Uomini e Donne, che convincono i ragazzi che l’unico modo per guadagnare è essere famosi e andare in televisione, sia come tronista che come politico.

Tante chiacchiere e pochi fatti non cambiano le cose, e le parole possono essere dimenticate o modificate. Ma del resto che volete farci, tra amore e squallore, questa è l’Italia.

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