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Una storia di AnnaCibotti

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NOTE NELLA NOTTE

Pubblicato il 14 gennaio 2017

NOTE NELLA NOTTE

di Anna Cibotti

Un pallido raggio di luna attraversava il nero della notte lasciando una scia nebbiosa di luce che biancheggiava forme indistinte e in movimento.

Gli anelli di ferro a cui erano attaccate due corde robuste ai lati di un seggiolino di legno, cigolavano stridenti al cullare di quell'altalena solitaria.

La muoveva solo il vento che ne accompagnava il ritmo regolare.

Avanti... indietro, ancora avanti, ancora indietro.

Lenta e regolare come i passi dell'ombra di un uomo proiettata nell'erba, allungata e ingigantita dalla fioca luce di un lampione.

L'albero era là.

Lo si vedeva appena.

Una grossa corda pendeva da un ramo robusto.

Un cappio con nodo scorsoio pronto per l'uso.

L'uomo pensò alla fune che legava la sua barca alla pitta del molo impedendole di prendere il largo, proprio come lui.

Legato dalle corde invisibili della sua sofferenza; intrecciate a un destino intriso di solitudine.

“Basta poco...”, pensava.

“Infilare la testa e stringere il nodo... un attimo!

Si avvicinò.

Alzò lo sguardo verso la luna in un ultimo pensiero di vita.

Una dolce melodia interruppe il suo avanzare verso l'ultimo gesto.

L'archetto accarezzava le corde di un violino, tese e vibranti in una musica struggente d'addio.

Mani invisibili suonavano per lui.

Anche l'altalena e le sue corde erano immobili, adesso.

L'uomo pensò che avrebbe mollato la cima e sarebbe salito sulla barca per sentirsi libero di andare.

Provò ad accompagnare la musica che sentiva con la voce in sordina, ma le sue corde vocali emisero solo un rauco brontolio.

Guardò verso il cappio e sorrise.

Camminò verso il solitario lampione che lo guidò verso la strada del ritorno.

La luna stava scomparendo e con lei le sue corde invisibili e non.

Ne avrebbe vista un'altra domani e per tante notti ancora.

Appoggiò un violino immaginario sulla spalla e con l'archetto tra le dita, finse di suonare.

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