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Una storia di FrancescoFrancica

Questa storia è presente nel magazine Musica & Parole

'O fatto Niro

niro niro comm'a che...

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Pubblicato il 25 luglio 2018 in Recensioni

Tags: folk musica storia

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Se davvero il germe della musica italiana d'autore va ricercato tra i carruggi di Genova tra l'odore della salsedine con la mano stretta al portafoglio, l'origine del pop italiano, e quando penso al pop penso alla musica popolare, quindi si deve per forza passare dal folk, non può che puzzare ancora di salsedine con la mano stretta ancora al portafoglio, solo che stavolta è illuminata dal sole di Napoli.

L'autore del pezzo si chiama E.A. Mario (pseudonimo di Giovanni Ermete Gaeta) autore tra l'altro di quella canzone del Piave che nel dopoguerra fu persino proposta come inno nazionale, poeta, mazziniano e napoletano verace. La canzone la scrisse sull'onda della commozione quando l'amico e coautore Edoardo Nicolardi, ai tempi (1944) dirigente dell'ospedale napoletano Loreto Mare, in una serata insieme, gli raccontò del fatto curioso e assai scandaloso per i tempi, successo nel reparto di maternità dove una giovinetta napoletana aveva messo al mondo un bambino di colore. Certo nella Napoli liberata, inginocchiata dal dopoguerra e occupata dagli americani (afroamericani compresi) la fame era tanta e per "le sigarette a papà, caramelle a mammà, biscuit ai bambini" ci scappavano anche i "due dollari alle signorine" che si prestavano a compiacere i desideri sessuali dei giovani soldati. E.A. Mario non condannò l'evento, anzi sentì la famosa stretta al cuore e disse: "È 'na mamma curaggiosa! È 'na mamma chiena 'e core! Edua', facimmo 'sta canzone!". Gli interpreti del pezzo sono stati molti, ma chi davvero seppe rendere onore e restituire il giusto colore e calore al coro greco che nel mercato parla del fatto (ed il fatto è nero nero) fu la NCCP (nuova compagnia di canto popolare); gente del calibro di Eugenio Bennato (frattelo del più celebre Eduardo), Carlo D'Angiò Roberto De Simone Peppe Barra, straordinari teatranti e musicologi prima che musicisti.

E' proprio nella loro versione che il tutto diventa un poetico spaccato di una società in estrema difficoltà ma sempre densa di vita ed mozioni tipiche della passione napoletana. Se si sta ad ascoltare bene si vedono le piazze, i vichi, si sentono le risate dei soldati in licenza, si sentono cantare i bimbi che fanno il verso ai soldati e alle loro canzoni ("Lay that pistol down, babe, Lay that pistol down" di Bing Crosby distorta in un grammelot partenopeo "E levate 'a pistuldà uè / e levate 'a pistuldà"), o le donne sfinite dalla fame che “se non era po' contrabbando mo' stavo o camposanto” perché si poteva mangiare solo “...'e capill' in copp'e rrecchie”.

Aggiungono nuove parti di testo, amplificano le conversazioni in una iperbole di tragicità nella poetica delle metafore napoletane che nella seconda parte della canzone, sullo stesso giro ritmico scivola in qualcosa di nuovo ma che mantiene comunque le caratteristiche della tammuriata.

James Senese, glorioso sassofonista, napoletano verace dalla pelle nera, figlio di una delle “signurine” rimaste “sott’a bbotta, ‘mpressiunate dopo ‘na guardata”, pone l’attenzione sul testo che trova, seppur edulcolato da una musica potente e coinvolgente, razzista: condanna ad una vita di discriminazioni un bimbo che comunque sia sempre diverso resterà e quando “Si niro” devi giocoforza conquistarti una tua dimensione diversa dalla normalità.

La musica ti travolge, incalza potente tra colpi di nacchere, putipu, ricami di mandolino, fischietti di ottavino e le polifonie e i raddoppi del coro. Poi non riesci a stare fermo perché quando la tarantola ti pizzica l'unica cosa che puoi fare è saltare e sudare altrimenti non guarisci... e questa è una tarantella, una pizzica, una tammuriata, anzi è La Tammuriata Nera e qua di poesia ce n'è da vendere (ai mercatini di contrabbando).


Nuova Compagnia di Canto Popolare – Tammuriata Nera

Li sarracini adorano lu sole – EMI - 1974

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