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Una storia di LuigiMaiello

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Luciano Floridi: La quarta rivoluzione.

Come l’infosfera sta trasformando il mondo - La mia recensione

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Pubblicato il 07 maggio 2018 in Recensioni

Tags: digitale infosfera libri lucianofloridi quartarivoluzione

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Luciano Floridi nel suo nuovo libro La quarta Rivoluzione - Come l’infosfera sta trasformando il mondo ci offre la possibilità di riflettere molto da vicino su alcuni argomenti che riguardano tutti noi, abitanti del mondo e della rete.

In che modo gli sviluppi nel campo delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione (le cosiddette ICT) stanno cambiando il nostro senso del sé, la maniera in cui relazioniamo con gli altri e anche il modo in cui diamo forma al mondo e interagiamo con esso?

Nel suo nuovo saggio pubblicato dalla Raffaello Cortina Editore, Luciano Floridi mette in evidenza la necessità di una nuova filosofia dell’informazione “quanto filosofia del nostro tempo per il nostro tempo”.

La quarta rivoluzione.

Ci troviamo al principio di una profonda rivoluzione culturale: nell’infosfera, all’alba di un nuovo millennio e il nuovo saggio del filosofo nato a Roma, ma trapiantato in Inghilterra da tanto, ci può servire come guida per comprendere e attraversare questo passaggio epocale che rappresenta una quarta rivoluzione, dopo quelle di Copernico, Darwin e Freud.

Come affrontare cambiamenti che in tanti (troppi?) osservano in modo apocalittico, immaginando un futuro di sottomissione dell’uomo alle macchine? Prima di tutto, come sempre, bisogna comprendere di cosa stiamo parlando.

Secondo l’autore sono stati proprio l’invenzione e lo sviluppo delle ICT a fare la differenza tra chi eravamo, chi siamo e chi potremmo essere e diventare.

Floridi traccia un percorso in cui fa dipendere l’evoluzione dell’umanità dalle infrastrutture di conservazione e trasmissione delle informazioni che traccia per sommi capi: dagli scritti sumeri realizzati sulle tavolette di argilla, all’invenzione della stampa a caratteri mobili di Gutenberg (4000 anni dopo) fino all’aumento di capacità di processare, conservare e diffondere dati che l’ulteriore salto computazionale di Alan Turing ha prodotto.

Onlife

Il prossimo stadio nello sviluppo dell’età dell’informazione sarà (è) caratterizzato dall’esperienza onlife, dove le dicotomie scontate come quelle fra reale e digitale o umano e macchina non sono più sostenibili in maniera nitida.

Il limite tra il qui (analogico) e il là (digitale) diventa sempre più sfumato, perché il mondo digitale online trabocca nel mondo analogico offline.

Facciamo un passo indietro, tornando per qualche attimo a un’epoca pre-digitale: ricordate come facevate per vedere com’era un posto? Dove andavate a vedere immagini e video? Come decidevate i posti in cui andare in vacanza?

Prima di Internet (e di Google) quali erano le nostre fonti?

Millenial e generazione Z.

Ecco spiegate gran parte delle differenze tra la generazione X (nati tra i primi anni 60 e primi anni 80) e le generazioni Y (i cosiddetti Millenial) e la generazione Z (nati a fine anni novanta). Questi ultimi non sono abituati a vivere in un mondo senza social media, ma neanche a vivere in un mondo in cui ci sono libri non disponibili online (Amazon è nata nel 1995).

La generazione Z è nata online, non conosce il rumore che faceva il modem per connettersi (quando riusciva a farlo), così come la generazione X non conosce di certo i rumori che emetteva il telegrafo.

“La prima cosa che fa la generazione Z fa di questi tempi, allorché si trova davanti a un dispositivo ICT, è interagire toccando lo schermo, invece di toccare una tastiera”

Stiamo cambiando e insieme a noi cambia il nostro modo di guardare le cose: stiamo abbondando una prospettiva materialistica e storica, in cui gli oggetti fisici e i processi meccanici hanno un ruolo chiave, per approdare a una prospettiva informazionale e iperstorica. Gli oggetti e i processi sono in tal modo svuotati dalla loro connotazione fisica, perché tendono a essere concepiti indipendentemente dal loro supporto materiale.

Di nuovo è un problema di comprensione e preparazione, di trovare le parole, i concetti e i modi giusti per spiegare questi cambiamenti, senza rimanere ancorati a una semantica costruita sul tempo passato che tenta di afferrare “ciò che sarà” in tutta la sua inadeguatezza.

Identità

Lo sviluppo delle ICT influisce anche sulla concezione di sé e della propria identità, perché si configurano, come vere e proprie “tecnologie del sé” (Michel Foucault).

“Un numero crescente di persone trascorre la propria vita adulta su Facebook, Google+, Linkedin, Twitter, blog, YouTube, Flickr e così via. Per queste persone, interrogarsi sulle proprie identità online, trattarle come un serio work-in-progress e adoperarsi quotidianamente per dare loro forma e aggiornarle, è una cosa seria.”

Siamo la generazione iperconsapevole di sé, che condivide attraverso i social network (e non solo) i propri gusti personali, recensioni, pareri, ma anche esperienze intime.

Tutti troviamo nel web uno strumento di affermazione della nostra identità: mostriamo i nostri discorsi, vestiti e passioni per farci conoscere.

Siamo immersi in un flusso continuo di micro narrazioni, e le tecnologie influenzano anche i nostri rapporti sociali e relazioni. Banalmente, quante amicizie, amori e anche avventure di una sera sono nati online?

Interessante è il rapporto tra condivisione e ricordo. On line infatti noi esternalizziamo molti ricordi, ciò significa che in futuro godremo di meno libertà nel ridefinire noi stessi, una minore libertà per la nostra narrazione e per la ricostruzione che ognuno fa di sé.

Se dimenticare è una parte integrante del processo di costruzione del sé, non potendo dimenticare, cosa accade?

Conclusioni

Luciano Floridi descrive al meglio lo scenario di questa nuova era che ci troviamo ad affrontare, ponendoci di fronte al necessario rinnovamento delle categorie e del lessico utilizzato. Lo fa in modo semplice e facendo ricorso anche al mondo letterario, per spiegare i concetti con un linguaggio e uno stile sempre accessibili: Virginia Woolf, Isaac Asimov, Madame Bovary di Proust, George Orwell, J. D. Salinger, e ovviamente riferimenti anche dal mondo dela tecnologia, della fisica e della biologia.

Ed è questo il merito più evidente di questo lavoro – assieme all’estrema accessibilità delle argomentazioni: il libro vuole parlare al lettore non esperto, al cittadino dell’infosfera comune, che la vive e allo stesso la costruisce in ogni momento.

Luciano Floridi – Biografia

Luciano Floridi è professore ordinario di Filosofia e etica dell’informazione presso l’Oxford Internet Institute dell’Università di Oxford, dove dirige il Laboratorio di etica digitale. È inoltre faculty fellow e direttore del gruppo di ricerca in Etica dell’informazione dell’Istituto Alan Turing. È presidente della Commissione etica dell’EMIF - European Medical Information Framework e membro di varie commissioni sulla dimensione etica della protezione e della gestione dei dati (gruppo consultativo dell’Unione Europea sulle dimensioni etiche della protezione dei dati; gruppo operativo sulla gestione dei dati della Royal Society) e del gruppo di lavoro sul “diritto all’oblio” di Google.

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