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Una storia di Franco.frasca.bhae

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NEL FONDO DI UNA TAZZA

Pubblicato il 15 agosto 2015

La stanza era quasi al buio. Un po’ di luce filtrava solo da una finestra coperta da una tenda color nocciola con strani ghirigori ricamati ai lati. Sembravano rami di alberi o forse semplici intrecci di fili. Tano, il meccanico di biciclette se ne stava seduto in silenzio con le mani poggiate sul tavolo di noce italiana e aspettava. La mamma dritta davanti alla cucina a gas in attesa del solito gorgoglio e dell’inebriante profumo. Arrivarono entrambi quasi all’improvviso. Il caffè nero, schiumoso, irrefrenabile con tutti i suoi sapori e odori di terre lontane e d’oltre oceano. Versò il liquido fumante in un bricco di porcellana bianca e si sedette anche lei e poi indicò la tazzina anch’essa bianca, posata sul tavolo, che aveva una forma strana.

“Devi stare attento. Custodisce il tuo destino, lo sai?”.

Tano come per paura di infrangere le regole annuì con la testa e delicatamente sollevò tazza e piattino e glieli tese e poi sussurrò con un filo di voce.

“ Nessuno altro ha potuto aiutarmi. Magari lei può dirmi cosa fare”.

La mamma guardò me per la prima volta con aria soddisfatta come per dirmi – Hai sentito di cosa sono capace? - . Era la prima volta che ero ammessa a quegli strani incontri che quasi ogni mattina avvenivano nella cucina della mia casa, ne ero stata sempre esclusa e quando c’erano persone la porta restava sempre chiusa ed io sapevo che non mi dovevo azzardare ad entrare. Riempì la tazzina e impartì le istruzioni.

“ Prima bisogna berlo. Solo da un lato, altrimenti non vale e tutto d’un fiato, mi raccomando”.

Tano tirò un sospiro profondo, rovesciò la testa all’indietro e con una smorfia, forse perché era ancora bollente, si scolò in un sorso tutto il caffè. La mamma gli porse la mano.

“ Ecco … ora dalla a me”.

Coprì la tazza con il piattino e la spinse di nuovo verso di lui.

“Ora gira il piattino tre volte nella stessa direzione , come le lancette dell’orologio”.

Tano eseguì senza dire una parola. Poi riprese la tazza e con un abile scatto del polso la capovolse e la lasciò appoggiata sul piattino.

” Adesso bisogna aspettare, nel fondo del caffè c’è tutto quello che cerchi, gli affari, l’amore, la salute e persino la morte”.

Ancora minuti di imbarazzante silenzio e poi.

“Ora vediamo il responso”.

Tano era quasi paralizzato, madido di sudore, poggiò le braccia sul tavolo e con gli occhi spalancati fissava mia madre. E lei iniziò a parlare.

“ Tu sei un uomo per bene . Devi avere più coraggio però, soprattutto nel lavoro. Devi metterti per conto tuo e avrai successo perché sei onesto e la gente di te si fida. C’è una donna nel tuo cuore che sarà la madre dei tuoi figli. Fatti avanti, parla con i suoi genitori e chiedila in sposa. Hai una salute di ferro, stai attento però a non bere troppo vino perché è l’unica cosa che alla lunga potrebbe rovinarla”.

Tano riprese fiato e timidamente ribatté.

“Io sono innamorato della figlia del panettiere ma lei non ne vuole sapere di me. Forse potrebbe essere la nipote del parroco. Mi sorride ogni volta che passa davanti all’officina. Poi per mettermi per conto mio avrei bisogno di tanto denaro contanti. Io ho qualche cosa messa da parte ma ancora è troppo poco”.

Mia madre senza scomporsi e con tono autoritario sgombrò ogni dubbio.

“ Tano, allora buttati con la nipote del parroco. E’ figlia unica, fatti avanti. Suo zio canonico dicono che è anche mezzo usuraio. Le darà una buona dote. E tu apri l’officina per conto tuo. Questo è tutto quello che il fondo del caffè ti può dire. Ora puoi andare che qui abbiamo finito”.

Tano con educazione e con rispetto prese qualcosa dalla tasca dei pantaloni e fece per porgerla alla mamma. Questa si girò di scatto quasi infastidita e smorzò l’iniziativa .

“ Se accadrà quello che t’ho appena detto ritorna e poi facciamo un unico conto!”.

Appena rimanemmo sole la mamma mi parlò in modo strano come non aveva mai fatto.

“ Questo è un dono che mi ha fatto tua nonna e che a sua volta lo aveva ricevuto da sua madre e che ora io trasmetto a te. Leggere i fondi che lascia il caffè in questa tazzina significa leggere il destino degli uomini che lo hanno appena bevuto. C’è tutto nel caffè, lo rivela il suo fondo. Questa tazza è antica, è magica. Conservala sempre come una cosa preziosa e usa il tuo potere sempre per il bene e mai per il male”.

Non ricordo più quanti giorni dopo quella mattina che trovai mia madre riversa sul divano come se si fosse all’improvviso addormentata. La chiamai più volte ma non si svegliò più.

Ero rimasta sola al mondo, dovevo crescere in fretta e imparare a difendermi senza l’aiuto di nessuno.

Marika arrivò puntuale alle nove come sempre. Con la sua Audi bianca con il tettuccio nero. Bella, bionda, elegante, truccatissima. Era la proprietaria della Profumeria Griffe, uno dei luoghi più prestigiosi dedicati alla cura e alla bellezza della donna e dell’uomo di tutta la città. Le ragazze che lavoravano nel negozio la salutarono in coro e lei rispose con un bel sorriso e augurò a tutte la buona giornata. Poi si chiuse nel suo piccolo ufficio ricavato dietro gli scaffali delle creme perché doveva mettere un poco d’ordine nell’agenda degli appuntamenti e fare qualche telefonata. Stava vivendo un momento molto particolare. Lei era una donna di successo, si era dedicata completamente al lavoro, una vecchia cugina di sua madre che lei chiamava zia, l’aveva cresciuta e coccolata. Ricca, fortunata e con il senso degli affari. Era entrata in quel mondo e l’aveva velocemente conquistato. Ora aveva trovato anche l’amore. Valerio, un giovane e rampante avvocato con l’hobby della fotografia, conosciuto in una festa di compleanno di una sua carissima amica, si era perdutamente innamorato di lei. Una storia recente ma di una intensità travolgente. Qualche sera prima le aveva chiesto di sposarla e lei era rimasta frastornata. La sua vita stava cambiando e doveva farsi trovare pronta come sempre. Intanto doveva avviare subito i lavori di restauro della sua vecchia casa a cui era rimasta sempre affezionata e che aveva dovuto abbandonare dopo la morte di sua madre . Dopo tanti anni tornava in quelle stanze con l’architetto più famoso della città, voleva trasformarle nel posto più bello del mondo per la sua futura felicità . E le parve come se le avesse lasciate solo il giorno prima. Ricordò ogni cosa, ogni mobile, ogni suppellettile. Entrò nella cucina, scostò la tenda color nocciola e vide nella credenza un bricco e una tazzina di caffè di porcellana bianca dalla forma strana. Tutto le fu chiaro, aveva un magico potere che non aveva mai utilizzato. Forse era venuto il momento di usarlo. Raccolse tutto delicatamente , ora aveva con sé gli oggetti misteriosi per conoscere il destino del suo uomo e di conseguenza anche quello suo.

Al ritorno notò che alla fine della strada c’era un negozio di biciclette. Si fermò e malgrado era senza capelli, riconobbe Tano, l’ultima persona che aveva bevuto il caffè nella sua cucina. Si fece riconoscere e gli chiese della sua vita. Lui si era sposato con la nipote del canonico, aveva due figli e da circa dieci anni lavorava per conto suo, gli affari andavano discretamente bene. Non finiva mai di parlare ed era ancora rispettoso di colei che le aveva tracciato la strada ed ora finalmente poteva trasferire alla figlia quel senso di immensa gratitudine che ancora coltivava, come se fosse pronto e disponibile a chiudere quel conto lasciato in sospeso molti anni addietro. Si lasciarono con l’impegno di rivedersi ancora con ritrovata e devota amicizia.

Quella cena al lume di candela fu romantica davvero. Il cameriere prima del dessert ,come gli era stato ordinato, portò un fascio di rose rosse con in mezzo una scatolina e Marika ebbe così in regalo il pegno d’amore del suo fidanzato. Un anello di brillanti. Lei pianse di gioia. Pensò alla sua vita, a suo padre che non aveva mai conosciuto, alla sua zia, a sua madre e … al suo potere magico.

Chissà forse era venuto il momento di invitare Valerio a prendere nelle prime ore del mattino di un prossimo giorno qualunque, un caffè nella cucina di casa sua. Gli spiegò che era una antica consuetudine della sua famiglia, un rito beneaugurante a cui si doveva sottoporre l’uomo che volesse farne parte. Preparò tutto come doveva e come sapeva, come un rito da sempre celebrato. Attese che il gorgoglio e il profumo di quel caffè nero inondasse l’aria del suo appartamento. Versò il liquido fumante nel bricco e fece cenno a Valerio di avvicinare la tazzina, la riempì e gli raccomandò di berlo solo da un lato e tutto d’un fiato.

L’avvocato eseguì con qualche difficoltà le istruzioni anche perché il caffè era ancora bollente. Marika copri con il piattino la tazza ormai vuota e la ridiede al suo uomo chiedendogli di girare tre volte nello stesso senso delle lancette dell’orologio il coperchio provvisorio. Fatto anche questo, si riprese tutto e con un abile scatto del polso capovolse la tazzina e la lasciò appoggiata nel suo piattino.

“Ora dobbiamo aspettare, nel fondo del caffè c’è tutto il tuo destino e io lo leggerò”.

Valerio sorrise, gli sembrava tutto un gioco, ma era impaziente lo stesso e a dire il vero anche molto eccitato, magari dopo avrebbero fatto l’amore fino a mezzogiorno. Una volta si era fatto leggere la mano da una chiromante che gli aveva predetto molti soldi, tanta salute e un’inarrestabile successo. Figurarsi adesso, cosa poteva aspettarsi di più. Forse l’arrivo di qualche marmocchio entro l’anno.

Marika, respirò profondamente e cominciò a scrutare il fondo del caffè. Poi , iniziò a parlare di getto come se leggesse la pagina di un invisibile libro, con decisione, senza alcuna riserva o timore.

“Tu sei un uomo ambizioso, senza scrupoli. Ci sono tante donne nella tua vita. Alcune piangono disperate, altre urlano invettive e maledicono il giorno in cui ti hanno incontrato. Hai radicato il vizio del gioco che ti porterà alla rovina. Scoppierà uno scandalo finanziario e tu sarai costretto per la vergogna ad andartene da questa città”.

Poi senza riuscire a dominare il suo cervello e le sue azioni si sfilò come un automa l’anello di brillanti e lo spinse verso Valerio il quale accennò ad una risata forzata, sentì un groppo allo stomaco e pensò che quel caffè caldissimo bevuto tutto d’un fiato non gli aveva di certo fatto un granché di bene.

“ Ma come mai ti sei inventata tutte queste fesserie? Potrei anche offendermi, amore mio. Questo giochetto di casa tua non mi piace proprio per niente”.

Le parole gli erano venute quasi spontanee ed ora non nascondeva più un certo disappunto. Era pallido e la bocca iniziava a tremare. Marika fissava la tazzina e il suo volto era una maschera di dolore. Sapeva di aver letto bene e che i fondi del caffè non dicevano mai cose false . Aveva davanti agli occhi sua madre che glielo ripeteva ad alta voce. Non sentiva neppure cosa lui stesse sbraitando. Si riprese dopo un tempo indefinito, era sola nella stanza, sul tavolo non c’era più traccia dell’anello di fidanzamento, c’era solo un bricco di caffè e una tazzina di porcellana bianca dalla forma strana.

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