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Una storia di AlessiaScipioni

Questa storia è presente nel magazine Alieno da Brivido

La nuova casa e un incontro del terzo tipo

Capitolo 1

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Pubblicato il 29 marzo 2018 in Altro

Tags: Alieno Brivido FanFiction Fibra Gu

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"Ah finalmente sono arrivata a casa - disse Chiara mentre stanca come non mai appoggiava le valigie sul letto - qui sarà tutta un'altra cosa!".

Era con l'entusiasmo alle stelle e carica di energia, finalmente poteva vivere la sua vita senza rendere conto a genitori, regole e orari, la bellezza del vivere per conto proprio l'aveva completamente pervasa.

"Benissimo - incominciò a disfare le valigie con un enorme sorriso sulle labbra - non mi manca proprio nulla, ho un lavoro, l'università quasi finita, una casa e la libertà. Si ho proprio tutto".

Intanto che sistemava il suo guardaroba si immaginava la vita che avrebbe fatto in quella casa appena presa in affitto, osservò quella camera da letto e l'idea di non doverla dividere con nessuno la fece sorridere.

"Si ora posso dire che ho una camera tutta per me". Pensò con enfasi.

Già si vedeva intenta a studiare su quella scrivania in noce che era posta in un angolo, pronta a preparare gli ultimi esami che la separavano dalla laurea in Lettere e Filosofia. Era questa la meta più ambita a cui aspirava sin da ragazzetta. A differenza delle sue coetanee, poco propense allo studio e più aperte verso il divertimento, Chiara aveva dedicato allo studio l'intera esistenza, sarà che vedeva tanta ignoranza in giro da non voler per nulla farne parte. Per rimediare e portare a casa ottimi voti aveva studiato sodo e sacrificato molto della sua esistenza, non era una ragazza attenta alla moda, che sapeva il nome dell'ultimo attore o tronista di moda, non ascoltava musica in particolare, anzi quest'ultima era proprio un pianeta sconosciuto per lei. Quei pochi cantanti che conosceva e le poche canzoni che aveva sentito erano atterrate nella sua vita attraverso la radio e di sfuggita. La decisione di andare via dalla famiglia di origine era legata strettamente allo studio, terza figlia di 5 figli era praticamente impossibile studiare e concentrarsi in pace, inoltre non poteva studiare fino a tardi, c'erano i famosi orari da rispettare. Prendere quella laurea per lei era una questione di vita o di morte, era il suo sogno. Ora che aveva una casa tutta sua poteva finalmente studiare quanto voleva e come voleva, sommersa nella pace della sua solitudine.

Era avvolta da tutti questi buoni propositi quando qualcosa la destò dai suoi pensieri. Dall'appartamento di fronte al suo arrivò all'improvviso un gran frastuono, una musica assordante e poi che cavolo di musica era?

"Questa vita è paranoica così come è io scrivo rime e senza queste ucciderei vengo dal settantasei con il suono assassino io voto si per l'aborto al mio primo bambino noi veniamo dal buio Ed è li che torneremo con il rosso negli occhi ormai gonfi di veleno ... ".

Era qualcosa di indecente quello che Chiara udiva, ma come poteva esistere una musica del genere? Si affacciò dalla finestra per vedere da dove proveniva con precisione e purtroppo constatò che arrivava proprio dall'appartamento di fronte. Le finestre erano aperte ma non era questo il dramma, la disgrazia per Chiara era il volume esagerato di quella indecenza, stava per girarsi infuriata per continuare a disfare le valigie quando notò il tizio dell'appartamento di fronte.

Rasato, con una mezza barbetta incolta e pieno di tatuaggi in ogni dove, tanto da sembrare che portasse una maglietta a pelle. Era a dorso nudo e teneva in mano un cd mentre muoveva la testa a tempo e di tanto intanto accennava a ripetere gli odiosi versi che fuoriuscivano dal suo stereo.

"Ehi senti tu - Chiara urlò per farsi sentire da lui - ehi non ti hanno insegnato che esistono anche gli altri? Oh mi senti? Guarda che sto parlando con te eh? Vuoi abbassare qui c'è gente che vuole stare in pace sai? Esistono le cuffie all'occorrenza". Ma niente, il volume era troppo alto e l'uomo non l'ascoltava proprio.

"Ma tu guarda che cafone!". Pensò ad alta voce Chiara che tornò in preda all'ira a sistemare l'appartamento - speriamo con sia un abitudine altrimenti la prossima volta gliene dico quattro a sto ignorante".

***

Ginevra stava leggendo la sua rubrica preferita su Vanity Fair quando il rombo di una macchina destò il suo sguardo verso il marciapiede davanti al suo giardino.

Un tizio dalle spalle larghe scese dalla macchina mostrando il suo fisico palestrato e pieno di tatuaggi.

"Oh porca miseria, ma quello è...l'ex della Minetti che si presenta davanti a me come Jean Dean in Gioventù Bruciata trasformando questo giardino nella Valle dell'Eden", mormorò sottovoce e alzandosi in piedi.

Cosimo intanto si guardava intorno in attesa di un amico.

"Ehi tu - Ginevra si avvicinò al cancello lungo la strada facendo voltare Guè a guardarla - sì tu, bello e dannato come Neo in Matrix quando incontra per la prima volta la sua Trinity".

Questa è pazza...ma tutte a me capitano? Pensò Cosimo osservando la ragazza che avanzava verso di lui.

"Oh sì, sembri proprio Clint Eastwood in Fuga da Alcatraz visto da vicino - e tu sei scappata da un istituto psichiatrico, scommetto? Fece eco il pensiero di Cosimo - mi firmeresti l'autografo con la stessa audacia con cui riempisti i giornaletti di gossip con le tue manate sul sedere della Minetti?". Ginevra apparve agli occhi del povero Cosimo come una specie di invasata fuggita da chissà dove.

"Certo", disse un po' incerto, avendo anche il timore di ritrovarsi davanti la reazione di una psicopatica, prese il giornaletto e la penna dalle mani della ragazza.

"Mi raccomando - intonò all'improvviso Ginevra facendolo sobbalzare -con la stessa audacia e passione, ci tengo".

Questa ha perso tutte le rotelle senza speranza manco di ritrovarle...pensò Cosimo firmando l'autografo.

Nel frattempo Fabio arrivò all'appuntamento e Cosimo salì in macchina.

"Addio, mi ricorderò del nostro incontro, tutto questo mi ricorda la scena dell'Amante, lei sul traghetto che osserva la macchina del cinese vedendola man mano sparire, cosciente che mai più lo rivedrà". La voce di Ginevra si perse nell'aria seguita dalla sgommata di Cosimo.

"Chi era quella?", domandò Fabio all'amico e collega.

"Ma niente, è che hanno chiuso i manicomi e se ne incontrano di matte strada facendo!".

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