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Una storia di Marilena

L'ULTIMO REGALO DI BABBO NATALE

La vera magia del Natale

Pubblicato il 10 dicembre 2017 in Fiabe

Tags: natale Fiaba Regalo Inverno BabboNatale

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La finestra del salotto s’affaccia sul tramonto. La sera è sopra l’orizzonte, dove il sole, simile a miele, si mescola con i colori rosati e azzurri del cielo.

Ale è rannicchiato sul divano, accanto alla sua mamma, sotto una calda coperta. Le dita dei loro piedi si toccano, giocherellando.

- Mamma ti devo dire una cosa...

- Dimmi cucciolo!

- Io ormai sono grande, ho dieci anni e lo so che i regali di Natale li comprate tu e papà e i nonni. Però un mio compagno di classe è andato a vedere il villaggio di Babbo Natale!

- Che bello! È andato al Polo Nord? Chissà che meraviglia, vero? Ha visto anche Babbo Natale?

- Sì! Io, però, non so a cosa credere!

- Io credo sia bello saper trovare sempre qualcosa di magico in tutto quello che ci circonda!

- Mamma!

Con un abbraccio Ale ringrazia la mamma.

Il ponte dell’Immacolata regala alla famiglia tanti momenti per stare insieme, anche alla sera, in un clima che ha il profumo di festa, come quello di una torta che nel forno inonda, con la sua dolce fragranza, la casa.

La sera ormai si conclude, è tardi ed Ale va a letto. Messo il pigiama, accende la luce del suo letto, magari per dedicarsi alla lettura di qualche pagina dell’ultimo fumetto acquistato, però i suoi pensieri sono rivolti al Natale, alle vacanze e soprattutto ai regali…

Chiuso nella sua cameretta, ripensa anche a Babbo Natale e quando i suoi pensieri iniziano ad essere annebbiati dal sonno spegne la luce per dormire, ma la camera rimane illuminata da un’altra fonte luminosa, che fluttua davanti a lui sopra il suo letto.

È un globo luminoso, azzurrino, che racchiude un cristallo di neve che gira al suo interno. Ale si avvicina ad esso per osservare meglio quel prodigio. Vorrebbe toccarlo, ma indugia per paura, non di farsi male, ma di vederlo scomparire. Il globo, nonostante tutto, si trasforma. Il cristallo al suo interno inizia a girare velocemente generando tanti altri cristalli più piccoli. Così la sfera si dilata diventando il doppio del doppio e poi ancora il doppio della sua dimensione ed infine scoppia, come fosse una bolla di sapone, invadendo la stanza di leggeri cristalli di neve luminescenti, che danzano in mezzo ad una soffusa luce dorata, tra i quali emerge un’enorme figura che avanza pesante verso di lui: è Babbo Natale.

- Ciao Ale!

Il bambino è ammutolito, non sa cosa dire.

- Ciao Ale, immagino che non ti sia mai successo niente di simile in tutta la tua vita. Spero di averti fatto una sorpresa gradita.

- Ciao Babbo Natale! Sto sognando?

- Se ti fa sentire meglio, puoi credere che sia così, oppure io potrei ritornare da dove sono venuto. Oh, oh!

- No, non te ne andare! Ti prego! È bellissimo vederti. Posso toccarti?

- Oh, oh ooh! Certo che puoi!

Babbo Natale si siede sul letto accanto a lui, mentre Ale gli si siede accanto per toccarlo.

- Bauuuu!

Babbo Natale abbaia scherzosamente verso Ale che si ritrae, con un urletto, da lui.

Dal salotto il papà del bambino interviene chiamandolo con tono preoccupato.

- Ale cosa succede? Tutto bene?

- Sì, tutto a posto, tranquillo!

- Allora dormi, che è tardi!

- Va bene, pa!

Babbo Natale, con l’espressione di chi sa di averla combinata grossa si porta le mani alla bocca trattenendo una grossa risata.

- Sono proprio un burlone, non ci fare caso Ale!

- Io credevo che tu non esistessi.

- Lo so, è per questo motivo che sono venuto da te, per dirti delle cose molto importanti, riguardo al fatto che stai diventando grande e che col tempo perderai la capacità di credere alla magia delle favole ed ahime, del Natale!

Intanto che parla tira fuori qualcosa da una saccoccia di tela nera.

- Tieni, prova questi vestiti da elfo da mettere sopra il pigiama!

Ale ubbidisce in batter d’occhio mettendosi delle braghe di panno pesante, un maglioncione col collo alto ed una casacca sopra. Per finire scarponi e guanti!

- Uhm, pungono, con questi non avrei freddo nemmeno al Polo Nord!

- Il cappuccio! Ti manca il cappuccio!

- Non c’è!

- Vorrà dire che metterai il mio!

Babbo Natale se lo toglie dalla testa sollevando una montagna di riccioli bianchi e lo sistema come meglio può su quella del bambino.

- Ecco qui, adesso possiamo andare! Dammi la mano.

Insieme si muovono attraversando la penombra della cameretta, in mezzo ai cristalli che riflettono la luce dorata. Ad ogni passo la temperatura e la luce diventano più fredde, mentre in lontananza si scorgono sagome che diventano sempre più nitide, fino a quando si ritrovano ad affondare i piedi nella neve alta, sotto un cielo stellato. Una luna enorme illumina perfettamente l’enorme montagna su cui stanno camminando e poi la valle dove brilla un villaggio illuminato. Dal cielo, in lontananza, scende una scia dorata e con essa una slitta trainata da renne che plana e si ferma poco sopra di loro, giusto il tempo di farli salire e per poi riprendere il volo.

- Portateci a casa, amiche mie!

La slitta arriva sopra il villaggio della valle, disegnando ghirigori di luce. Dalle strade, degli elfi che giocano a palle di neve, salutano sorridenti. Poi la slitta si alza ancora verso il cielo, a tutta velocità, andando incontro ad una cascata di piccoli cristalli di neve azzurrina. Ale con un braccio si stringe forte a Babbo Natale, mentre con l’altro si tiene stretto il grosso cappello che cerca di volare via. Il freddo dei cristalli gli lascia una sensazione frizzantina sulle guance. Di colpo tutto si ferma.

- Oh, oh ohh! Ale apri gli occhi e guarda che meraviglia! Io non finisco mai di estasiarmi di fronte a tutto questo! È sempre come se lo vedessi la prima volta!

Ale apre gli occhi, che si spalancano per la meraviglia, guardandosi intorno. Intanto Babbo Natale lo solleva per tirarlo giù dalla slitta.

Un’aurora boreale infinita, sopra le loro teste, illumina il cielo riflettendosi sulle altissime colonne di ghiaccio e sugli scivoli, anche loro di ghiaccio, su cui si lanciano velocissimi gli elfi, tutti indaffarati con montagne di letterine e regali sparse ovunque.

- Questo posto non è sempre esistito così come lo vedi ora e nemmeno loro, gli elfi.

Sono stato io a voler rendere speciale questo posto, con la mia magia e con il mio desiderio di voler vivere in un posto che mi faccia sospirare di felicità!

Gli elfi che vedi qui, sono nati da una speranza, una luce che ogni cuore porta dentro di se. Questa luce è la capacità di vedere al di là di quello che vedono i nostri occhi.

Capisci cosa ti voglio dire? Quelle letterine che maneggiano gli elfi sono le nostre speranze e i nostri desideri. Noi le custodiamo qui affinché non venga perso ciò che rappresentano: il desiderio di felicità!

Ale, ormai stai crescendo, te ne stai accorgendo anche tu. I regali più belli sono quelli che soprattutto doniamo, sempre, non solo a Natale. Il Natale serve a non farti dimenticare questa bella sensazione di benessere interiore insieme al calore di una risata e di un abbraccio di tante persone che si uniscono per trascorrere insieme delle ore felici protetti dal freddo dell’inverno. L’inverno e il freddo potranno arrivare solo ovunque glielo permettiamo.

Quando diventerai grande il mondo a volte potrà sembrarti brutto, triste e senza valore, ma ricorda che ogni cosa ha il valore che ognuno di noi decide di dargli. Ricorda sempre queste parole: sono il dono più prezioso che io possa farti.

Adesso torniamo a casa, la tua. Si è fatto veramente tardi…

- Ma io non ho sonno, restiamo ancora qui!

- Vieni, facciamo ancora un giro sulla slitta, vuoi?

- Certo!

I due saltano sulla slitta e con essa sfrecciano veloci, in uno slalom, tra le colonne e gli scivoli, lanciandosi su ogni cristallo che incontrano, riducendoli in tanti piccoli cristalli. Ale ride dalla felicità, a crepa pelle e i suoi occhi scuri brillano, incontro a tutte le meraviglie che gli sta regalando quella notte assurda. Gli elfi lo salutano calorosamente.

La slitta si alza ancora una volta verso la cascata di magici cristalli. Il piccolo umano allunga la mano oltre la slitta per toccare quella magia. Proseguono sopra il villaggio dove il bambino saluta a sua volta quel mondo fatto di meraviglia, per poi risalire la montagna ed entrare con passo delicato nel tunnel di luce dorata da cui sono arrivati. La slitta si ferma qui. Babbo Natale scende invitando silenziosamente Ale a seguirlo. Il piccolo riconosce l’aria famigliare della sua cameretta. Si avvicina al suo letto ed inizia a spogliarsi, mentre l’altro lo aspetta con calma sedendosi sul suo letto.

- Ho un’ultima cosa da darti, Ale.

- Mi hai già fatto il regalo più bello della mia vita.

- Prendi anche questo.

Tra le sue mani brilla una sfera luminosa uguale a quella che era apparsa all’inizio.

- Devi custodirla dentro di te! Il cristallo al suo interno è magico, rimarrà intatto fino a quando saprai mantenere vivo lo spirito natalizio in te. Se lo custodisci con cura e se lo vorrai, un indomani, grazie a lui, potrai raggiungermi come elfo al Polo Nord, al mio villaggio.

Ale capisce di cosa si tratta. Il suo volto si tratteggia di lacrime d’emozione.

- Grazie, Babbo Natale, ti vorrò sempre bene! Sei davvero speciale.

I due si stringono l’uno all’altro per un ultimo saluto. È un abbraccio lungo, caldo, commovente.

Babbo Natale si allontana verso la slitta, nel frattempo i cristalli di neve e la luce dorata scompaiono con lui.

Ale rimane solo, con la sfera stretta tra le mani. Vorrebbe guardarla ancora, ma sa che deve fare altro. Chiudendo gli occhi la spinge verso di se, nel suo petto, dove sente picchiare il suo cuore, per custodirla là dove non si vedrà, ma dove brillano le cose più importanti.

Infine, sdraiandosi nota qualcosa di rosso, affianco al cuscino: il cappello di Babbo Natale. Stringendolo a se, fialmente s'addormenta.

(La dedico a mio figlio Ale, di dieci anni, sperando di riuscire a farlo sognare ancora con altre fiabe)

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