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Una storia di Caterii

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integrazione

urban jungle

Pubblicato il 12 settembre 2017

E mi sono ritrovata sola tra troppe persone che non conoscevo, e non sapevo dove andare o cosa fare. Mi sentivo diversa in una massa di personalità molto simili tra loro.

Non ho mai saputo essere "diversa",sono sempre stata un miscuglio di chi avevo intorno, ma questa volta mi sono sentita come l'omino nero delle immagini tumblr che trovi su internet.

Sono umana e credo sia normale adattarsi a chi ci circonda, chi si distingue non ha mai fatto strada, o ne ha fatta nel tempo, però alla mia età è difficile mostrarsi diversi. Vieni messo in parte o ti ritrovi a istruire persone che non sono in grado di distinguere i colori quando tu vedi già le sfumature.

Troppe persone vedono le sfumature facendo vedere solo un arcobaleno e non è giusto. Non è la società che ci impone di essere uguali, ma noi che cerchiamo una giustificazione a tutto, anche alla nostra ignoranza.

Avevo paura oggi, parlavano di cose che io conoscevo e gli altri no.

Mi sono messa a sedere sulla sedia accanto a quel tipo di persona che ho sempre considerato come "sfigato", però magari lui oggi si sentiva esattamente come me, e forse gli è piaciuto trovarsi accanto ad una persona che malgrado i mille pensieri negativi che le frullano in testa, si ricopre con una maschera di sicurezza che fa invidia.

C'erano tutti i tipi di persone: i fighetti, i tossici, le troiette, gli sfigati, i secchioni e qualsiasi tipo di persona presente nella "Urban Jungle" chiamata scuola.

Ma chi ero io? Chi?

Non ho una classificazione. Ero seduta in fondo assieme ad una mia amica a leggere un libro, mentre lei cercava di ascoltare tutto ciò che stavano spiegando. Io ci ho provato e non credo di essere l'unica a pensare che non serva una presentazione power point per narrarci il divieto di fumo.

E' stata la prima volta in cui desideravo ci fosse qualcuno ad aspettarmi fuori, qualcuno che non confondesse i miei occhi gonfi con la stanchezza e che mi lasciasse piangere vedendo le lacrime e non gocce di pioggia.

Strano, la pioggia mi fa sentire sempre tranquilla, ma oggi non ha aiutato.

Vorrei affezionarmi a qualcosa che mi dia sicurezza anche qui. Ho troppi pensieri, o forse troppo pochi.

Credevo di conoscere l'unica persona che mi credevo amica li dentro; a quanto pare le persone sono diverse a seconda degli ambienti che frequentano.

Torno qui ad un punto di prima: è normale assomigliare agli altri quando ci si trova in una determinata circostanza, si fa di tutto pur di essere accettati, pur di non essere "l'escluso" o lo sfigato.

Ma è vita questa? Possibile doversi sentire soli per capire di avere qualcosa in più? O magari in meno.

Io non sono nessuno per valutare la qualità delle persone, ma sono io a scegliere chi voglio accanto, solo che questa volta ho paura di non volere nessuno.

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