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Una storia di MartaGiacobbe

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Dall'alto di una nuvola

Nel bel mezzo di un cielo limpido

Pubblicato il 14 maggio 2017

Era lì, seduto su una nuvola, sospesa nel bel mezzo di un cielo limpido, avvolto da un’aurea di serenità. Sorrideva. Tutto quello che aveva temuto si era dimostrato nient’altro che luce ed infinito amore. Si era reso conto che andar via non faceva così paura come pensava e adesso sorrideva, col cuore colmo di una gioia inspiegabile.

Guardava giù e si chiedeva come avesse potuto non accorgersi di tutto ciò che era sempre stato davanti ai suoi occhi eppure non aveva mai visto: dedizione, rispetto, calore ed infinito amore. Come aveva fatto a non vedere la “bellezza” intramontabile di sua moglie, quella moglie che gli era sempre stata accanto nonostante tutto, quella moglie che raccoglieva per lui l’affetto dei suoi figli e che quando mancava, lo costruiva. Lei che aveva retto e reggeva sulle sue spalle il peso della sua famiglia, lei che aveva dato alla casa il senso di una “Casa”, di un rifugio, un posto sicuro e pieno di abbracci che ti mettono a posto il cuore e ti risollevano l’umore. Lei, sempre presente, sempre paziente, sempre accogliente, sempre lì, anche per lui.

Come aveva fatto a non accorgersi mai dei suoi figli che chiedevano solo un po’ d’attenzione, una carezza, un sorriso, una parola e uno sguardo d’amore. Quei figli che non avevano mai smesso di esserci, che lo avevano accompagnato come un’ombra in tutta la sua vita e anche nel suo ultimo viaggio finché avevano potuto. Loro che avrebbero avuto tanto da rimproverargli, ma che non gli avevano mai dato un dispiacere, nemmeno quello di sentirsi dire: “Sei sempre stato solo un padre e mai un papà, eppure ti amiamo ugualmente.”

Come aveva potuto non rendersi conto di tutto questo? Come un nastro che si riavvolgeva, tutto questo amore gli ritornava, gli sbatteva in faccia come un schiaffo amaro e lo feriva, gli faceva male, per non averlo saputo accogliere dentro di sé, per non aver saputo aprire il suo cuore e custodire la sua famiglia come un diamante prezioso e fragile. Tutto ciò che non aveva voluto e saputo capire gli pioveva addosso come diluvio universale che lo atterriva, ma come rosa del deserto rinasceva e germogliava, nutrito dalle lacrime versate per lui nel tempo, ricche d’amore e di perdono.

Tutto ciò di cui s'era interessato durante la sua vita sbiadiva, diventava come fumo degli alberi bagnati al sole; tutto ciò che di più bello possedeva e aveva tralasciato, adesso era ciò di cui era fatta la sua anima, era la luce accecante che lo faceva essere e splendere.

Da quando aveva lasciato tutti, aveva finalmente scoperto ciò che non sapeva, tutto ciò di cui era all’oscuro, il segreto che teneva unita la sua famiglia. Aveva lasciato che le paure che lo avevano tenuto prigioniero in vita incatenando il suo cuore diventassero la sua forza; magicamente quelle catene di durezza e solitudine divennero farfalle che si librarono nell’aria, libere, per posarsi su tutti coloro che amava, ma non aveva saputo amare.

Era in pace, perché l’amore e il perdono che non aveva saputo chiedere gli era giunto ugualmente e sapeva di essere, anzi sentiva di essere nel cuore di tanti. L’unica cosa che lo legava alla terra, dopo quasi un anno dalla sua partenza, era “Lei”.

Guardava giù e sentiva di doverla prendere tra le sue braccia e stringerla forte come non aveva mai fatto, anche se sapeva che ne aveva avuto bisogno tante volte, forse più di tutti negli ultimi 17 anni. Voleva che quella gioia che provava potesse finalmente sentirla anche lei, così un giorno le tese la mano e la portò a sé, perché era tempo di darle tutto ciò che fino ad allora non le aveva dato e che gli altri non sapevano e potevano più darle: quella serenità e pace di cui lui, adesso, era ricolmo.

Dall’alto di quella nuvola, con un gesto d’amore infinito, lui se l’andò a prendere e adesso, sorridono insieme, seduti uno accanto all’altro su quella nuvola, sospesa nel bel mezzo di un cielo limpido.

Dall'alto di una nuvola, sospesa nel bel mezzo di un cielo limpido

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