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Una storia di judy

DEFCON3 - pericolo imminente -

ALLARME NELLA NOTTE

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Pubblicato il 12 marzo 2018 in Avventura

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Quando sentì l’allarme rimbombare nel corridoio non mi soffermai a riflettere sui meccanismi automatici che mi scattavano in testa in queste occasioni. Tanti anni di addestramento, scuola di volo, scuole di guerra aerea, il brevetto per le portaerei per arrivare in servizio come pilota imbarcato della marina. Quei meccanismi sono parte di me e scattarono puntuali come al solito. La luce della mia cuccetta illuminò fiocamente il mio alloggio subito seguita da quella del pilota che dorme sopra di me. Le solite battute scherzose sull’”aspettare visite oggi” o sulla “levataccia” non attenuarono la domanda che mi si affacciava alla mente: come sarà questa volta?

Scorsi mentalmente la lista delle cose da fare in attesa del messaggio dall’altoparlante che doveva seguire poco dopo i 3 segnali di all’erta, l’ordine di schieramento, che arrivò puntuale dopo 20 secondi.

Mi dovevo portare immediatamente al ponte parcheggi e avviare le procedure di decollo rapido, le istruzioni sarebbero state impartite via radio ai due stormi in partenza (VFA11 e VFA81). Seguirono altre istruzioni per altre unità.

Indossai la tuta di volo di riserva e presi il casco, la Beretta M9, e le altre attrezzature prescritte per il cockpit e ci avviammo, insieme, nel corridoio brulicante di personale che si affrettava alle rispettive posizioni.

Ricordo una divertente serata dell’anno precedente trascorsa tra birre e tramezzini a San Diego con un paio di piloti della mia unità e alcuni colleghi di una fregata Perry FFG7 con i quali avevamo appena terminato – vittoriosamente – una complessa esercitazione PACFLT . Una giovane ragazza – sottufficiale tecnico addetta alla sorveglianza radar – descrisse le portaerei come dei giganteschi aeroporti però liofilizzati in scatoloni metallici galleggianti, tra l’ilarità generale.

Quell’immagine mi sembrò quanto mai azzeccata nei corridoi gremiti ed ancor di più quando arrivammo al ponte parcheggi. Il caos organizzato era la norma, ma mi sembrò grandemente amplificato dall’allarme.

Mentre i miei compagni si precipitavano a leggere i monitor che designavano le piazzole di parcheggio dei loro aerei io mi diressi verso la poppa, dove erano parcheggiati, in una area separata, i jet distinti dai finali doppio-zero e zero-uno che contraddistinguevano i capisquadriglia e i capistormo, non era infrequente che venissero movimentati spesso verso gli elevatori.

Arrivando vidi che le norme di sicurezza erano state in parte affievolite, il carico delle armi era avvenuto nell’hangar anziché all’aperto sul ponte e terminato con soli 4 sidewinders (missili a corto raggio) e gli addetti antincendio erano ancora posizionati intorno al mio Hornet. Partivo con l’aereo molto scarico: poco armato e molto leggero. Era previsto un attacco a bassa quota ed alta velocità?

Stranamente gli addetti al movimento erano piuttosto inermi, in contraddizione al caos che succedeva intorno a loro. Chiesi ad un Capo come mai non agganciavano il carrello anteriore al trattore che avrebbe rimorchiato l’aereo e mi disse che aveva avuto ordine di attendere. Che cosa? Mi chiesi.

Un ufficiale O-6 (capitano di vascello), che scostò rudemente gli addetti intorno all’aereo, era seguito da un carrello con strisce bianche e rosse e alcuni addetti con un’arma alloggiata su gaffe metalliche che, a parte in esercitazione e ai corsi di formazione, non avevo mai visto in operazioni di volo: un’arma nucleare tattica B61.

Chiesi all’ufficiale appena arrivato come mai era stata tolta dall’arsenale quella cosa;

tagliò corto irritato di seguire le procedure e attenermi alle istruzioni ricevute, in seguito ne avrei ricevute altre.

Risposi “si, signore” ma nel frattempo riflettevo: la portaerei è nel SIOP, il sistema strategico statunitense di deterrenza nucleare. Come mai non c’era stato preavviso? Come mai non c’erano state riunioni con i capisquadriglia per illustrare gli eventi in corso? Il fatto che incrociassimo nel mar cinese orientale era importante?

L’ufficiale fece allontanare tutti tranne un tecnico mentre apriva un portello e – probabilmente – regolava la potenza della bomba. La B61 aveva dei livelli di potenza variabile da 5 a 20 KT a seconda dell’impiego per il quale veniva destinata.

L’ufficiale concluse l’operazione personalmente collegando elettronicamente l’arma all’aereo con l’aiuto di un sottufficiale tecnico e, controllato l’aggancio al pilone centrale, si eclissò portandosi dietro la sua espressione irritata.

Gli addetti al movimento si misero all’opera per agganciare l’aereo; nel mentre ebbi il tempo di completare i controlli esterni pre-volo: le prese d’aria dei motori, le superfici di controllo, la doppia deriva di coda, il carrello, i portelli di ispezione e controllai le spolette rosse di sicurezza delle armi.

Il rimorchio dell’aereo prese pochi minuti, l’elevatore di babordo era a meno di 25 yard e sistemarono il mio insieme ad altri due Hornet gemelli che erano già disposti sull’elevatore.

Non appena l’elevatore fu al completo un addetto attivò le barriere/parapetto anticaduta per il personale a piedi che si sollevarono dal pavimento in acciaio e l’elevatore si mosse verso l’alto. Mi sistemai nell’abitacolo con l’aiuto di un sergente molto professionale. Mentre salivo sentì il tipico fruscìo e poi il rombo della turbina a doppio flusso di uno degli aerei che, parcheggiato con gli scarichi verso il mare aperto, poteva derogare all’accensione permessa solo sul ponte principale. Presto seguì l’accensione degli altri in deroga alle procedure di sicurezza normali a causa dell’allarme. Il mio rimorchio sarebbe avvenuto a motori ancora spenti poiché i miei scarichi erano orientati verso l’interno della nave.

Nel traffico i due hornet si mossero e si incolonnarono sulle catapulte più vicine la 1 e la 2. I decolli erano già cominciati e le attività sul ponte erano imponenti.

Il check della radio incorporata nel mio casco fu seguito da una sequela di informazioni. L’ordine/lista di decollo era prosaicamente “in corso di verifica ed esecuzione”. Comunque Dovevamo dirigere a nord ovest, per prua 335, altezza 30mila, velocità 400Kn. Andavamo verso la Korea del Nord?

Mentre venivo rifornita con 6 tonnellate di carburante avio, la massima capienza disponibile in accordo con il basso peso delle armi, notai a margine l’ufficiale scorbutico addetto all’armamento nucleare, avrebbe tolo la spoletta rossa di sicurezza per armare la bomba prima dell’aggancio alla catapulta.

Ricevetti il segnale di avviamento e i miei due general electric G-400 si avviarono con un rombo quasi rassicurante. Chiusi la calotta in plexiglass per proteggermi dal rumore assordante e attesi gli eventi regolando le due turbine al passo minimo di rotazione.

Al segnale, diedi gas alla manetta e feci avanzare lentamente il mio aereo da 60 milioni di dollari. Mi posizionarono in linea con la catapulta 1 dietro un altro hornet in attesa che si liberasse lo spazio di decollo.

Abbassata la paratia antifiamma il compagno davanti si avviò all’aggancio e lo vidi sparire quando la paratia in acciaio si sollevò di nuovo, presto sarebbe toccato a me. Nel frattempo scorsi lo sguardo sulla strumentazione, tutto era conforme.

La paratia si abbassò nuovamente e gli addetti al lancio mi guidarono all’aggancio. Il CAG (capogruppo aereo) mi contattò via radio dandomi qualche dettaglio: avrei fatto una unica tratta fino all’obiettivo e sarei uscita dall’area per incontrarmi con le aviocisterne in mare aperto e rifornire di carburante per la tratta di ritorno. Disponevo di due “ali” cioè compagni di viaggio armati con missili aria-aria e avrei avuto la scorta delle altre 3 squadriglie della mia unità nelle fasi finali dell’attacco. Trascurò di dirmi l’obiettivo né io chiesi, avesse potuto dirmelo lo avrebbe fatto.

Provai le superfici di controllo dell’aereo che risposero prontamente, tutto era pronto al lancio. Mi diedero il segnale dei 5 secondi, risposi con il segnale di ok e salutai l’ufficiale sul ponte responsabile della catapulta.

Da lì a poco 9 tonnellate di spinta a vapore mi avrebbero scaraventato fuori dal ponte a più di 270km/h. Con le armi a bordo.

È per questo che si sono addestrati, per essere lì in quel preciso istante e piazzarmi sulla catapulta n°1 pronta al decollo. E poi sarebbe toccato a me. Anche io ero stata addestrata per questo, anni di scuola di volo, scuole di guerra aerea, il brevetto per le portaerei per essere lì in quel preciso momento;

perché io

sono un pilota imbarcato della marina.

July “Angel” Broccoli

VFA11, Red Rippers – Rippers -

CAW 1 (carrier air wing n°1)

CVN 71 - USS Theodore Roosevelt

#2011-03- 09

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