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Una storia di FernandaPassarelli

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Equinozio di primavera a Manhattan

Cambiamenti

Pubblicato il 01 aprile 2017

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20 Marzo 2016

Samya quella mattina aveva preso un permesso.

L'appuntamento era alle h 10:30 e non voleva arrivare in ritardo.

"Il civico 55 sarà sull'altro lato", pensò la ragazza, guardando i vari numeri apposti sui grandi portoni che davano sulla Columbus Avenue, Manhattan le stava regalando una bella giornata di sole e il cielo, limpido ed azzurro, dava la certezza che la primavera sarebbe arrivata senza grandi scossoni meteorologici. Quando arrivò davanti al portone fu colpita dalla targhetta posta sotto il numero 55.

# Liberatevi dal passato vivendo il vostro presente, il futuro vi sembrerà molto più vicino.

Quella frase le apparteneva, la sua vita non la soddisfaceva già da qualche anno e da quando era morta la mamma si era rotta dei continui divieti ed atteggiamenti possessivi del padre. L'essere figlia di un genitore geloso era complicato, sopratutto in una città come New York che, per tradizione, rappresenta l'essenza della libertà come indica molto bene la grande statua che sovrasta gli immensi grattacieli che si affacciano sulla baia.

Prima di suonare il campanello, Samya si augurò che quella mattina fosse la volta buona, nell'ultimo mese aveva visitato diversi appartamenti e ancora non aveva trovato quello che faceva al caso suo. La decisione di andare a vivere da sola sembrava essere la soluzione migliore ad una insopportabile convivenza col padre. Riguardando la targhetta sperò che la sua riflessiva frase le potesse portare fortuna.

Fece suonare il campanello due volte e al secondo tentativo venne ad aprire una donnina piccoletta sulla settantina, molto vivace. Samya si presentò e dopo aver scambiato qualche parola di cortesia si avviarono all'interno dell'abitazione. Dal lungo corridoio nel quale si affacciavano diverse stanze, arrivarono nell'ampio salone dove erano sedute, su un grande divano color panna, altre tre persone, una ragazza e due ragazzi.

<<Buongiorno e benvenuta>> disse uno dei ragazzi che, alzatosi per primo, aggiunse di chiamarsi Antonio e offrì alla ragazza la sua mano destra in segno di cortesia. Samya ricambiò il gesto pronunciando il suo nome. Quest'ultima poi, si rivolse agli altri due che con molto garbo e sorridendo, le strinsero la mano a turno, aggiungendo i loro nomi, Hanna e Jay.

<<Jay, che nome originale...>>, Samya non ebbe il tempo di terminare la frase che il ragazzo disse che le sue origini erano indiane e di rimando le chiese le sue, di origini.<<Marocco, ma vivo a Manhattan da oltre dieci anni>>, rispose la ragazza, aggiustandosi i lunghi capelli neri portandoli sulla spalla destra che cadendo davanti le coprirono quasi tutto il seno.

<<Io sono americana>>, disse Hanna, alla quale spiccavano la sua rossa chioma e delle efelidi che favevano risaltare i suoi occhioni verdi.

<<Le mie origini sono italiane>>, aggiunse Antonio, facendo notare quante culture si stavano intrecciando, in quell'appartamento, quella mattina.

<<Ho preparato dei biscotti al ciccolato>>, disse Julia, così aveva detto di chiamarsi la padrona di casa, e dopo qualche minuto si presentò con un vassoio molto invitante. Accettarono tutti con molto piacere ma quasi all'unisono chiesero del perchè fosse combaciata, per tutti e quattro, l'ora dell'appuntamento.

<<Siete alla ricerca di una casa, vero?>> chiese la donna e i quattro ammisero le loro intenzioni ma aggiunsero anche che la ricerca era orientata verso una permanenza da single, non collettiva.

<<D'accordo, ma la casa è grande ed io mi accontento, convivere e condividere crea legami profondi, destinati a durare per tutta la vita, e poi oggi si manifesta l'equinozio di primavera che permette all'inverno di lasciare il passo alla primavera, è il tempo della rinascita, è il tempo di una nuova vita, la luce solare che c'illumina per dodici ore, scalda il corpo ma sopratutto il cuore, approfittatene!>> Quando Julia smise di parlare, i ragazzi erano rimasti per qualche secondo senza parlare, quasi a contemplare quanto avevano appena ascoltato.

<<Seguitemi!>> disse la padrona di casa, <<voglio mostrarvi la casa, in fondo siete venuti per questo>> e i quattro ragazzi la seguirono.

<<L'idea di convivere mi porta indietro negli anni, quelli dell'università, periodo ansioso ma indimenticabile>>, disse Hanna, una volta usciti dall'appartamento di Julia.

<<Io non amo molto la compagnia, troppo complicato andare d'accordo per forza>>, aggiunse Jay.

<<E mio padre allora? Geloso com'è>>, continuò Samya, facendo sorridere gli altri tre.

<<Da solo o in compagnia non mi cambia molto, sono abituato alle famiglie numerose ma anche ai momenti di solitudine utili per ricaricarmi>>, disse Antonio che, guardando l'orologio, aggiunse che il suo turno di lavoro al ristorante di famiglia sarebbe iniziato da lì a poco.

<<In fondo è stato piacevole conoscervi, non è escluso un altro possibile incontro, in futuro>>, disse Samya, salutando gli altri tre.

Era passato più di un mese dall'incontro a casa di Julia e ancora non aveva trovato nessun appartamento e lo stress di quella mattina aveva reso Samya molto nervosa. Tra la posta spiccava una lettera color turchese e l'intestazione del mittente era riconducibile ad uno studio legale, ma la cosa più strana risultava che non era indirizzata all'azienda per la quale lavorava ma a lei personalmente. Aprendo la busta notò che le parole era poche, ma chiare ed invitanti, in quanto le veniva chiesto di presentarsi il pomeriggio del giorno dopo con un documento d'identità valido per comunicazioni di natura ereditaria che la riguardavano.

Alle h 16:00 Samya era sotto l'antico stabile dove era situato lo studio legale Stevenson & C. e con stupore vide che stavano arrivando, dall'altra parte della strada, Antonio, Hanna e Jay. Dopo gli affettuosi saluti, tutti furono d'accordo sulla stranezza di quelle lettere invitanti, all'interno riportavano tutte le stesse parole ma quella che più di tutte non passava inosservata era la parola eredità, chi poteva accomunare quattro perfetti sconosciuti, in un pomeriggio assolato di Aprile.

Fu Hanna a suonare per prima al citofono, e dopo qualche secondo, una voce femminile li invitò a salire.

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