scrivi

Una storia di LuigiMaiello

3

Intertwine Consiglia pt. 2: "Il successo senza volto"

Le maschere dei Daft Punk intrecciate a "Frank” di Lenny Abrahmson e a  “Uno, nessuno e centomila” di Luigi Pirandello.

Pubblicato il 09 febbraio 2016

Oggi è Carnevale quindi qualcuno può trovare interessante rileggere uno dei primi articoli della nostra rubrica Intertwine Consiglia. Il titolo era:

"Il successo senza volto".

Il filo conduttore che abbiamo seguito per l'articolo di questa settimana è molto particolare: abbiamo “intrecciato” i Daft Punk al film Frankie e a “Uno nessuno e centomila” di Luigi Pirandello. Il tema in comune è "Il successo senza volto”.

Come siamo riusciti a legare questi elementi variegati tra loro e cosa intendiamo con l’espressione “il successo senzavolto” ve lo spieghiamo iniziando da un duo che colleziona successi dal 1993: loro sono i Daft Punk.

Il loro può essere definito un “successo senza volto” perché fin dai loro inizi i componenti del duo non sono mai apparsi senza i loro famosi caschi, identificandosi completamente con la loro musica “robotica”.

Tra i tanti successi abbiamo scelto il loro primo album: Homework.

Pubblicato nel 1997, della durata di 74 minuti e suddiviso in 16 tracce, è quello in cui si evince più chiaramente il loro stile “French Touch”, uno stile minimalista che dà molto spazio al funk e alla robotica.

Tra i capolavori di quell’album troviamo Da funk, primo singolo dell’album che mescola ritmo da strada e funk, poi ci sono Phoenix, Fresh, Revolution 909, e tanti altri successi.

Il pezzo più famoso è però senz’altro Around The World il cui testo è basato sulla ripetizione ossessiva della frase del titolo.

Anche il video è un vero capolavoro.

Girato da Michel Gondry, vede dei robot camminare in circolo su una piattaforma (che rappresenta un vinile), donne vestite da nuotatrici sincronizzate, che vanno su e giù da altre scale, scheletri che danzano al centro del "disco” e mummie che danzano a ritmo con la batteria del brano.

Da un disco molto sperimentale ad un film molto originale del 2014: parliamo di

“Frank” di Lenny Abrahmson.

E’ la storia di Jon, un impiegato che scrive canzoni e insegue il sogno di diventare musicista e ad un certo punto si ritrova tastierista dei Soronprfbs. Il personaggio di Frank è ispirato a diverse figure della scena musicale inglese e americana ed è l’emblema dell’artista tormentato, del genio che molto spesso nel panorama creativo sconfina nella malattia mentale.

Nel film ci si chiede quanto si è disposti a cedere al pubblico in cambio del successo, col rischio di tradirsi, snaturarsi. È quello che il vero artista non farà mai, sebbene possa anche accusare momenti di cedimento ed è quello che Jon non riesce a capire.

Per un aspirante artista uno dei dolori più brutti è il rendersi conto di essere in realtà solamente un mediocre. Così, in cerca di un successo facile e aiutato dall’espansione dei social network, si convince di poter raggiungere il livello di creatività della sua nuova e intrigante comitiva senza la fatica necessaria che questa necessariamente comporta.

A Jon però mancherà sempre iltocco magico”, che invece appartiene a Frank, da cui cerca di carpire il segreto della creatività.

Nel testone di Frank si nasconde Michael Fassbender, che solo negli ultimi minuti di film si vede al naturale.

Frank è una commedia surreale, basata sulle vicende bizzarre di una band dal nome impronunciabile. E' un film che lascia presto il passo a una riflessione sulla differenza tra viralità e popolarità e sul rapporto complesso tra instabilità mentale e talento artistico.

E’ un film sul rock, quello indipendente, ma anche un film sui social network e sulla loro capacità di attecchire rapidamente e superficialmente.

Un film su cosa significhi successo, nelle sue mille declinazioni.

Il passo al libro a questo punto è davvero breve e ci porta a

“Uno, nessuno e centomila” di Luigi Pirandello.

Iniziato già nel 1906 e uscito nel 1926, è forse il romanzo più tipico di Pirandello, quello che l’autore stesso, in una lettera autobiografica, definì come il romanzo ”più amaro di tutti, profondamente umoristico, di scomposizione della vita“.

Il protagonista della vicenda è Vitangelo Moscarda, che ha ereditato da giovane la banca del padre e vive di rendita fin quando la moglie, per un semplice gioco, gli farà notare alcuni suoi difetti fisici che lui non aveva mai notato, primo fra tutti una leggera pendenza del naso.

Da quel momento Vitangelo si renderà conto come l'immagine che aveva sempre avuto di sé non corrispondesse in realtà a quella che gli altri avevano di lui e cercherà in ogni modo di carpire questo lato inaccessibile del suo io.

È dalla disgregazione dell'io individuale, che è alla base della visione pirandelliana, che partono in quest’opera le vicende del protagonista, che si convince che l'uomo non è "uno”, ma “centomila”; vale a dire possiede tante diverse personalità quante gli altri gliene attribuiscono. Solamente chi compie questa scoperta diventa in realtà “nessuno”, almeno per se stesso, in quanto gli rimane la possibilità di osservare come lui appare agli altri, cioè le sue centomila differenti personalità. In questo modo la realtà perde la sua oggettività e si sgretola nell'infinito vortice del relativismo.

Su questo ragionamento il tranquillo Gengé decide di sconvolgere la sua vita e arriverà alla follia in un ospizio, dove però si sentirà libero da ogni regola, in quanto le sue sensazioni lo porteranno a vedere il mondo da un’altra prospettiva.

Vitangelo Moscarda conclude che, l'unico modo per vivere in ogni istante è vivere attimo per attimo la vita, rinascendo continuamente in modo diverso.

L’uomo quindi si distacca dall'universale assumendo una forma individuale entro cui si costringe, una maschera (“persona”) con la quale si presenta a se stesso. Non esiste però la sola forma che l'io dà a se stesso; nella società esistono anche le forme che ogni io dà a tutti gli altri e in questa moltiplicazione l'io perde la sua individualità, da «uno» diviene «centomila», quindi «nessuno».

L’intreccio si conclude con “Uno, nessuno e centomila”, perché ci piace immaginare un filo che unisce un libro degli inizi del secolo scorso a un film e un disco recenti, anche perché l’obiettivo di Intertwine è anche di realizzare un nuovo prodotto d’intrattenimento che unisca le caratteristiche classiche dei libri alla comunicazione digitale e ai social network.

Inizia a far sentire la tua voce attraverso le tue storie. Iscriviti, è gratis.

Nessuno ha ancora commentato, sii tu il primo!

!
La tua sessione è scaduta! Effettua di nuovo il login e spunta Ricordati di me per rimanere sempre connesso e non perdere i tuoi progressi!
Ottimo!

Controlla la tua email per reimpostare la tua password!

×

Ops, c'è stato un errore. Riprova più tardi.

×

Sicuro che sia questa l'email?

×

Email non valida

×