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Una storia di Rocchialessia

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Dell'amore e dintorni

Alcune riflessioni

Pubblicato il 16 marzo 2017

Ho passato giorni a interrogarmi su quale fosse l'essenza dell'amore e l'unica risposta che ne è scaturita è una semplice massima: l'amore è donare senza aspettarsi nulla in cambio.

Donare una parte di sé, donare il proprio passato, donare una parte della propria vita, che siano attimi, giorni o anni.

Amare vuol dire cercare la felicità dell'altro e la forma suprema d'amore risiede nell'accettazione che l'altro sia libero di compiere le proprie scelte, non deve esistere alcun guinzaglio con cui tenere legata a sé una persona o questa non desidererà altro che fuggire dalla propria prigione dorata. Tenere una persona al guinzaglio vuol dire esserne ossessionati, esserne malati, vuol dire aver riposto la propria felicità unicamente nel possesso.

Se si vuole bere il vino, non bisogna lasciarsi ubriacare. Se la felicità dell'altro è la nostra gioia, dobbiamo accettare che le scelte libere dell'altra persona possono non coincidere con le nostre volontà, dobbiamo imparare l'accettazione della sofferenza. Dobbiamo benedire la sofferenza che ci porta a essere ciò che diventiamo, se la accettiamo, perchè la crescita personale avviene solo nei momenti in cui crediamo di aver perso tutto ma continuiamo a risollevarci.

La via più facile non è la morte? Non è l'autocommiserazione? Ma se si sceglie con codardia la morte dell'anima, nulla potrà cambiare, invece se si opta per continuare a lottare, forse la situazione non cambierà ma saremo noi stessi a essere cambiati. Il futuro è lungo, imprevedibile, ma la vita è troppo breve per lasciarci bere dalla sofferenza senza opporvisi. Cogliamo le gocce di felicità nella pioggia incessante della vita.

Viviamo per noi stessi, per la nostra via, accettando ogni legame come qualcosa di prezioso e unico. Ci sono legami che durano una vita, così saldi, così sicuri, e legami che durano per brevi periodi, che ci fanno soffrire, ci fanno riflettere, ma ci portano insegnamenti e ci forgiano. Ogni legame, ogni incontro, ogni avvenimento ha un suo scopo. E lo scopo supremo è nel divenire, poter essere pienezza di sé.

Solo se si può amare se stessi, si può amare qualcun altro, ma amare troppo se stessi vuol dire egoismo e incapacità di donare. È l'equilibrio di due opposti che porta alla felicità.

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