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Una storia di RosannaRobiglio

Strategie  per ingannare il tempo

Pubblicato il 13 febbraio 2018 in Avventura

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In una uggiosa mattinata di autunno inoltrato l'autobus che attraversa tutta la città, è fermo al capolinea.

Addossato al marciapiede, motore spento, luci fioche e porte aperte, ha tutte le sembianze di un annoiato pachiderma che sussulta al salire dei primi viaggiatori.

Mi accomodo volutamente sul sedile più scomodo, quello più in alto che di solito nessuno reclama perché, oltre ad essere poco agibile, si deve sottostare al continuo tremolio e al caldo un po’ eccessivo sprigionati dal motore sottostante, ma a parte i disagi, da lassù si gode di una vista impareggiabile sulla città.

I passeggeri salgono alla spicciolata da destra, da sinistra e dal centro mentre il capiente ventre del bus, li inghiotte tutti.

Pioviggina appena stamattina, e a bordo l’ombrello viene utilizzato come mezzo di appoggio. C’è chi oblitera il ticket e, guardingo, scruta i vari personaggi poi va ad occupare il posto più isolato e chi, col quotidiano ben piegato sotto il braccio che dona un tocco di classe, fissa ostinatamente un punto davanti a se, incuriosendo anche gli altri.

Dal borsone di una distinta signora escono stampati su cui dedica la massima attenzione, mentre i più giovani pigiano con disinvoltura la tastiera del cellulare come fosse un esercizio per una nuova futura professione.

L'autobus è quasi stracolmo, si parte, si chiudono le portiere e il motore che accelera i battiti del suo cuore, attua qualche sobbalzo e via verso la grande città.

Alla prima fermata, una bassa e grassottella signora impellicciata e con tanto di cappellino, tacchi alti, gioielli e occhiali, si avventura con fatica verso una difficile rimonta, ma viene salvata da un allampanato cavaliere che l’aiuta a superare l’ostacolo per raggiunge la sua meta.

Anche i corridoi sono occupati da ingombranti pacchi e borsoni strapieni di varie mercanzie. C’è chi prova a scavalcarli, ma si scontra con altrettanti zaini talmente grandi che sembrano quasi camminare da soli. Sono i ragazzi col telefonino che sfregano i presenti facendoli barcollare mentre alcuni seguiti da tanto brontolio e malumore, perdono l’equilibrio e si accasciano in braccio a quelli seduti.

Anche la signora ingioiellata è pronta a scendere. Con borsetta e ombrello al seguito che si impigliano dappertutto, tenta di raggiungere l’uscita, ma la sfortuna la costringe alla prossima fermata. E mentre lei cerca faticosamente di aprirsi un varco e la fermata svanisce, inizia una gara alla rincorsa con tanto di vincitore per accaparrarsi il posto vuoto.

È presto ancora, e la città a causa del primo freddo un po’ sonnolenta, lascia filtrare dalle persiane chiuse qualche bagliore e uno scorcio di mare grigio come il cielo che lo sovrasta, ospita le barche dei pescatori che appollaiate sulla spiaggia in attesa di momenti migliori.

Sui marciapiedi è tutto un andirivieni di voluminosi giacconi e svolazzanti sciarpe protetti da variegati ombrelli, mobili colonne multicolori che appaiono e svaniscono nei meandri delle vie, mentre altri si apprestano a dare l’assalto a quel bus già al completo.

Piove, e quando piove i mezzi di trasporto sono sempre affollati e per farsi un po’ di spazio, ci si muove a spallate dando vita ad accesi mugugni e nervosismi.

Piove, continua a piovere, ora anche a dirotto e un uomo, in una impresa quasi impossibile, rincorre il mezzo. Corre, corre con una mano pressata sul cappello e una intenta a stringere con forza una valigetta ventiquattrore.

Corre a perdifiato e mentre avanza, il suo sventolante impermeabile sembra fungere da vela per aiutarlo a raggiungere l’obiettivo. Il prossimo mezzo passa tra una mezz’ora e l’attesa, per chi ha i minuti contati, diventa insopportabile.

Gli autisti non aspettano mai nessuno, ma lui ce la fa, e ansimante, riesce a salpare proprio mentre le porte si stanno chiudendo.

Con mezzo impermeabile impigliato fra le portiere e la valigetta fuori a sventolar come una bandiera, il povero passeggero resta appiccicato al vetro della porta, fino alla prossima fermata.

Un semaforo incerto sul cambiar colore, aumenta la sua ansia, ma anche stavolta la fortuna gli da una mano, quel semaforo rosso fuoco, ora diventa verde intenso e il pullman può proseguire senza intoppi.

Quella curiosa posizione che aumenta il suo disagio, provoca ilarità trattenuta a stento, ma basta incrociare lo sguardo di altri per scaturire in una sonora risata camuffata da colpi di tosse. Finalmente ecco il miraggio, si spalancano le porte e il povero passeggero, si impossessa completamente della sua borsa.

Mentre il bus prosegue la sua corsa, i viaggiatori, inscatolati come sardine in salamoia, si surriscaldano. C’è chi è sorretto dall’ombrello, chi ciondola come un pipistrello appeso ai sostegni e chi in ritardo, scruta costantemente l’orologio da polso o l’orario dal cellulare. Ma c’è anche chi, raggiunto il limite della sopportazione, brontola come una pentola a pressione in ebollizione.

Ce l’ha col tempo, col ritardo, con borse e borsoni che occupano tutto lo spazio e finalmente trova qualcuno solidale con lui. Uno sfogo liberatorio in attesa della propria fermata, porta il ragionamento su uno scarso servizio locale e ben presto il malcontento coinvolge anche i vicini dando vita ad una discussione sempre più accesa.

Fra il latrato rabbioso e minaccioso di tutti quei mastini, si leva una voce acuta, un urlo prolungato lanciato da un uomo infastidito da quel frastuono. Quell’urlo, che poteva trasformarsi in una violenta reazione, fece trattenere il respiro, invece come per incanto tutto si placa all'istante. È vero, questa è la città dei mugugni, ma ogni tanto prevale anche il buon senso.

Ora a rimbombare è solo il ringhiare del primo mastino ormai sfrenato, ma tutti lo osservano quasi indignati. Finalmente anche lui è arrivato a destinazione e raccolte le sue cose, scende e sparisce fra la folla.

Il suo posto viene sostituito da una mamma barcollante che trascina un passeggino chiuso, ma stringe forte al petto il suo piccolo tesoro. Seminascosto in una tutina azzurra con cappuccio e sciarpa stretta al collo, lascia intravvedere solo uno dei due occhi. Sfodera un sorriso accattivante e intorno a loro ora si fa a gara per fare largo alla carrozzina e cedergli il posto.

Sta prendendo campo una gara di solidarietà e l’attenzione è tutta rivolta a quel piccolo che nel frattempo si è impossessato di tutti e due i suoi grandi occhioni blu.

Tutto fiero per l’interesse destato su di se, parlotta e parlotta senza essere compreso. Intorno a lui ci sono solo sguardi sorridenti che commentano le sue piccole prodezze mentre il pullman prosegue la sua corsa, zigzagando fra i veicoli parcheggiati ai lati delle vie.

Anche il tempo si sta riprendendo, qualche scorcio di sereno fa capolino fra le nuvole, la giornata sta volgendo al bello.

Questo è un miracolo dell'innocenza che riesce a scuotere anche gli animi più turbolenti. Scioglie il ghiaccio nei cuori più gelidi e persino l’autobus sembra averne risentito e col suo ballonzolare stavolta vuole cullare grandi e piccini.

Finalmente si avvicina il capolinea, a bordo l’atmosfera è più serena. Cambieranno i passeggeri, ci saranno altre avventure o disavventure, ma per me questa corsa oggi finisce qui!

"Buon viaggio a tutti e arrivederci alla prossima occasione”.

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