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Una storia di lisa1949

Natale, luci e stranezze

Halloween tardivo

Pubblicato il 30 ottobre 2017 in Horror

Tags: trasloco Ntale fantasma passi notte

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Entrammo nel nuovo appartamento proprio a una settimana da Natale.

Quell’anno i preparativi fremevano nel desiderio di fare in tempo a completare le operazioni di trasloco, raccogliere le ultime forze rimaste e arredare al meglio in nostro tanto sospirato nuovo nido, rivestendo di luci e colori natalizi.

Il nostro piccolo appartamento ormai non era più sufficiente, Alessio era cresciuto e a nove anni aveva bisogno di uno spazio personale adeguato.

Un po’ di risparmi, la forza degli anni, ci avevano guidati positivamente ad un risultato che aveva per me del miracoloso. Ero euforica e soddisfatta.

Un giusto compromesso con gli inquilini, che si erano trasferiti in un appartamento adiacente più grande visto che, dopo la morte del suocero avvenuta pochi mesi prima, la suocera era andata ad abitare con loro.

Pover’uomo, aveva chiuso gli occhi proprio dove noi stavamo per iniziare una rinnovata quotidianità. Non che il fatto mi turbasse, avevamo messo tutto sottosopra, ottenendo un effetto fresco e aggiornato.

Un appartamento grande, situato in una zona adiacente a un enorme parco anzi, l’ingresso principale era proprio di fronte allo stabile.

Uno splendido polmone verde nella nostra città, molto frequentato.

La prima notte fu una sorta di sogno. Tutti e tre entusiasti, assaporavamo quel profumo di nuovo diffuso dalle tinteggiature, dalla ripulita dei mobili d’epoca. Un insieme di essenze miste a cera, acquaragia e Ducotone, piacevolmente respirabili.

Insomma fu facile l’inserimento in quell’alloggio che a me pareva una reggia.

Cucina abitabile con mobili nuovi. La sera, quando tutti erano a dormire, mi soffermavo soddisfatta a contemplarne i pensili. Belli, attuali e ben sistemati dai montatori, emanavano l’odore del legno che impregnava quella che era l’area di servizio.

L’altra parte comprendeva il salone, le due camere da letto e il bagno “grande” quello padronale.

Il lavoro svolto da mio marito, mi lasciava sola con Alessio durante la settimana. Rientrava, infatti, ogni venerdì sera.

Non sono mai stata paurosa, la solitudine mi permetteva di rilassarmi, ero abituata. Accadde che una notte, chiuse le tapparelle e mandato a dormire il bambino, andai a letto serena come sempre. Appena calata nel dormiveglia, come in un sogno, a un tratto mi sembrò di sentire dei passi strusciare lungo l’ingresso, strofinando ovattati sopra il tappeto, poi fermarsi davanti alla porta della mia camera.

Cercai di individuare nel buio qualcosa che avesse una forma, cominciando a sudare freddo. “Un ladro sicuramente” pensai.

L’impulso di accendere l’abatjour fu forte, mi trattenni, sarebbe stato pericoloso. Avrei spaventato il malfattore rischiando di svegliare Alessio, che dormiva nella stanza accanto. Si sarebbe impaurito e forse sarebbe stato anche malmenato. No, meglio restare immobile, se doveva rubare che facesse con comodo. Avrei pensato successivamente verificare i danni materiali.

Non accadde nulla, la paura si era trasformata in panico e io ero immobilizzata, quasi non riuscivo a respirare. Una sensazione terribile, mai provata prima.

Passarono i minuti, non riuscivo a connettere. Attesi a lungo, sino a che presi sonno senza accorgermene.

La mattina successiva aprii gi occhi ricordando all’istante quella sorta di incubo. Perlustrai la casa: tutto a posto. Nessuna traccia che potesse far pensare alla presenza di un intruso. Suggestione? Un rumore immaginario, forse proveniente dall’appartamento confinante? Mi lasciava perplessa qualsiasi spiegazione.

Quando lo raccontai, Alessio si mise a ridere e insieme a mio marito, fui tacciata da visionaria e fifona. Dimenticai l’episodio, sicuramente frutto della mia fantasia.

Quell’anno gli addobbi natalizi dovevano superare l’immaginabile. Ci prodigammo per fare un albero degno dell’invidia di chiunque. Il risultato fu eccellente.

Sotto l’albero, pacchi variopinti a stuzzicare la curiosità dei bambini e anche degli adulti, coinvolti nello scambio.

Le luci intermittenti invertivano i ruoli con quelle del traffico cittadino, alle luminarie comunali del parco antistante e quelle delle insegne dei negozi sottostanti: anche i lampioni in strada partecipavano.

Il corso era un viavai continuo di automobili, che si fermavano proprio davanti allo stabile, situato a un crocevia con tanto di semaforo.

Dalle ampie finestre si potevano ammirare il parco, le piante ormai spoglie, i prati addormentati, l’andirivieni dei ragazzi e la gente che portava a passeggio i cani.

Un bel vedere e, quando cadde la prima neve a imbiancare il panorama, lo spettacolo divenne molto suggestivo. Come amavo quella vista!

L’atmosfera era perfetta. Invogliati tutti insieme a condividere quello spazio nuovo, tanto desiderato, trascorrendo giornate memorabili in armonia.

Insomma, trascorremmo le feste in famiglia con euforia rinnovata, ambientandoci in quella che per noi era la casa più bella del mondo. Babbo Natale fu magnanimo con Alessio, ma anche con noi. Fu un anno particolarmente generoso.

Trascorse le feste scambiando inviti a cena, affrontammo superficialmente l’episodio del fantasma, ormai venne soprannominato così, scherzandoci su ripetutamente.

L’anno nuovo si era inaugurato con i soliti botti a frastornare le orecchie dei più sensibili, a spaventare gli animali che sicuramente non trovavano tregua, povere bestie.

Una sera, ripetendo la stessa routine, mi misi a letto tranquilla, come consuetudine. L’abitudine di non abbassare le serrande della stanza ormai era consolidata. Le luci della notte offrivano una sensazione rilassante. Un cullarci in modo delicato.

D’un tratto, aprii gli occhi con un sussulto. Mi sembrò di sentire la serranda della cucina sollevarsi. Tesi l’orecchio e poco dopo sentii chiaramente rumori di oggetti metallici, quasi che venissero raccolti soprammobili vari e messi dentro un sacco. Questo immaginava la mia fantasia. Un’altra volta? “Adesso vado a vedere” mi dissi, ma restai incollata al materasso, senza muovere un solo capello.

Ripresi a sudare freddo. Possibile un altro incubo? Il cuore prese ad agitarsi e a palpitare fortissimo. Non volevo creare situazioni pericolose, accendere la luce mi spaventava, temevo per Alessio, ancora.

Qualche secondo in totale silenzio poi, terrificante, lo struscio dei passi nel corridoio.

Si fermarono davanti alla stanza del bambino e la gola mi si serrò. Non potevo emettere un fiato, figurarsi riuscire a gridare! Angoscia e terrore, i passi ripresero quello scalpiccio, si avvicinavano, li percepivo nonostante il tappeto ne attutisse l’effetto. Mi sentivo morire.

Chiusi forte gli occhi, non volevo vedere, ma cominciò a giungere alle mie narici, un odore nauseabondo, insopportabile. Oddio, ma cos’era? Aprii gli occhi disgustata e pietrificata dal panico. Guardai dentro la penombra attendendo un frammento di luce più chiara, per vedere meglio nello spazio di corridoio davanti alla porta della camera. Forse fu la mia immaginazione, ma cominciai a intravedere qualcosa prendere forma.

Una sagoma orrenda, con occhi infossati e fluorescenti, il ghigno bavoso e viscido. Restava lì in contemplazione e io non potevo fare assolutamente nulla. Mi sentii mancare.

Non posso dire quanto durò quella visione, probabilmente una manciata di secondi. A me sembrò un’eternità. Infine, il fruscio felpato dei passi che tornavano a ritroso da dove erano venuti. Quasi me la feci addosso dallo spavento e non riuscivo a dare un senso al fatto.

I cellulari non erano ancora in uso e io, quella notte, la trascorsi in preda al terrore più tetro che mai avrei immaginato. La mattina dopo chiamai mio marito in ufficio.

«La prossima volta cosa succederà? Ci rapiranno gli alieni?» Gli domandai insistendo sulla descrizione del mio incubo.

«Ti stai facendo suggestionare dalla paura. Non credo agli Zombie e nemmeno tu, che io sappia.» Sottolineò per rassicurarmi.

In effetti sono sempre stata titubante nel credere a spettri, morti viventi o sortilegi di qualsiasi natura. Allora perché?

Fortunatamente essendo venerdì la sera fece ritorno a casa, quindi mettendola sul ridere alleggerimmo la tensione.

Ne parlai con mia madre. Secondo la sua opinione non era altro che l’energia del povero suocero che non riusciva a ritrovare la sua collocazione: la famiglia si era trasferita.

Mi venne da ridere a immaginare uno spirito vacante che avesse smarrito la strada di casa. Sdrammatizzai convincendomi che fatti simili non potevano succedere.

Tuttavia, mia madre volle regalarmi un rosario. Il dono di un’amica americana, oggetto particolare, lavorato in filigrana di rame.

«Appendilo alla testiera del letto» mi suggerì lei «Vedrai che non succederà più nulla!»

Mi sembrò assurdo, non ne vedevo il nesso, tuttavia seguii il consiglio.

Smaltii definitivamente la cosiddetta “strizza” i giorni successivi, convinta d’essermi autosuggestionata. Per fortuna Alessio era un bimbo impavido, non ha mai temuto nulla. Riusciva lui, con la sua ironia, a incutere coraggio a me.

Il fatto divenne oggetto di argomenti di condominio, se ne parlò a lungo durante le feste.

La custode, alla quale avevo raccontato l’avventura, aveva sparso la voce e ne rideva divertita. «Il fantasma come sta?» domandava sovente.

«Auguri al nuovo inquilino!» Aggiunse qualche condomino in vena di battute, durante il tradizionale scambio di auguri.

Le festività natalizie si erano concluse lasciandomi in ricordo una nuova luce positiva.

Ogni notte, prima di dormire, mi assicuravo che tutto fosse chiuso a dovere. Non avevo paura, anzi cominciai a convincermi fosse stato un episodio messaggero di liete novelle.

Fuori le luci si diffondevano sul candido manto nevoso del parco regalandomi emozioni intense. Un panorama suggestivo.

Sotto le coperte tendevo l’orecchio e aspettavo: niente. Non avvenne mai più.

Merito del rosario? Una risposta abbastanza plausibile, ad ogni modo per non correre rischi, quell’oggetto ancora oggi fa bella mostra di sé appeso alla testiera del mio letto.

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