scrivi

Una storia di Massimo.ferraris

Una vacanza a Rimini

La catena della sfiga

Pubblicato il 12 aprile 2018 in Humor

Tags: vacanza sfiga humor viaggio

0

Mercoledì 17 luglio 1963

Ore 6 sveglia, in una splendida mattina di sole, con la testa già rivolta al mare e le valigie ancora da caricare. Luisa non ha lesinato sugli indumenti da portare ed è riuscita a svuotare il nostro armadio e pure quello di Andrea, il nostro piccolo. "Ma a che ci servono i giacconi di panno? Andiamo a Rimini, mica a Bardonecchia!" mi è sfuggito. Non l'avessi mai fatto. A suo parere la visita che ci siamo prefissati a San Marino è una specie di gita in montagna, quindi altitudine uguale freddo, e freddo significa coprirsi con giacche adeguate. Non ho voglia di contraddirla, quindi ho alzato le mani in segno di resa e ho portato tutto sul Maggiolino, sistemando con perizia e lasciandomi un piccolo spazio nel lunetto posteriore. Andrea non ha rinunciato a portare la sacca con dentro i soldatini e il pallone, d'altronde qualcosa deve pur farlo un bambino di sette anni. Siamo pronti, Luisa si è vestita leggera e messo un filo di trucco. Ingrano la marcia e via: ferie arriviamo!

Giovedì 18 luglio 1963

Prima giornata di mare e primi problemi. La pensione "Miramare" è diversa da come pensavamo, nonostante Guidi, il mio collega, me l'abbia consigliata a lungo. Mi viene da pensare che si sia intascato una percentuale... La padrona, una signora cinquantenne di chiare origini lombarde, ci ha accolti freddamente, preso i documenti e consegnato le chiavi. "Stanza tredici", e così con valigie e figlio al seguito abbiamo raggiunto il primo piano e aperto la porta. L'odore di fumo ci ha investiti come un tir in corsa, nonostante sulle pareti ci siano cartelli che impediscono di fumare. Rapida corsa all'ingresso e lamentela. "Guardi che l'odore proviene dalla conceria in strada" si è difesa la tipa. Ho chiesto un'altra stanza, ma lei ha sorriso dicendo che l'unica altra disponibile sorge sopra il macello e che dovevo valutare tra l'odore di fumo e quello di carne morta. L'istinto è stato quello di andarmene, ma poi ho valutato che un prezzo così basso per una stanza non l'avrei trovato da nessun altra parte. "Vedrà, un paio d'ore e non ci farà più caso" ed è tornata, serafica, a fare le parole crociate. Il pomeriggio mare, in mezzo ad una distesa di persone in costume e splendide fanciulle in bikini, una novità importante per la gioia degli occhi dei maschietti. Luisa, nonostante il suo fisico invidiabile ha optato per il classico intero nero. Chissà, forse un altr'anno cambierà idea. Sedie ed ombrellone affittati per poche lire e panini e coca cola con noi. Ci mettiamo comodi a raccogliere i primi raggi, quando il cielo si riempie di nubi grigie. Venti minuti e un'acquazzone si abbatte su noi, rannicchiati sotto l'ombrellone, ma decisi a resistere. Rimaniamo non più di una decina, tutti convinti che il tempo si metterà al bello e che quindi si potrà sfruttare lo spazio libero della spiaggia. Vane speranze: quarantacinque minuti dopo, con Andrea piagnucolante e Luisa con i brividi decido per il rientro in albergo. "Non si può!" mi intima la direttrice. "Pulizia in camera e quindi per un'ora dovete aspettare nella hall."

Non ammette deroghe e rimaniamo bagnati e infreddoliti sulle sedie di vimini che ci segnano le gambe, sbocconcellando i panini umidi e disgustosi.

Venerdì 19 luglio 1963

Per fortuna, dopo una notte di pioggia, il bel tempo fa capolino. Rimini si rianima e sembra di respirare l'atmosfera dei film di Fellini. decidiamo di visitare i luoghi dove ha girato 8 e mezzo, quindi raggiungiamo il litorale pronti per un tuffo in mare. Luisa addocchia in un negozio un bikini verde smeraldo, m io la vedo meglio con quello rosso. Entriamo in spiaggia, dico ai miei che vado in bagno, e quindi mi dirigo ad acquistare il costume. Un bel regalo è quello che ci vuole. Il proprietario mi accoglie con il consueto spirito gentile classico dei romagnoli, mi mostra i modelli e, ricordando mia moglie, mi porge quello della sua misura. "Depravato!" sento esclamare alle mie spalle. Mi giro e scorgo una settantenne incartapecorita munita di bastone dal manico in avorio. Orecchini e collana d'oro, orologio Rolex al polso, una piuttosto in grana, direi. "Come scusi?" domando stupito. Si avvicina e con un gesto scaraventa a terra il costume. "Questo è oltraggio al pudore!" esclama inviperita. "Dove andremo a finire di questi tempi. Già giramo cantanti scalmanati che sparano musica inglese ovunque, come si chiamano... Bittle,... Bottles...". "Beatles", intervengo, cercando di calmarla, ma lei sembra ancora più furente.

"Non mi corregga, non sono mica scema!" ed inizia ad inveire contro tutto e tutti. All'improvviso il bastone roteante mi colpisce alla testa, facendomi apparire lucine bianche davanti agli occhi. L'istinto è fulmineo e spingo in malo modo la donna che finisce a terra. Iniza a gridare, chiama i Carabinieri a squarciagola, tutto sotto gli increduli del sottoscritto e del negoziante. Le voci attirano gruppi di curiosi, tra i quali vedo comparire due uniformi. Morale: visita alla caserma, dove il negoziante perora la mia causa e convince la pazza a non sporgere denuncia. Due ore dopo torno in spiaggia, dove non trovo traccia dei miei. Corro all'albergo, la tipa mi fa cenno con il sopracciglio che sono in camera e li raggiungo. Luisa piange, Andrea è disperato, io distrutto. Non abbiamo appetito, dopo la mia spiegazione, e ci addormentiamo come sassi alle otto di sera.

Sabato 20 luglio 1963

Visita a San Marino, una giornata fuori Rimini può far tornare le cose al posto giusto. Partiamo presto, dato che alle cinque siamo già svegli e pimpanti. Raggiungiamo la frontiera e ci inerpichiamo su per Monte Titano, sotto un sole cocente che ci scioglie come ghiaccioli. Il Maggiolino arranca, sbuffa, scoppietta ed improvvisamente si ferma nel Castello di Serravalle, una delle amministrazioni del territorio. Scendo e apro il cofano. Un odore di olio bruciato mi indica che qualcosa è partito per l'altro mondo, poi noto il tappo del radiatore, e da stupido lo svito, rischiando di finire accecato. Parte verso l'alto trascinandosi dietro un fiotto di acqua calda che inizia a sfrigolare sul motore. Alzo gli occhi ed incrocio quelli di Luisa. Non capisco se è pronta al pianto o al riso, ma in ogni caso è qualcosa che cerco subito di calmare. Le faccio segno di ok e rientro. "Proviamo a far raffreddare il motore" le dico, lei annuisce e rimane seduta con gli occhi in avanti. Andrea sembra divertito e commenta l'avventura dicendo che l'avrebbe raccontata a tutti i compagni di scuola. Due ore, sole a picco e motore che non da segni di vita. Un signore in moto si ferma e mi indica un meccanico nelle vicinanze. Si offre a darmi un passaggio, dicendo che Luisa e Andrea non corrono alcun pericolo. Paolo, il meccanico che si presenta con una vigorosa stretta di mano, mi carica sulla sua Fiat 850 trasformata in officina viaggiante e con essa raggiungiamo il Maggiolino. "Uhhh!" esclama, quasi fosse un indiano. "La vedo brutta. Qui ci sono danni per quasi cinquemila lire."

"Come? Cosa?" sono frastornato. Una cifra enorme, vuole dire ferie finite. Non posso fare altro che fidarmi di lui, che ricevuto il via ci attacca con una corda e trascina sino all'officina. Vuole un anticipo di mille lire, tutti i risparmi che abbiamo con noi e ci rimanda a Rimini in corriera. Ora siamo qui, in camera, incapaci di reagire, in attesa di domani, quando lo chiameremo al telefono e ci faremo dare la sentenza definitiva.

Domenica 21 luglio 1963

"Guardi, con quattromilacinquecento lire ve la sistemo come nuova, proprio perchè siete voi" mi dice, io accetto, d'altronde che altro posso fare e chiedo i tempi per il ritiro.

"Beh, oggi è domenica e sono chiuso, domani mattina riposo settimanale... direi per mercoledì prossimo" l'ultimo giorno di ferie, quello del rientro. Non sto a ricriminare sul fatto del giorno e mezzo di riposo, non vorrei che si indispettisse e prolungasse i termini, con conseguente disagio da parte mia per il rientro al lavoro. Dobbiamo procurarci i soldi e quindi rivolgerci ad una banca. Raccontiamo l'accaduto all'albergatrice che annuisce con la testa continuando i cruciverba, quindi ci consiglia di andare alla Cassa di Risparmio e chiedere di Chiara, sua cugina. Domani andremo a parlarle, e oggi, senza auto e senza soldi, passeremo la giornata al mare, cercando un metro quadrato sulla spiaggia libera...

Lunedì 22 luglio 1963

Sono a pezzi, incapace quasi di muovermi. Mi sono addormentato con la schiena al sole, mentre Luisa e Andrea si divertivano in mare. Non riesco quasi nemmeno a sopportare il contatto della camicia ma devo uscire e andare in banca per racimolare i soldi mancanti. Chiara è una signora simpatica, tutto il contrario della cugina. Ci accoglie al tavolo e dopo un paio di telefonate ci garantisce il contante per l'indomani. Intanto che fare oggi? Mare non se ne parla, anche se siamo venuti qui proprio per questo. Propongo a Luisa di andare in spiaggia, mentro io mi farò un giro per Rimini. Lei tituba poi accetta sotto la pressante richiesta di Andrea. Mangiamo qualcosa in un bar e ci salutiamo. Giornata libera, da utilizzare tutta per me. Non mi sembra vero. Decido di ritornare al negozio ed acquistare il bikini, anche se in questo momento magari non ci starebbe la spesa, ma voglio che domani Luisa lo indossi, così potrò immortalarla con la macchina fotografica e vantarmi con i colleghi. Mi guardo in giro per evitare brutte sorprese, quindi entro. "Che piacere rivederla" esclama il negoziante e mi rifila una pacca sulla schiena. In quel momento capisco cosa si prova a morire annegati. Il fiato mi si blocca in gola e punture di spillo si propagano lungo la spina dorsale. Annaspo, sbianco e preoccupo il tipo che prontamente mi fa sedere e fa vento con un giornale. Lentamente riprendo forza e l'aria torna a defluire nei polmoni.

"Ma che succede?" chiede preoccupato. Gli indico la schiena, solleva la camicia e aggrotta le sopracciglia. "Qui ci vuole il rimedio di nonna Lina."

Gli dico che non è il caso, che Luisa mi ha già splamato la crema, ma lui insiste dicendo che domani non avrò più nulla. Mi accompagna nel retro, arredato come un mini appartamento, e mi fa sdraiare sul divano. "Ora arriva Magda" mi dice e se ne va. Magda? E chi diavolo è?

"Buongiorno, sono la moglie di Alfio" dice una signora con capelli pettinati a modello tromba d'aria, il trucco pesante e vestito aderente. Una rovina, penso con malignità, paragonandola a Luisa. "Si volti e mi lasci fare" apre quindi il barattolo che tiene in mano nel quale scorgo una poltiglia color melanzana.

"Non si preoccupi, non sporca. Tutta roba naturale" e inizia a spalmare, producendo immediatamente un sollievo piacevole. Friziona per cinque minuti buoni, poi mi dice di stare fermo per una decina di minuti per permettere alla crema di asciugare. Faccio come dice e mi addormento, sognando viaggi in aereo, vacanze in hotel cinque stelle e conti correnti pieni di soldi.

Uno scrollone leggero mi ridesta e mi trovo davanti Alfio. "E' un'ora che dorme" mi dice sorridente. "A me non da fastidio, ma non vorrei la stessero aspettando."

Lo ringrazio, mi alzo e indosso la camicia, che aderisce alla schiena senza problemi.

"Non so come ringraziarla" e metto mano al portafoglio, ma lui mi blocca e mi porge un sacchetto.

"Non se ne parla nemmeno. Dopo quello che è successo il minimo che posso fare è regalarle il costume che aveva scelto" dico che non posso accettare, e continuo sino a quando un cliente entra in negozio e lui mi saluta con un: "Poi ne riparliamo."

Raggiungo Luisa felice, la trovo seduta a riva intenta ad osservare Andrea che gioca con la sabbia.

"Questo è per te" le dico, lei sorride e apre il regalo. Gli occhi brillano e per me quello è il coronamento della felicità, ciò che manda in secondo piano tutte le traversie di questi giorni.

Le dico che li aspetto in camera. Ho voglia di fare una doccia, anche perchè la crema non era propriamente profumata e l'odore mi infastidisce.

Martedì 23 luglio 1963

la prima sensazione al risveglio è quella di essere appoggiato su delle pietre. Mi alzo e muovo i muscoli, fino a quando mi accorgo che qualcosa non va. Entro in bagno, sollevo la canotta e mi guardo. Soffoco un urlo quando vedo la schiena ricoperta da vesciche e con lembi di pelle cadenti. La lebbra, penso subito; poi realizzo che si tratta della crema. Sveglio Laura e preoccupati ci dirigiamo alla farmacia all'angolo. Il dottore, una brava persona, mi visita e dopo avergli raccontato il problema fa la sua diagnosi.

"Il sapone che ha usato ha fatto reazione con la crema. Non bisogna mai fidarsi dei rimedi di fortuna, a meno che non siano testati" mi vende una pomata lenitiva e mi consiglia di applicarla più volte al giorno sino a quando la schiena non tornerà normale. Faccio come detto e dopo un'ora torniamo in banca. Chiara ci fa firmare un po' di scartoffie e poi ci consegna i soldi. Chiamo Paolo, il meccanico, per conferma e mi da appuntamento per quella sera stessa, un giorno in anticipo sulla tabella. Sento di non farcela più, voglio solo tornare a casa, dimenticare questo incubo di vacanza in cui avevo riposto soldi e speranza. L'autobus ci porta sino alla fermata più vicina, circa tre chilometri dall'officina, che percorriamo senza un cappello in testa e con Andrea sulle spalle. La schiena stride, ma la voglia di mettere fine al supplizio mi da la forza di proseguire.

"Ecco, come nuova!" dice Paolo, parlando di guarnizioni, bronzine, cilindri ed altre diavolerie. Annuisco per non sembrare il tonto del villaggio e pago, con una stretta al cuore. Ci saluta sventolando uno straccio sporco di grasso e ci augura buon viaggio. L'istinto di toccarmi è immediato e Luisa ride del gesto. Cerco di non pensare a nulla, godermi quelle ultime ore di sole, domani ce ne ritorneremo a casa e addio vacanze. La macchina fila veloce e regolare, segno di un lavoro ben fatto.

Quando raggiungiamo l'albergo troviamo due poliziotti nell'atrio. La padrona ci guarda con occhi tristi, ben conscia dello schifo di vacanza che abbiamo trascorso.

"Mi dispiace signori, c'è stato un furto" dice uno dei poliziotti, avvicinandosi. " Sono penetrati dall'esterno nelle camere del piano superiore ed hanno fatto razzia di valigie. Anche la vostra stanza è stata ripulita."

Non ci posso credere, vorrei piangere, ma il poliziotto prosegue. "L'unica cosa che non è stata trafugata è questo sacchetto" me lo porge e guardandolo inizio a ridere. Luisa capisce e si associa al mio delirio momentaneo, lasciando i poliziotti senza parole.

Il costume rosso, il regalo per mia moglie, l'unico ricordo di questa vacanza che non dimenticherò mai...

Nessuno ha ancora commentato, sii tu il primo!

Ottimo! Visita la libreria per gestire i tuoi magazine

×
!
La tua sessione è scaduta! Effettua di nuovo il login e spunta Ricordati di me per rimanere sempre connesso e non perdere i tuoi progressi!
Ottimo!

Controlla la tua email per reimpostare la tua password!

×