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Una storia di elly81

Questa storia è presente nel magazine Bullismo

I SOGNI INFRANTI DI MARISA

Testimonianza autentica di un'ex vittima di bullismo

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Pubblicato il 08 giugno 2018 in Giornalismo

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I SOGNI INFRANTI DI MARISA

Mi chiamo Marisa, ho 35 anni e sono di Caserta, e quella che sto per raccontarvi è la mia storia... una storia di cui(credetemi)non avrei mai voluto essere protagonista, purtroppo lo sono stata mio malgrado a causa delle persone che all'epoca dei fatti avevo intorno, persone che avrei tanto voluto esser loro amica ma chissà perchè a loro non piacevo e mi maltrattavano in continuazione, sia verbalmente che fisicamente, altre persone più vecchie di noi che pur sapendo quel che loro mi facevano li lasciavano fare... ebbene si: sono stata vittima di bullismo e i protagonisti di questa storia sono io, i miei compagni di scuola e i miei insegnanti.

Fin da quand'ero piccola mia madre mi aveva sempre parlato bene della scuola; me ne aveva parlato come di un luogo bellissimo dove si conoscono altri bambini, dove si fa amicizia, si studia e si gioca insieme, che se avevi un problema la maestra ti avrebbe aiutato e ti avrebbe voluto bene come una seconda mamma. Io ero felice e cominciavo a fare mille progetti per il futuro e mille sogni: già mi vedevo circondata da tanti amici, sognavo di crescere insieme a loro, magari il sabato sera si usciva insieme a cena, al cinema o in discoteca, d'estate magari si andava insieme in vacanza, di avere un fidanzatino o un'amichetta che magari il pomeriggio, dopo i compiti, mi avrebbe accompagnato a fare shopping. Sognavo di diplomarmi e dopo il diploma di andare all'università... ma purtroppo tutti questi sogni sono andati in frantumi.

Sono sempre stata una bambina allegra, vivace, e forse un pò irrequieta... e purtroppo a causa di questa mia irrequietezza che mi impediva di concentrarmi sopratutto in matematica, mi hanno diagnosticato un disturbo dell'attenzione... e purtroppo mi hanno assegnato il sostegno. Io non sono mai stata d'accordo, avrei voluto che i miei genitori mi mandassero al doposcuola, anche perchè il sostegno di solito viene dato ai disabili e io non sono disabile. Fu allora che incominciai dentro di me a pormi le mie prime domande: "Ma come? Mia madre dice che io sono uguale agli altri, perchè a scuola mi trattano come se non lo fossi?". Anche all'asilo la situazione era la stessa: poichè avevo il sostegno non ero libera di muovermi da sola e alla mensa mangiavo da sola con la mia insegnante, sola con lei, senza nessun mio coetaneo con cui socializzare!!! Pensando che fossi disabile per davvero, i compagni mi hanno isolata e la mia tristezza e la mia frustrazione sono emersi, piangevo in continuazione, mai una coccola, un bacio, una carezza, venivo punita e cacciata fuori per delle banalità. Come se non bastasse, proprio a causa di questa mia irrequietezza, la mia insegnante di ginnastica non solo non ha voluto che andassi a visitare con la classe la NATO ma una volta, perchè senza volerlo avevo detto una parolaccia... si è permessa di riempirmi la faccia di ceffoni!!! Ma non uno, PIU' DI UNO!!! Ed erano talmente forti che non riuscivo a girare la testa!!! I primi tempi non osavo parlarne a casa di quello che mi succedeva, temevo che se lo avessi raccontato a mia madre lei mi avrebbe risposto che me lo meritavo.. ma quel giorno non ce l'ho fatta più e piangendo le raccontai ogni cosa. Mia madre all'epoca, si era ammalata di depressione, a causa della sua malattia lei e mio padre non mi dedicavano tanto tempo, avrei tanto voluto che la denunciassero e invece si limitarono solo a telefonarle e a chiederle di non farlo più, mamma adesso però si sente in colpa per non averla denunciata, non fa altro che ripetermi che vorrebbe tornare indietro per poterlo fare.

Anche alle scuole medie la musica, sopratutto da parte dei miei compagni, era la stessa di quelli dell'elementari: dato che avevo il sostegno anche lì, mi ero guadagnata la fama di pazza e malata, molte volte me lo gridavano dai finestrini dei pulmini e delle macchine e (orrore) i genitori alla guida, invece di sgridarli, li lasciavano fare!!! La situazione peggiorò quando durante l'ora di disegno, senza volerlo buttai la trielina nell'occhio di un mio compagno (lo giuro davanti a Dio che non lo feci apposta). Fortunatamente l'occhio del mio compagno guarì, anche perchè il papà faceva il medico... purtroppo però hanno cominciato a considerarmi un pericolo e i dispetti non tardarono ad arrivare: sfottò senza un vero motivo, lancio di oggetti come pastelli pennarelli eccetera. Una volta che indossavo delle ballerine ai piedi me le tolsero e me le buttarono in faccia, un'altra volta che ero uscita fuori per andare in bagno... mi abbassarono addirittura i pantaloni!!! Un mio compagno, addirittura, mi ruppe il vetro degli occhiali con il mio quaderno di matematica (era un quaderno piccolo e doppio, con tantissimi fogli, è stato un miracolo se non mi è andato il vetro negli occhi).

Quanto alle scuole superiori... niente da fare: all'istituto d'arte che frequentavo ho capito per la prima volta che cos'è la violenza verbale. Nella sezione che frequentavo la maggior parte erano tutte ragazze (c'erano solo 4 maschi), i primi tempi sembravano rose e fiori, mi scrivevano perfino le dediche sul diario... ma ahimè, dopo qualche tempo, la situazione è peggiorata anche lì... c'era un gruppo di ragazze, capitanate da una ripetente di nome Sara (Sara è un nome d Fantasia). Del gruppo faceva parte anche un'altra ragazza che all'inizio sembrava mi volesse bene, questa fra l'altro è diventata attrice e lasciò in seguito la scuola per questo, il successo però le ha dato talmente alla testa che non ha più voluto saperne di me con la scusa che sono povera, che mi avrebbe voluto bene se fossi stata ricca e famosa come lei. Sara, dopo che lei andò via, mi ha preso di mira, mi rispondeva male sempre senza motivo, mi trattava sempre bruscamente, mi accusava di cose che non facevo e spargeva voci false sul mio conto. Una volta, davanti alla prof e ai nostri compagni, mi accusò ingiustamente di averle dato un numero di telefono falso. Era comunque vero che il numero era finto ma io non sapevo che lo fosse dal momento che l'avevo scritto nell'agendina. Io mi misi a piangere ma nessuno mi ascoltava... in preda alla disperazione, uscì fuori dall'aula e... tentai il suicidio davanti a tutti, cercando di buttarmi dalla finestra, perchè se la mia vita doveva essere così, se tutti i giorni, i miei compagni mi trattavano così era meglio morire... fu però in quel momento che capìì che quella scuola non faceva per me e così, dopo aver preso al terzo anno la qualifica di maestro d'arte me ne andai... ma psicologicamente ero distrutta...

Si ero distrutta, distrutta al punto tale che per la paura che anche altrove potessero succedermi le stesse cose non ho avuto il coraggio di proseguire gli studi... mi sono ammalata di depressione, sono stata ricoverata in psichiatria una ventina di giorni, i farmaci che ho assunto in tutti questi anni, oltre a stordirmi mi hanno fatto ingrassare tantissimo. Quando subivo tutto questo dai miei compagni e nessun insegnante mi aiutava pensavo davvero i primi tempi di essere cattiva solo perchè quando loro mi sfottevano reagivo forte e in maniera esagerata. Ammetto di non avere una perla di carattere ma questo non vuol dire che io sia pazza e malata. Pensavo di sbagliare e di meritarmi quello che subivo, per tre giorni ho provato a resitsere e non piangere, pensando che se mi tranquillizzavo forse mi avrebbero lasciata in pace e mi avrebbero trattata meglio, e invece mi trattavano sempre peggio...

I miei sogni, la mia infanzia e la mia adolescenza sono state rovinate dalla solitudine e dall'emarginazione... lo studiare insieme, le uscite con gli amici, andare il sabato sera a mangiare fuori, a ballare, al cinema o al luna park sono cose che purtroppo dovevo solo sognarmi la notte... premetto che non sono invidiosa nè gelosa di niente e di nessuno però il sabato, quando uscivo da sola o con i miei genitori scoppiavo a piangere nel vedere in ogni dove le comitive di ragazzi che avevano la mia età che si riunivano per decidere tutti insieme come passare la serata. Era una vita che volevo fare anch'io ma che purtroppo non ho potuto... e tutto questo perchè a causa dell'insegnante di sostegno hanno pensato (e forse purtroppo lo pensano tutt'ora) che io sia diversa. Perchè dico tutt'ora? Perchè quando uscì Facebook e mandai la richiesta d'amicizia sia a quelli che all'epoca pareva che mi volessero più bene che alle bulle (Sara in particolare) nessuno l'ha accettata!!! Ma mettiamo il caso io sia veramente diversa perchè non potevano volermi bene lo stesso? Che razza di esempio davano a loro i loro genitori? E ora che so che la maggior parte di loro sono anch'essi dei genitori che razza di educazione penseranno di dare ai loro figli? Oggi darei non so cosa per poter tornare indietro e di avere l'infanzia e l'adolescenza che ho sempre desiderato, e invece ho avuto solo solitudine.

Ora che ho 35 anni non desidero altro che un lavoro ma i colloqui che ho fatto finora purtroppo, non sono mai andati a buonfine, magari anche un brav'uomo che nonostante fisicamente io lasci a desiderare mi ami e mi accetti per come sono dentro e non fuori, che mi possa dare anche dei figli. Vorrei tanto ricevere dalla vita almeno questo ed essere felice dal momento che in passato non lo sono stata, ho tanto amore nel mio cuore e vorrei tanto trovare qualcuno a cui darlo.

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