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Una storia di chi813

Quanto può durare un pomeriggio?

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Pubblicato il 22 maggio 2018 in Altro

Tags: pomeriggiinfinititroppipensieriindecisione

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Eccola lì Nadia. Sdraiata sul divano guarda fisso il soffitto, piedi incrociati su un bracciolo e testa appoggiata sull'altro, braccia piegate dietro la nuca. Indossa i pantaloni grigi di un pigiama che le avevano regalato le amiche una decina di anni fa, forse ancora prima, e una felpa nera con qualche buco lungo le cuciture, è di Marco, con cui non ha contatti dalla mattina, quando è uscito per andare al lavoro e lei ha cercato subito una posizione più comoda nel letto mezzo vuoto.

Da qualche ora riflette sulla possibilità di fare una torta, sarebbe un'ottima idea, magari una crostata con la marmellata di amarene, oppure la torta cioccolatino che è da un po' che manca in cucina, negli ultimi tempi ha preparato solamente torte di mele, arricchendole qualche volta con pezzi di cioccolato fondente.

Però le ore passano e la torta rimane ferma allo stato ideale. Ormai è ora di cena, e le opzioni su cosa mangiare diventano un altro problema nella testa di Nadia. Perché non riesce a staccarsi da questo stato vegetativo per fare qualcosa di concreto?

Non fa altro che percorrere il labirinto dei suoi pensieri senza trovare la via di uscita. Eppure stanotte aveva fatto dei sogni molto impegnativi che l'avevano toccata e al risveglio ne aveva continuato a sentire il peso, come non le succedeva da svariati mesi. In particolare aveva sognato di trovare un grosso scorpione nero in casa, di corrergli appresso a fatica, per poi riuscire ad ucciderlo schiacciandolo con una scarpa. Ne aveva cercato il significato appena sveglia, su internet, e il suo caso specifico era descritto in modo positivo, come il superamento di un ostacolo o di una minaccia che la attanagliava. Si era sentita sollevata, forse era davvero un presagio per il suo futuro, poteva prenderlo coma un aiuto a darsi la carica per trovare uno scopo nella sua vita.

Ma quel pomeriggio di inezia l'aveva riportata al suo stato abituale dell'ultimo periodo, uno stato totalmente deprimente. I suoi progetti che trova così difficile realizzare, e che a volte classifica come puri miraggi, il lavoro che non le dà né le soddisfazioni a cui aspira né tantomeno i soldi che vorrebbe, i dubbi amletici su una possibile famiglia, figli o non figli? i viaggi che vorrebbe intraprendere, un posto diverso in cui abitare, la concentrazione che non trova, la melodia che vuole scrivere... tutto le si accavalla nella mente e nel bianco del soffitto cerca da ore di tracciare un ordine.

In tutto questo groviglio ci finiscono in mezzo anche le vite degli altri, che paiono sempre migliori, più vissute, meno problematiche, più realizzate, meno complicate... o forse solo meno esigenti, magari più piatte, più monotone! Come possono essere davero felici, gli altri?

Nadia proprio non ce la fa, a trovare una risposta, a trovare la sua risposta ai suoi dilemmi quotidiani e affonda sempre di più nel divano, grigio come i suoi pantaloni, come il cielo fuori dalla finestra, come lo smalto che si è passata sulle unghie.

L'unica salvezza per uscire dal grigiore sarebbe l'immediato ritorno a casa di Marco, lui la fa stare bene, anche se lei non glielo dimostra abbastanza, ma come dice la canzone: "Marco se ne è andato e non ritorna più...", o almeno fino a stanotte. Così deve trovare qualche altro appiglio per sganciarsi dal soffitto.

Nel frattempo la stanza si è rabbuiata ed è in completo silenzio. Nadia coglie un rapido movimento con la coda dell'occhio, un'ombra sul pavimento. Poi niente, tutto è fermo. Poi di nuovo, qualcosa si è mosso velocemente e si è avvicinato a lei. Gira la testa di lato per scoprire di cosa si tratta e vede, senza nemmeno troppo stupore, uno scorpione nero che pare aspettarla. Finalmente riprende il controllo del suo corpo e afferra la ciabatta ai piedi del divano.

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