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Una storia di NoNameOverlord

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La storia del Cacciatore

Pubblicato il 15 giugno 2017

Mi chiamano “Il Cacciatore”.

Per farla breve, sono in grado di ritornare in vita ogni volta che muoio, indipendentemente da come io sia morto: ucciso, morto per un incidente, suicidio, morto per fame o per sete…ci siamo capiti.

Ovviamente non è sempre stato così, ma mi sono accorto di questa mia capacità solo dopo il Disastro.

Prima avevo una vita normale, e facevo ciò che potevo per costruirmi un futuro di successo. Non una vita eccezionale, è vero, ma non mi lamentavo. Dopo il Disastro, però, ormai non aveva importanza: lo avete visto il mondo, no? Da quando alcuni hanno sviluppato quelle abilità, era ovvio che sarebbe prevalso il caos.

Ammetto nelle prime fasi di essermi stupito di essere rimasto un umano normale, anzi, direi anche deluso, se devo essere onesto, sapendo che quelle capacità strane si erano diffuse ed erano diventate molto più comuni, ma c’è poco tempo per rimanere delusi quando sei quotidianamente impegnato a cercare di sopravvivere.

Scoprii la mia abilità per puro caso: vivevo con un gruppetto ristretto di persone: familiari, amici, a loro volta con i loro familiari ed amici, tutti troppo deboli per stare al sicuro in un mondo senza regole. Passavamo le giornate cercando di tirare avanti e trovare luoghi più comodi in cui poter vivere, ma spostarsi in gruppo non è una soluzione veloce. E così, dopo diverse settimane, una banda di predoni era venuta a razziare il posto in cui ci stavamo nascondendo.

Non riuscimmo a scappare e ci catturarono tutti. Non mi stupì che fossero delle bestie…ormai di persone così ne è pieno il mondo. E perciò, decisero che ci avrebbero uccisi tutti per divertimento, utilizzando le loro capacità, che avrebbero violentato le donne del gruppo ed altre attività che ci si aspetta che accadano ai deboli da queste parti.

E così, quando ci misero in posizione per prepararci alla tortura, sfruttai la minima apertura per avventarmi su di loro. Con quelle persone io ci avevo vissuto. Non gli avrei permesso di fargli del male. Non gli avrebbero torto un capello. Ma, come vi ho già detto, è in questo modo che ho scoperto la mia abilità: sì, mi uccisero prima che riuscissi a ferirne almeno uno. Non riuscii a salvare nessuno.

Mi risvegliai laddove ci avevano catturato inizialmente. Non avevo ferite, ero incredulo e piuttosto confuso. Pensai di essermi appena risvegliato da un altro incubo, così corsi a cercare gli altri per calmarmi. Ma non c’era nessuno. Non importava dove li cercassi o quanto forte li chiamassi: non c’era nessuno. Beh, ormai avevo capito come funzionava questo mondo e ne avevo viste di cose strane, perciò non ci misi molto a comprendere cosa mi fosse successo.

Non c’era tempo da perdere, mi misi a correre per tornare all’accampamento dei predoni. Non avevo più fiato, cadevo a pezzi, ma non potevo fermarmi. E quando finalmente riuscii a raggiungerlo, era troppo tardi: erano tutti lì, amici d’infanzia, i miei e loro parenti con cui eravamo cresciuti, i nostri genitori…una montagna di cadaveri mutilati, tutti con espressioni contorte di dolore ed agonia, nudi, alcuni bruciati, altri senza occhi, senza arti, alcuni senza genitali, tutti lasciati a marcire sotto il Sole. Si vedevano le ossa e gli organi, quando non erano ridotti in poltiglia o sparpagliati un po’ dappertutto. Ma la cosa che mi dava più fastidio è che non riuscivo nemmeno a riconoscerli. Una vita intera trascorsa con loro, eppure non riuscivo a riconoscerli. Il loro aspetto, la loro voce, il loro odore….rimaneva soltanto quel tanfo di marcio e decomposto nel più assoluto silenzio. Non sapevo nemmeno cosa provare: in un giorno avevo perso tutto.

Un giorno…un solo giorno…

Il giorno prima eravamo tutti insieme, come sempre, e questo era il giorno dopo…

Quando tornai in me, mi accorsi di stare piangendo in ginocchio. Vomitai e piansi ancora più disperatamente: non mi rimaneva più nulla. No, qualcosa mi era rimasto, in realtà: l’odio puro per i responsabili di questo. Il mio urlo di dolore tramutò in un urlo di rabbia. Giurai che avrebbero pagato per ciò che avevano fatto. E così, decisi che sarebbero tutti morti.

Mi misi a seppellire tutti quanti con strumenti improvvisati, tanto sapevo che quegli stronzi non sarebbero riusciti a scappare. Era solo questione di tempo, potevo fare con calma.

Finalmente terminai e mi misi sulle loro tracce. Non avevo mai fatto una cosa simile e non sapevo da dove iniziare, ma ero sicuro che mi sarei inventato qualcosa: impronte, odori, suoni…seguendo la più minima indicazione continuavo la mia ricerca. Riuscii a trovare anche piccoli paesini limitrofi in cui fui in grado di farmi aiutare dai diffidenti abitanti. Non importa quanto ci misi, ma alla fine la scia di morte che avevano lasciato dietro di se’ mi permise di seguirli.

E, infine, li trovai. Erano nel loro accampamento a riposarsi, probabilmente in attesa del prossimo massacro e saccheggio. Non ero riuscito a riconoscere i miei cari, è vero, ma diavolo, questi mi erano stati marchiati a fuoco nella mente. Mi ero preparato con una lama da usare come pugnale, e a notte fonda mi intrufolai dentro per eliminarli senza che potessero reagire. Il problema, se vogliamo chiamarlo così, è che erano il peggior tipo di sporchi figli di puttana indegni di vivere in questo mondo, ma non sprovveduti.

A quanto pare avevano preparato un sistema di allarme per casi come questo – suppongo che abbiano avuto altri incontri come il mio in precedenza – e perciò mi uccisero, di nuovo. Ma era troppo tardi: avevo già sgozzato uno di quei maiali e mi ero goduto ogni secondo dei suoi rantoli disperati sul pavimento.

E mi uccisero di nuovo, e ancora, e ancora, al punto che non solo avevano imparato a riconoscermi, ma si aspettavano costantemente il mio ritorno. Ma ogni singola volta mi assicuravo di portare con me all’Inferno almeno uno di loro.

E andammo avanti così, ancora e ancora. Finchè non ne rimase più nessuno. Allora mi resi conto che per davvero ormai non mi rimaneva più nulla. Avevo consumato la mia vendetta, finalmente. E, vi dirò, non è come nelle favole in cui ti riempie di insoddisfazione e senso di vuoto. Sapevo benissimo che non avrei riportato in vita nessuno in questo modo, ma il pensiero che quei vermi avrebbero concimato il terreno anziché rovinare altri innocenti mi fece…..come dire…..mi fece……boh, mi fece stare bene.

Però non mi rimaneva più nient’altro. Potevo scegliere di disperarmi, ma non credevo che mi avrebbe portato a nulla. Avevo già visto troppa sofferenza in tutto quel tempo. E così, decisi di vedere il bicchiere mezzo pieno:avrei sfruttato la mia abilità per rendere il mondo un posto migliore. Dopotutto, di feccia come quella il cui sangue stava sporcando le mie mani ne era pieno il mondo, no? Ma se neanche la morte poteva fermarmi, come avrebbero potuto loro?

Iniziai perciò a testare i limiti della mia capacità per comprenderla meglio: potevo essere sicuro che funzionasse in ogni occasione? C’era un limite di volte? Se fossi stato io a suicidarmi, sarebbe funzionato lo stesso?

La studiai, la esercitai: imparai a stabilire nuovi punti in cui tornare in vita e a rimpiazzarli qualora fossero occupati o distrutti. Mi abituai talmente tanto a morire che imparai a dissolvermi spontaneamente – come pare che accada di solito quando muoio – e risvegliarmi al sicuro come se fossi stato ucciso. Proprio come in un videogioco.

Però non bastava. Mi sarei dovuto creare un personaggio: potevo anche essere immortale, ma non per questo privo di punti deboli: non volevo che qualcuno utilizzasse ostaggi nel tentativo di fermarmi, altrimenti sarei stato costretto a sacrificarli, e non era la soluzione ottimale. Non volevo che gli altri corressero pericoli a causa mia. Così, avrei dovuto far credere a tutti che una tattica simile non potesse funzionare con me. Sarei dovuto apparire spietato, freddo, crudele. Ed è così che creai il mio personaggio: uno psicopatico il cui unico scopo era quello di mettersi alla prova, di dimostrare di essere il migliore collezionando le teste delle più pericolose entità del pianeta per veder crollare tutto ciò che erano riuscite a creare e dimostrarne la futilità. E avrebbe agito così in parte perché era l’unica attività che lo avrebbe fatto sentire vivo, in parte per puro amore verso il caos.

Iniziai dunque con semplici predoni e violenti, e man mano che acquisivo esperienza aumentavo la posta in gioco. Mi hanno bruciato, fulminato, soffocato, fatto esplodere, hanno ricoperto ogni centimetro del mio corpo con delle frecce, mi hanno sciolto, schiacciato, impalato, mi hanno buttato giù da un precipizio, mi hanno divorato, mi hanno infettato – già, questi due mi hanno fatto un effetto strano, onestamente -, avvelenato, seppellito, prosciugato, eccetera eccetera, ma ogni singola volta io ritornavo con delle informazioni in più sul nemico (cos’è in grado di fare, quali sono le sue abitudini) e non importava quante volte mi avesse ammazzato: a me ne bastava una. Cacchio, hanno provato persino a sigillarmi, ma mi bastava tornare ad un punto di recupero e cambiarlo nel caso in cui fosse occupato.

E così, continuando ad uccidere bersagli sempre più pericolosi, si sparse la voce della mia esistenza e divenni famoso. Mi chiamarono “Il Cacciatore” per via del rapporto che mi lega con i miei bersagli, prede impaurite nell’attesa di una minaccia in agguato che non è possibile affrontare. Vero, alcune prede necessitano di più sforzi, energie, o tentativi. Ma non si tratta mai di un se, ma di un quando, e questo pare che lo abbiano grosso modo imparato tutti.

Me ne accorsi quando il sovrano di un qualche buco tentò di fermarmi offrendomi qualsiasi cosa gli avessi chiesto: le sue più grandi ricchezze, le donne – o avrei dovuto dire schiave – più belle… Mi sarebbe bastata solo una cosa, dissi a quel disgustoso ammasso di carne: la sua testa. E infatti me ne andai subito dopo averla presa. Se mi fosse interessato diventare un sovrano lo sarei già diventato e tu saresti stato un mio suddito, no?

Passai al prossimo target, e poi al successivo e così via. E a mia sorpresa, in alcuni casi non dovevo nemmeno fare nulla: i bersagli, una volta che si sapeva che li avevo scelti, venivano abbandonati come carne morta dai loro alleati, rafforzavano le proprie difese personali rendendosi vulnerabili a minacce esterne, sviluppavano paranoia, insonnia, e spesso e volentieri morivano per conto loro se non venivano prima sottomessi da qualcun altro.

Mi temono, mi considerano pericoloso. Ma la verità è che non sono riuscito neppure a salvare le persone a me più care, e non potrei raggiungerle nemmeno se lo volessi, ormai.

Ah, sia chiaro, non credo che rinuncerei lo stesso al mio potere, se potessi: c’è sempre qualcosa da fare e non vorrei abbandonare chi è ancora in vita o chi ha bisogno di una mano anche da parte di uno come me, solo per poter raggiungere chi è già morto. Non morirò per poterli raggiungere. Vivrò affinchè loro pure possano farlo attraverso me.

Però, anche se sono debole, ho perso il conto del numero di stronzi che ho ucciso e, non per vantarmi, di persone che ho salvato. Ho fatto fuori elementali, fisici, psichici, mutaforma, doppelganger – questi li trovo i più insopportabili: non avete idea di quanto possa essere fastidioso dover far fuori due copie della stessa persona – maestri d’armi eccetera. E in nessun caso ho smesso di recitare la mia parte. Anche chi avevo salvato avrebbe dovuto temermi: dovevo essere odiato da tutti. Lo avevo deciso per nascondere ogni mia debolezza.

Fingo di voler stuprare le donne che salvo, di voler sacrificare per puro piacere gli uomini, lego piano e malamente chi ho appena soccorso e mi allontano temporaneamente con un pretesto stupido (tipo per “cercare legna per accamparsi”) per permettere la fuga, a chi è stato ferito faccio sempre credere di essere stato responsabile, i bambini li faccio scappare verso zone abitate facendo finta di inseguirli quando invece li sto scortando.

Ma in alcuni casi, vuoi per traumi, per ferite, o semplicemente per l’età, non sempre sono in grado di camminare e non sempre è possibile farli salvare indirettamente da qualcuno. E allora, mio malgrado, sono costretto a tornare in me e portarli in un luogo sicuro. Ma in cambio faccio loro giurare che avrebbero mentito su di me, su ciò che era accaduto ed avevano visto, che non avrebbero raccontato per nessun motivo la verità a nessuno e che, quando la folla si sarebbe unita per insultarmi come nemico del popolo e causa della loro sfortuna, come accade, loro si sarebbero uniti ai cori di offese e maledizioni. Sarebbe stato il loro unico modo per ringraziarmi. Mi avrebbero così permesso di salvare altre vite.

In tutti gli altri casi recito sempre, perché c’è gente che potrebbe morire se la persona sbagliata venisse a conoscenza della mia vera natura. Anche se sto da solo, anche se sto con animali o nel posto più bello del mondo. Non posso sapere di non essere spiato da qualcuno con abilità che non conosco, perciò salvo quando mi risulta impossibile, non esco mai dal personaggio, ne’ quando mangio, ne’ quando dormo, ne’ quando son furioso, ne’ quando sono al settimo cielo.

E così continuo il mio viaggio da solo. Non posso avere amici, conoscenti, amanti, compagni. Non posso accarezzare cani, o altri animali. Ma mi va bene così: sono io che l’ho scelto e nessuno mi costringe.

…Ok, questa dovrebbe essere la sala del trono. Diavolo, mi sono abituato così tanto a questo mio stile di vita che ho esplorato in automatico la fortezza e mi son divagato nei ricordi! Dovrei piantarmela di fare questi monologhi interiori. Ah, avevo ragione, è la sala giusta: ecco lì l’ennesimo re del nulla che ha intenzione di continuare a schiavizzare le terre limitrofe solo perché più forte.

“Finalmente sei arrivato, Cacciatore!” mi accoglie così nella stanza gigantesca. “Ti stavo aspettando” prosegue, lentamente. “Questa volta hai scelto il bersaglio sbagliato! Non importa quante volte ci proverai, non potrai mai uccidermi! Ti ucciderò ogni volta che tornerai, se sarà necessario” mi dice con superiorità e superbia, mentre analizzo velocemente la stanza. Tanto queste cose le ho già sentite altre volte.

Rimane lì in bella vista…e dai, se devi farmi da esca almeno impegnatici un po’ per renderla credibile…E’ sempre così con quelli sicuri di se’ per aver assoldato qualche mercenario potente, penso tra me e me mentre blocco con la mia spada una lama alla mia destra. Ma che sorpresa, eh! Lo respingo velocemente e mi tiro indietro per evitare un colpo alle mie spalle e con un altro salto è il pavimento davanti a me ad essersi distrutto per la raffica telecinetica, e non il mio corpo. Ok, abbiamo un totale di 3 leccapiedi stavolta.

“Niente male” gracchia con la sua risata sgradevole il pallone gonfiato “ma questi non sono come i soldati da quattro soldi che hai fatto fuori per arrivare qua!”.

“Sigh…andiamo…possiamo risparmiarci il combattimento coi burattini? A me interessa solo il pesce grosso là dietro” Dico mentre mi sposto con nonchalance in modo da allinearmi con la finestra arrivando alla distanza giusta. Vale sempre la pena di tentare di ragionare con le pedine. Quello di destra mi risponde costringendomi a difendermi con un assalto. Classico, finisce sempre così: vale la pena, ma non funziona mai. E mentre mi tiene occupato, schiacciandomi con la sua potenza, posso quasi leggergli nel pensiero, dietro al suo sorriso di sicurezza “Non puoi vincere questo 3 contro 1”. Correzione, però: ormai è un 2 contro 1.

Al suo repentino cambio di espressione e alla scomparsa della sua forza comprendo che la freccia deve averlo colpito. “Vedi…” mi sento in dovere di spiegare a quelle facce confuse, mentre il bestione cade a terra “non ho fatto fuori tutti i tuoi soldati per venire qua. Sono pesci piccoli, non mi importano. Però tornano utili quando tradiscono il loro capo.” Già, ogni tanto lo faccio.

Ho chiesto ad un suo arciere prima di farmi un favore, non tanto perché ne avessi bisogno quanto per rendere le cose più veloci. Si sarebbe posizionato su un’altura da me indicata dalla quale era visibile parte di questa stanza e avrebbe scoccato contro colui che avrei tenuto occupato. Non mi aspettavo facesse fuori il re, visto che immaginavo avesse guardie del corpo. Se avesse colpito me, se fosse scappato o se si fosse rifiutato gli avevo detto che sarebbe diventato il mio nuovo bersaglio. Ma se avesse accettato, sarebbe potuto scappare via dopo aver scoccato il colpo, così, anche se fossi morto, per il re sarebbe stato più difficile catturarlo. Qualunque scelta avesse fatto, uno dei due lo avrebbe voluto morto, ma pare proprio che io lo spaventi di più del suo capo, eh? Dritto in testa. Bel colpo, pesce piccolo!

Sfrutto la confusione creatasi per avventarmi contro lo psichico. Urlo come una bestia per non permettergli di concentrarsi. Se ne accorge, tenta di recuperare, prova a bloccarmi le gambe, ma è spaventato, ansioso, impreciso, il blocco è debole, leggo il panico, sto arrivando, lui lo sa, leggo il panico e…….ecco fatto: un colpo pulito. Ne resta uno.

Sguardo fisso sull’ultimo. Vale davvero la pena morire così per uno che ti ha solo pagato? Che farà? Attacco disperato? Fuga? Aspetto, rabbuiando la mia espressione. Butta a terra l’arma e corre via. Saggia scelta, non avrebbe avuto senso scegliere di combattermi per sempre.

Allora, sembra che siamo rimasti noi due.

“Ahahahahahahahahah, che branco di incapaci! E’ proprio vero che non bisogna far fare agli altri ciò che si può fare da se’!” Rimbomba rumorosamente avvicinandosi finalmente a me. Ok, è finalmente iniziata, non abbassare la guardia. “Quei tre li avevo assoldati solo per rendere le cose più facili e non dover perdere tempo con te, ma pare che a questo punto non ci si possa fidare più di nessuno.” Tira fuori la spada e la lascia strusciare lungo il pavimento. Ci siamo, ci siamo! Mostrami tutto quello che sei e cosa sai fare! Il sangue mi sta ribollendo. E’ lo stesso per te? Fa uno scatto verso di me sollevando l’arma “Morirai tutte le volte che vorrò, verme!”

Fantastico! Questo era un bel colpo!

“Pensavi che fossi uno spadaccino alle prime armi? Ti è andata male!” Mi comunica tra un colpo e l’altro. Oh, beh, ha senso. I capi sono pericolosi nella stragrande maggioranza dei casi, e di solito hanno una qualche abilità speciale. Mi spiace per te, però io ho avuto tutto il tempo del mondo per potermi allenare, ed ho avuto anche abili spadaccini come avversari, eppure ho vinto io. Se mi sottovaluti ho già vinto.

Riesco a respingerlo. Ma qual è la tua abilità? Dai, che ce ne hai una, fammela vedere! Scoprirlo è sempre la parte più divertente.

Si distanzia e corre dietro una colonna. Dai, fammela vedere, dai, dai, dai, che sono curioso! Lo seguo, non voglio che si nasconda, ma blocco a malapena in tempo il colpo di quella che ora è una lancia nelle sue mani. Cosa? Da dove l’hai tirata fuori? Ah, è questo il tuo potere? Un evocatore di armi? Quante ne nascondi? Mostramelo di nuovo! Ah, noto solo ora che mi ha fatto un taglio leggero sul fianco. Non accadrà di nuovo.

Disappunto visibile sul suo volto. Volevi eliminarmi con quel colpo solo? Così mi manchi di rispetto! Mi contrasta con una serie di affondi, ma io li evito e tento di avvicinarmi. Si difende bene, pone distanza tra di noi e passa dietro ad un’altra colonna. Ah, ho capito il tuo gioco, non mi freghi di nuovo. Cosa sarà stavolta? Lo aspetto, esce, spada in mano, mi attacca. Mmmmmmmh, solo queste due armi? Vabbe’, via, forse ne ha altre, ma comunque sono io ad essermi viziato.

Non importa quanto mi attacchi, riesco sempre a difendermi. Oh, ti ho sfiorato, eh? Ah, per poco, di nuovo. Eddai, ci sono quasi, fatti colpire! Mi basta un solo colpo pulito.

Non è come negli anime: non c’è ne’ tempo ne’ energia per parlare con l’avversario…a parole, perché le azioni e le espressioni sono più che sufficienti per comunicare. E a giudicare dalle tue, non ti aspettavi che resistessi così a lungo, vero? Adoro quando lo realizzate.

Segui il ritmo….segui il ritmo……e uno..due…..TRE! Adesso siamo pari. Purtroppo ho potuto farti solo un taglio superficiale anche io. Veloce, eh? Fammi fare un po’ di pressione psicologica “Sai – gli dico, sospendendo il combattimento – una delle abilità più importanti, secondo me, è quella di saper imparare: senza, non avrebbe importanza quante volte poter tornare in vita. Osservandoti ho notato che a volte quando concateni i tuoi colpi lasci leggermente scoperta la tua sinistra. Non era un’apertura fatale, ma ora che ti ho ferito ne lascerai altre. Potrai anche riuscire ad uccidermi adesso ma…io ho tutto il tempo di cui ho bisogno per imparare ogni tua abitudine ed ogni volta che ci scontreremo starai sempre più in svantaggio”.

Ha ripreso fiato. E’ serio, adesso. Allora, pezzo di merda, hai smesso di sottovalutarmi, adesso? Con un sorriso beffardo scappa oltre il portone. Inseguimento, ora? Scatto per uscire dalla stanza, ma rientra all’improvviso con la sua lancia fidata. Lo avevo preso in considerazione, però, e riesco ad evitare i suoi colpi. Con l’assalto fallito, si ritira di nuovo oltre la porta.

Esco anch’io e lo vedo, lontano, mentre corre via. Che velocità! Come diavolo ha fatto ad arrivare così lontano in così poco tempo? Devono esserci percorsi segreti, e sicuramente trappole, in questa fortezza. Mi sta facendo da esca. Ed io abbocco! E’ la stessa strada che ho superato per affrontarlo e non si era azionato nulla, prima, devo stare attento.

Corro, lui si gira, sorride, ma io ho già visto le fessure sul pavimento davanti a me, ed evito gli spunzoni che ne escono correndo sul muro. Gli sorrido di rimando, effettivamente mi sto divertendo davvero tanto! Il pavimento cede, ahahah, un classico, ma sono preparato, e mi aggrappo su una sporgenza. Il più velocemente possibile mi rimetto in piedi. E’ chiaro che ci siano trappole in tutta la fortezza. “Andiamo – gli urlo da lontano – sai quante volte sono morto per via di trappole? Mi chiamano il Cacciatore e vorresti davvero riuscire a sfuggirmi?” Ma ovviamente lui continua a correre verso il portone, non mi aspettavo che si comportasse diversamente. E’ quasi arrivato fuori e……adesso! “Aaaargh!” Un gemito seguito dal suono di un uomo che cade a terra. “Una delle regole più importanti per una buona caccia è tagliare le vie di fuga del proprio bersaglio, naturalmente. Anch’io ho preparato delle trappole dove pensavo che saresti potuto passare, così come avevo preparato qualche tuo arciere su alture diverse in modo da coprire zone diverse, sai, nel caso in cui tu ti fossi trovato con i tuoi sgherri in una zona differente.” Gli spiego per informarlo mentre evito frecce lanciate da muri e gli ultimi ostacoli.

Lui si tira lentamente su. La trappola che avevo preparato lo ha preso in pieno in testa. E’ ferito, ma impugna comunque la spada contro di me. Devio il suo debole colpo che rivela l’apertura per il colpo decisivo. E lo scontro termina in un istante. Sorrido. Ho finalmente scoperto il tuo segreto!

Aaah, l’ironia! Quello sguardo terrorizzato nonostante le sue mani stringano la lancia che mi ha appena trafitto il cuore. Doppelganger….odio quei cosi…. Non è il primo che affronto e probabilmente non sarà neanche l’ultimo. Avrei dovuto capirlo: erano macchiati di sangue entrambi, m solo quello con la spada aveva il vestito leggermente strappato. Oh, beh, errore da principiante, me lo merito.

Ma quello sguardo…..oh, quello sguardo terrorizzato di chi nonostante abbia appena vinto è riuscito a vedere l’unico modo in cui sarebbe potuto terminare lo scontro. Io ci sarò sempre. Anche quando mangerai, anche quando andrai in bagno, anche quando dormirai, anche quando starai male. Quello sguardo….questo è il motivo per cui sono in vita. Questo, da solo, basta a far valer la pena della scelta che ho fatto!

E, sorridendo, felice, lo osservo mentre cado a terra. Ci vediamo. A tra poco.

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