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Una storia di NadiaF

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Vacanze

Riflessione pensando alle prossime

Pubblicato il 16 luglio 2017

In questo mese id agosto mi piacerebbe tornare in vacanza nei Paesi Baltici. Ci sono stata due anni fa e, pensando a quello che potrebbe essere il giro da fare, ho ricordato quello che invece è stato due anni fa.

Due anni fa, complice il gran caldo, sono ritornata in due Paesi del Nord Europa che già mi erano piaciuti quando ci ero stata sei anni prima, ma che ho trovato ancora più belli e accoglienti: la Lettonia e la Lituania. In realtà l’idea era di andare anche in Estonia, ma il tempo che volgeva al brutto ci ha fatto cambiare idea.

E’ stato un bel viaggio durante il quale abbiamo macinato circa 7.500 km con la mia automobilina. Sì, perché la prima cosa da dire è che i miei viaggi sono tutti in auto, la mia fedele e comoda compagna di viaggio che mi permette di andare all’avventura scegliendo la destinazione giorno per giorno e regalando così al viaggio una bellezza ancora superiore.

Il viaggio complessivo in realtà ha compreso Lettonia, Lituania, Polonia e Germania e la prima cosa che mi viene in mente è di aver imparato delle nuove parole.

A me piace molto imparare nuove parole in lingue straniere ed ogni volta che so di dover attraversare un nuovo confine prendo la guida del Paese in questione ed inizio ad imparare come si pronunciano le varie lettere e poi qualche parola che io chiamo “di cortesia”: grazie, prego, buongiorno, buonasera, sì, no.

Poi magari anche altre, ma queste sono imprescindibili perché per me imparare qualche parola nella lingua locale è un po’ immergermi nei nuovi luoghi e tra le persone. E' una forma di dimostrazione di simpatia verso il Paese dove mi trovo. Alcune volte succede che mi scambino per una del luogo e mi parlino in lingua locale e credo di essere molto ridicola quando con gli occhi spalancati dico (in inglese o tedesco) che purtroppo non capisco nulla… Però per me è bellissimo perché in quel momento mi hanno considerata una di loro.

Parlando della Lituania e della Lettonia, ho trovato due Paesi davvero accoglienti e tranquilli, dove ho trascorso quindici giorni molto piacevoli. Mi piace passeggiare e guardarmi attorno per capire come vive la gente del luogo e in Lettonia e Lituania ho imparato a sorridere della precarietà e a non farmi influenzare da essa.

Mi spiego meglio: se mi trovo in luoghi dove gli edifici sono trascurati così come le strade ed i marciapiedi, dove i negozi sono in edifici trascurati e sembrano sudici, dove ci sono cantieri un po’ raffazzonati ovunque, tendo a guardare il posto dove mi trovo con diffidenza.

Questa volta ho provato a sforzarmi ad andare oltre le apparenze, a guardare un po’ più in profondità e mi sono accorta di trovarmi in paesi che stanno facendo davvero un grande sforzo per rinnovarsi e lo stanno facendo anche bene. Ci vorrà tempo e denaro, ma i passi che hanno fatto dall’ultima volta che ci sono stata sono davvero notevoli.

Certo, magari si trovano ancora cose divertenti come per esempio, mettendo insieme le esperienze in vari alberghi, il rubinetto invertito dove ci si ustionava pensando di aprire l’acqua fredda, una vasca da bagno dove ci si uccideva se si tentava di uscire senza reggersi alle maniglie attaccate ai muri, un bidet che, se utilizzato, portava a sbattere un ginocchio contro un contenitore con coperchio di metallo e spigoli ben pronunciati inchiodato al muro, all’entrata di un hotel, lo scivolo per le valigie con una pendenza del 60% che se non facevi attenzione ruzzolavi giù trascinato dalle valigie con rotelle, l’enorme parcheggio privato di un hotel occupato all’80% dai visitatori della vicina spiaggetta e la receptionist che ti dice “Parcheggi pure dove vuole, se trova il posto”. Oppure, parlando invece di esperienze in generale, trovare in autostrada pedoni che la attraversano noncuranti del traffico (limitato, va bene, ma sempre traffico autostradale), gente in bicicletta nella corsia di emergenza, ma rigorosamente contromano, segnali di lavori in corso con connessi limiti di velocità dimenticati perché poi di lavori in corso non se ne vedono (ma così tutti hanno rallentato) e, migliori di tutti, trovare semafori in autostrada.

Ma la più bella in assoluto è stata trovarmi in Lituania e con il caffè cosa mi danno? Le bustine di zucchero prodotte a Busca – provincia di Cuneo: bene! Anche noi italiani riusciamo per fortuna ad esportare qualcosa.

Tutte queste piccole cose fanno sorridere, ma in questi Paesi mi sono sentita decisamente bene e spero di poterci tornare tra poco, meteo permettendo.

Non posso dimenticare il paesaggio di campi coltivati della Lituania, né la cicogna che passeggiava tranquilla tra le pompe di un distributore di benzina (quella della foto di copertina), ma ahimè nemmeno i trattori sulle strade ordinarie con le lunghe file di auto dietro di essi e il tempo di percorrenza dilatato fino allo spasimo. Ecco: forse l’unica cosa che non ho imparato è la pazienza di stare dietro ad un trattore e metterci due ore per percorrere meno di cento chilometri. Purtroppo in questi due Paesi, benché abbiano un modo di guidare tranquillo e corretto, le strade sono quelle che sono e spostarsi in auto è piuttosto faticoso, ma direi che ne è valsa senz’altro la pena.

In Polonia, paese dei tovagliolini più sottili d’Europa, invece c’ero già stata svariate altre volte, ma anche qui, come dappertutto quando si è in terra straniera, non si finisce mai di imparare e per me le prime cose sono sempre le parole: ogni volta qualcosa in più.

Questa volta ho imparato a considerare normale il loro modo di dire “sì”. Non mi so spiegare perché, ma era come se il mio cervello si rifiutasse di pensare che la parola “tak” potesse corrispondere al nostro ”sì” e sistematicamente lo dimenticavo. Da quest’anno non più: non ho idea del perché, ma è un piccolo passo avanti.

Ma non finisce qui: ho imparato ben altre due cose. La prima è che koniec (si legge koniez) vuol dire fine e che gli "gne gne" che sentivo altro non sono che il loro "no" (nie) e l'ho imparato in modo per me molto divertente.

Koniec è una parola che si trova spesso scritta sotto ai segnali stradali e non sono mai riuscita a trovare una traduzione logica sui vari vocabolari cartacei o su internet, per cui mi è sempre rimasto il dubbio di cosa diamine significasse. Una sera ero a Sopot, la località di mare che fa parte di quella che in polacco è la trojmiasto, la città tripla. Questa città tripla è la bellissima Danzica che è formata dall'unione di tre città: Gdansk (Danzica), Gdynia e Sopot. In una grande piazza c'erano delle automobiline a gettone per i bambini, di quelle che quando si esaurisce il tempo "contenuto" nel gettone si fermano. Ad un certo punto una di queste finisce la carica e si ferma. Scende un bambinetto che avrà avuto si e no sei anni, guarda i genitori, spalanca le braccia con i palmi delle manine rivolti verso l'alto ed esclama: koniec! Fantastico! Vuol dire fine! O finito, se volete, ma io avevo capito finalmente il significato.

Veniamo ora allo "gne gne". A me piace molto ascoltare le persone intorno a me perchè così imparo qualche parola o qualche espressione. Quell'anno, sempre a Sopot, passeggiando lungo il mare, sento un sacco di persone che, parlando con i loro figli, dicono loro spessissimo: gne. Oppure: gne gne. O ancora: gne gne gne. Ma che diavolo stanno dicendo ai loro figli? Immaginate una curiosa come me che ascolta e si trova nelle orecchie questo suono : non può non scoprire cosa significa e pensa e ripensa a cosa diamine può essere quel piccolo suono insistentemente ripetuto.

Poi di colpo l'illuminazione. Io so come si dice "no" in polacco, ma ho scoperto in quel momento di averlo sempre pronunciato male. La parola in questione è "nie". L'ho sempre pronunciata "nìe", mentre invece la pronuncia giusta è "niè". Provate a pronunciarla e il "gne" verrà anche a voi.

La Germania invece, paese dei miei sogni, ed in particolare Berlino, è per me il dove mi sento a casa più ancora che in Italia e dove se potessi andrei a vivere da domani stesso.

La Germania è una Nazione che conosco abbastanza bene poiché ci sono stata moltissime volte e ci torno ogni volta che posso perché per me non è solo bella, è grandiosa.

Eppure anche qui, a Berlino dove ci sono già stata svariate volte e sempre con la mia auto, due anni fa qualcosa è scattato nel mio cervello: ho imparato a guidare seguendo finalmente bene e districandomi senza problemi tra la loro segnaletica verticale ed orizzontale. In Germania sono soliti utilizzare molto la segnaletica orizzontale alla quale noi Italiani non siamo molto abituati. Fino all’anno prima anche io, da buona italiana, ho sempre fatto un po’ di fatica a tener conto in egual misura della segnaletica sia verticale che orizzontale. Normalmente mi scappava qualcosa di quella orizzontale, niente di grave per fortuna, ma mi accorgevo che il mio cervello non era ben coordinato. Quell’anno invece non ho avuto nessun problema: sono riuscita a seguire entrambi i tipi di segnaletica guidando tranquillamente in mezzo ai residenti come se fossi stata abituata a farlo da sempre.

Il nostro cervello è davvero una macchina meravigliosa: è incredibile come di punto in bianco intervengano delle modificazioni anche minime e subito le cose si vedano sotto un’altra luce. Due anni fa in auto a Berlino mi sono sentita per la prima volta padrona e sicura della strada e ho impressa nella mente la sensazione di fluidità con cui mi riusciva di amalgamarmi al traffico locale. Assolutamente fantastico, anche se occorre fare una precisazione: in tutta la Germania i segnali stradali ed i limiti di velocità vengono assolutamente rispettati e guidare risulta molto semplice e rilassante, al contrario che in Italia dove in confronto guidiamo veramente male.

Queste cose sono alcune di quelle che ho imparato durante quel viaggio perché se dovessi descrivere sensazioni ed emozioni credo che potrei scrivere per ore.

Il bello dei viaggi per me è proprio l’incontro con nuovi paesaggi, nuove abitudini, nuovi cibi, nuove persone. E anche se si ritorna più volte negli stessi luoghi, non è mai la stessa cosa perché ci sarà sempre qualcosa che non si era notato, che non si era provato o di cui non ci si era accorti, ma sempre ugualmente arricchente.

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