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Una storia di Marylou

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Adesso anche in Italia il "vegan" fa sempre più tendenza

Cambiano le abitudini a tavola di molti italiani

Pubblicato il 26 aprile 2016

I dati parlano chiaro.

Il 6% degli italiani ha rinunciato a carne e pesce e il 3% anche a tutti i prodotti di derivazione animale.

Spopola sempre più anche nel nostro Bel Paese la "mania" vegetariana o vegana.

La rinuncia a golosi cibi della nostra Italia, famosa al mondo quando si tratta di sedersi a tavola, sembra non spaventare.

Scegliere la strada vegetariana o vegana non è più solo prediligere un certo tipo di regime alimentare ma diventa movimento sociale e culturale, diventa un vero e proprio stile di vita che spesso,come ha voluto sottolineare la rivista italiana Vegan Italy, non passa solo attraverso il cibo.

"Prova a pensare a qualcosa, a qualsiasi cosa: noi te la proponiamo in chiave vegan" , afferma Vegan Italy mandando così un chiaro messaggio ai vegani e non.

Essere vegani non ha semplicemente a che fare con il cibo e non è, per chi intraprende questa strada,sinonimo di rinuncia ma anzi un modo di vivere la vita in ogni suo aspetto con uno stile e con regole ben precise.

Il 40% circa degli italiani consuma alimenti di soia.

Si sostituisce il latte, si passa alla panna vegetale e se si ha voglia di una "bistecca" basta ricorrere al seitan.

Da animali onnivori quali siamo diventiamo vegetariani e talvolta facciamo anche un passo in più scegliendo il vegano.

Un nuovo modo di mettersi a tavola e di vedere il cibo che, per chi ha fatto questa scelta, permette di rispettare gli animali e l'ambiente ed è sempre di più anche una moda di cui andare fieri.

E poi c'è l'altra faccia della medaglia.

Quelli che, nonostante questa "tendenza vegan" in aumento, restano onnivori e non si sognano neanche di rinunciare a carne, pesce o derivati.

Gli italiani, diciamo così, più tradizionalisti che continuano a mangiare tutto e anche di gusto.

Non si può dall'esterno giudicare lo stile di vita vegano che diventa man mano sempre più ricco di sfumature che comprende o si trova attorno scelte ancora più estreme come quella dei fruttariani,dei crudisti o di chi si è appassionato al macrobiotico.

Sono usi e costumi nuovi, di una società più complessa,che cambia e anche in fretta.

D'altro canto però come colpevolizzare chi resta legato alle tradizioni, chi crede che mangiare tutto, chiaramente senza sprechi, faccia bene a mente e corpo e sia quindi essenziale per l'organismo.

Due punti di vista così diversi che devono integrarsi in città e nazioni ognuna con la propria cultura,storia e radici profonde, con un certo modo di vedere la vita.

Forse la strada migliore, qualsiasi sia la scelta che facciamo a tavola o nel quotidiano in generale, è quella di condividere,di alimentare lo scambio di idee in maniera tale che qualunque sia il proprio punto di vista questo non ci offuschi la mente.

Che non ci faccia dimenticare il fatto che, come in ogni scelta che si compie, ognuno predilige ciò che pensa essere meglio per sé, ciò che più lo soddisfa o che reputa più giusto.

Tutto ciò che scegliamo per noi stessi non deve far venir meno il rispetto per le preferenze che qualcun altro ha e che pensa siano la cosa migliore per lui.

Il cibo è uno dei più grandi piaceri della vita.

E' giusto che ognuno di noi se lo goda come meglio crede.

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