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Una storia di LuigiMaiello

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La mia asta del Fantacalcio: da Crespo e Veron al Papu Gomez

Cosa è cambiato dalle mie prime aste del Fantacalcio a oggi.

Pubblicato il 07 settembre 2017

Questi sono i giorni dell'asta del Fantacalcio, che cade fatidica a inizio settembre e può durare anche una notte intera. Bisogna stare attenti, perché l’asta del Fantacalcio condizionerà l’umore di tutto l’anno calcistico, a seconda di chi avrai comprato quella sera.

Potrai passare facilmente da:

Dzeko ha sempre segnato, in tutte le squadre, e proprio quest’anno che l’ho preso io fa schifo”

a

“Io lo sapevo che quest’anno era l’anno di Dzeko”.

Lo stesso calciatore due anni fa e l'anno scorso. Fortuna? Tenacia? Competenza? Fate voi.

La serata dell’asta va avanti tra sfottò e competizione, che dureranno per tutto l’anno, ma c’è anche un po’ di tensione che si avverte nell’aria, perché l’asta è un momento sacro, in cui non si può scherzare: bisogna fare sul serio!

È una serata tra amici, che resteranno tali fino al primo sgarro, fino a quando non ti “alzeranno” alle stelle il prezzo di un calciatore che volevi prendere a tutti i costi, quello che prendi a ogni volta perché ti piace troppo, e logicamente loro lo sanno, e te lo faranno pagare caro, anzi carissimo.

All’asta del Fantacalcio ci sono alcune tipologie di fanta-allenatori ricorrenti: c’è chi ha studiato e conosce tutte le formazioni e le medie-voto dei calciatori; c’è il talent scout che ha seguito il mercato e punterà sui giovani e sui talenti provenienti dalla serie B; c’è chi comprerà tutti i calciatori della propria squadra del cuore; chi prenderà tutti i calciatori a 1 per spendere tutto per l’attacco e poi … c’è chi comprerà il giornale con le probabili formazioni il giorno stesso dell’asta e ad ogni calciatore chiederà:

“Ma questo gioca?”

Il mio primo fantacalcio l’ho fatto alle scuole medie, poi al Liceo. La formazione la davo in classe oppure il sabato pomeriggio alzavo la cornetta e chiamavo il “presidente di lega” di turno (che poi era sempre lo stesso) per dargli l’elenco di titolari e panchinari. Era una rottura di scatole per lui, anche perché puntualmente nel corso della telefonata cambiavo idea: “No fa’ così, metti Cozza in campo, ché la Reggina si deve salvare e togli Gattuso, che prende il voto ma non segna mai”.

La prima asta “seria” la facemmo nella mia cameretta, perché stavo a letto con una gamba ingessata. Era il primo anno di Crespo e Veron al Parma, due calciatori che ho amato a lungo. Li ho comprati quella volta, e per molti anni successivi prima alla Lazio e all’Inter. Presi anche Mihajlovic e tanti altri, non vinsi ma mi piazzai bene.

Era bello fare l’asta tra la fine degli anni ’90 e i primi 2000. Erano gli anni di Batistuta, Del Piero, Inzaghi, Ronaldo, Vieri, Montella, Zidane, Bierhoff, Shevchenko, Trezeguet, Weah e tanti altri ancora.

C’erano davvero tanti calciatori forti. Potevi scegliere uno a caso tra i centrocampisti della Lazio: Nedved, Stankovic, Simeone, Sergio Conceiçao e Veron; oppure evitare i nomi più famosi, ma puntare su quei calciatori che segnavano tanto, ma quando non facevano gol prendevano un bel 4,5 in pagella: “Darione” Hubner era il prototipo perfetto di questa tipologia di attaccanti, di cui hanno fatto degnamente parte Lucarelli, Spinesi, Bianchi, Esposito dell’Empoli, Riganò, Zampagna e molti altri ancora.

Ci prendevamo a “mazzate” per Materazzi e Mihajlovic, difensori rigoristi di Perugia e Lazio, che facevano più gol di tanti attaccanti.

Per Baggio a centrocampo nel Bologna, neanche a dirlo.

E poi c’erano gli exploit improvvisi, calciatori che la prima volta compravi a 1, e che poi gli anni dopo erano tra i più pagati: Cristiano Doni, Stefano Fiore, Eugenio Corini, Nakata al Perugia, Kakà al Milan, Mancini alla Roma (a difesa), D’Agostino all’Udinese.

Nomi che ricordarli ora sembra siano passati decenni (forse è vero), ma che facevano le fortune dei fanta-allenatori: Mutu che segnava solo con Prandelli, il Lecce di Giacomazzi e Chevanton, ma anche di Bojnov e Vucinic; Maniero nel Venezia, Muzzi all’Udinese e al Cagliari, Marco Del Vecchio, brutto a vedersi, ma che segnava tanto (soprattutto nei derby); poi ancora Nicola Amoruso (chiamato anche "Nick accia d’angelo” dal telecronista Raffaele Auriemma quando giocava con il Napoli); e ancora Zauli e Luiso nel Vicenza, Marazzina che arrivò anche in nazionale, Suazo, Tavano, Bazzani, Iaquinta e Poggi.

Poi venne il periodo di Milito, Ibrahimovic ed Eto’o, e di quei “vecchietti” di Klose, Rocchi, Totti, Toni (33 gol!) e Di Natale, che ogni anno pensavi fosse impossibile segnassero come l’anno prima, invece loro segnava anche di più.

E poi Cavani e Higuain al Napoli ...

La storia recente la conosciamo: Belotti, Mertens, Icardi, Immobile, il Papu Gomez ecc.

Quasi sempre alla fine dell’asta mi rendo conto se la mia squadra sia più o meno forte rispetto alle altre. Poi logicamente c’è la fortuna che gioca un ruolo fondamentale.

Ma c’è qualcosa contro cui non puoi fare niente: l’amico che a fine asta ti dirà:

“Hai la squadra più forte, quest’anno vinci facile. Guarda, ti do già i soldi”.

A quel punto, sei segnato in partenza. Puoi anche evitare di schierare la formazione.

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