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Una storia di LuigiMaiello

"Il sogno di Sofia" di Vincenzo Moretti: la mia recensione.

Pubblicato il 05 gennaio 2018 in Giornalismo

Tags: vincenzomoretti ilsognodisofia lavorobenfatto libri recensione

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Vincenzo Moretti

Vincenzo Moretti è sociologo, saggista e narratore e lavora presso la Fondazione Giuseppe di Vittorio. Ma è anche l'ideatore del progetto #lavorobenfatto (che segue anche con un blog su Nova): la comunità di migliaia di donne e di uomini di ogni età che ogni anno raccontano il lavoro e il suo valore con le loro letture, storie, canzoni, creazioni.

Vincenzo Moretti racconta l'Italia che dà valore al lavoro, che innova e compete, che pensa che "ciò che va quasi bene non va bene".

Il sogno di Sofia è il suo nuovo libro, e viene dopo “L’uomo che aggiustava le cose”, che, pubblicato l’anno scorso, ha avuto un grande seguito di pubblico e sui social.

Il sogno di Sofia è una favola moderna che ci racconta l’importanza del lavoro ben fatto. Per raccontarlo al meglio la protagonista si trasferisce su un pianeta diverso: dove “tutti erano gentili e nessuno scortese, tutti erano felici e nessuno scontento, tutti trovavano strane le similitudini e nessuno le differenze”.

Non vi piacerebbe vivere là?

Questo pianeta si chiama Cip, un nome strano, ma facile da memorizzare, come le storie che ci vengono raccontate: quello di lavoro quotidiano fatto con competenza e passione.

Le giornate su questo pianeta durano 27 ore. Forse da noi tutti si sarebbero lamentati, per gli orari più stancanti, là invece sono contenti perché possono fare più cose, incontrare più persone, stringere più relazioni.

Sul pianeta Cip i poveri sono più ospitali e generosi dei ricchi:

"le persone più hanno e più vogliono avere, più sono ricche e più vedono gli altri come una minaccia”.

Ma questo discorso, secondo me, vale anche da noi. Non bisogna andare fin là.

Ed è proprio questo l’aspetto più interessante: l’autore ci fa fare un viaggio su un altro pianeta, per mostrarci le cose belle che abbiamo tutti i giorni davanti agli occhi.

È questo il suo escamotage narrativo, in questa storia da leggere tutta d’un fiato, dove la riflessione arriva senza preavviso:

“come il sorriso dei bambini in ogni parte del mondo e il libeccio sulle coste del Mediterraneo”.

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