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Una storia di StefaniaCastella

2

Un Capolavoro

Specchio delle sue brame

Pubblicato il 25 giugno 2017

“Sarà il mio capolavoro”.

Mi rimbomba nella testa, la frase. Gli occhi di Paolo che dall’azzurro virano al grigio ghiacciato portano il riflesso di una fine inaccettabile. Il tempo si dilata. Non so quanto tempo sia, che tempo è.

Paolo e Diana. “Mia sorella lo amava, lui anche. Poi…”

Voci chiedono. Troppe voci, troppe facce. Troppe.

E’ una festa piena di gente, è una Roma di serate luccicanti di terrazze che profumano d’estate, un’estate ventenne che sa di libertà, di fine di studi e di opportunità. Siamo noi, vicine diverse in tante cose e simili per tante altre. Io e mia sorella quando lasciamo il calore della terra di casa è per inseguire un futuro da inventare. E’ lì che conosciamo loro, Paolo e Cristiano, una festa, la solita che amici di amici organizzano per accogliere i nuovi arrivati. Un ufficio dove cercare di piantare radici. Gli studi, una laurea da sognare. Quei due, carini, i loro occhi sinceri. Quelli di Cristiano, neri profondissimi che si incollano ai miei, le risate su serate ad aspettare giorni su giorni. Notte su notte. Siamo tanti come tanti. I due giovani promettono bene, medicina, chirurgia per Paolo, la tecnologia senza segreti per l’uomo che mi chiederà di diventare sua moglie. Le prime difficoltà, la nausea un figlio che arriva, e che crescerà con noi. Mia sorella sposa poco dopo me. Sarebbe stato tutto così protetto incellofanato se non si fosse scontrato con la banale realtà. Con la verità. La verità è che non c’è bellezza che non nasconda un difetto, e per Paolo non c’era margine per alcun difetto.

Si muove il ghiaccio nel bicchiere, tintinna come sembrano tintinnare le stelle che piombano da un cielo profondissimo, siamo ancora noi, a distanza di anni, figli adolescenti “Dovresti asciugarli un po’ quei fianchi” mi ride addosso Paolo, mettendomi a disagio come sempre. Il suo sguardo trasparente è trasparente solo nel vacuo scintillio di un colore che non corrisponde a nessun’altra trasparenza. Non ha mai smesso di alitare su di me, mai smesso. I suoi tentativi, i suoi approcci insulsi. Sapevo dei suoi tradimenti, del perdono di mia sorella. Lei, troppo fragile. “Io me li tengo i miei fianchi a me piacciono e anche a Cristiano”. Vedo il suo sguardo indurirsi rotto dal vocio e dal rumore di altri bicchieri. “Brindiamo, ragazzi”. La voce di mia sorella vibra di emozione. E’ l’annuncio di un nuovo lavoro. Lei una modella di grido, anni a cercare la grande occasione. “Il provino è andato. La serie sarà piuttosto lunga. Sembra una bella opportunità”. Sorrido un “Finalmente” che non convince neanche me, e la guardo, è così dannatamente bella. Sottile, ogni cosa di lei urla ebrezza, splendore. Bellezza. E poi quello che madre natura non le aveva dato gliel’aveva concesso la mano del suo utilissimo marito. Controllo una smorfia pensando al coraggio. Eppure striscia, striscia un amaro velenoso senso di stridente ambiguità. La mia, quella del bel chirurgo. Quella di tutti noi. “Sarai così bella tesoro. Lascia che ci pensi io. I tuoi quarantacinque sembreranno almeno dieci di meno”. Mi sembra che accechi il sorriso improvviso di lui. E vedo ogni ruga sul viso dell’uomo che amavo come a riflettere un’improvvisa disfatta. Che cosa mi accade. Non riesco a capire, Il mio lavoro mi appaga, la mia famiglia è tranquilla. Perfetta. Che cosa volere di più? “Vedrete. Ne farò il mio capolavoro”. La voce di Paolo mi investe alle spalle. E non ci faccio caso. Resterà impressa dentro, come una targa quella che dovrò scrivere per l’ultimo saluto. A lei.

…Non risponde. Non richiama. Claudia manca dalla sera della cena, sono quasi ventiquattr’ore. “Non so che fina abbia fatto”. La voce di Paolo è allarmante, mi dice “Sono fuori per un intervento. Non riesco a passare da casa. Lei non risponde. Non so dove sia…”

Lascio il mio ufficio in pieno caos. Cerco di raggiungere l’appartamento un angolo bene a metà tra il centro e la prima periferia. Non c’è troppo traffico. E’ di strada la clinica. Attendo il dottore, per calmare il suo animo in pieno subbuglio. Quando mi scivola dentro sono io la più forte. Adesso sono io. Finalmente.

… … … … …

La palazzina è piuttosto antiquata. Salgo, suono. Mi apre, sorride. Mi versa da bere, mi dice, “Vi ho visti. TI direi, come hai potuto, ma piuttosto mi chiedo come abbia potuto lui. Con te- Mi guarda beffarda- Tu, mia sorella…Hai preso tutto. Forse questo pensavi, di avermi tolto tutto, prendendomi lui. Ma ti lascio una dritta, ho un nuovo lavoro, dopo la nuova rimessa in tiro, me ne vado. Fottetevi tutti, anzi solo voi due. Credimi difficile che tuo marito si scordi di me”. Vedo la sua bellezza algida, vedo la mia grettezza inutile, la spingo per farmi spazio la vedo vacillare, è così sottile, urta la testa sul tavolo di costoso cristallo, un po’ di rumore mentre crollano frantumi di vita ai miei piedi si allarga una macchia di vivido rosso sul legno pregiato. Mia sorella l’ho vista l’ultima volta tra il salone e l’ingresso riversa in un lago di sangue. Nessun segno di effrazione… una caduta, un malore. Mi sento confusa, lasciatemi andare vi prego. Ho bisogno di aria.

“Sarà il mio capolavoro” sarò il suo capolavoro, scivolano le sue mani sui miei fianchi. “Si lo sarò”. Lo sarò.

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