scrivi

Una storia di Rudyfinno

Questa non è più la mia città

226 visualizzazioni

Pubblicato il 30 luglio 2018 in Altro

0

Quante cose sono cambiate in questo luogo, quanti ricordi riaffiorano nella mia mente lasciando spazio alle sensazioni piu' piacevoli di una vita.


Ma il tempo sembra non essersi fermato e con lui anche il degrado.


-questa è la mia città?


ora viviamo ai confini dell'impossibile.


Mentre cammino sul viale alberato mi sento osservato dalle panchine di marmo gratinato corrose dal tempo che si sono mutate da un bianco acceso ad un bianco sporco; ai bordi delle strade l' indecenza ha messo le sue radici, lattine sparse nei prati, mozziconi di sigarette infilati nei cespugli ancora verdi.


Non ostante la città si sta' lentamente consumando emanando i suoi ultimi respiri, il sole non cessa di scaldare la terra; l' azzurro di un cielo limpido mi da la forza di continuare.


In lontananza Le mura del vecchio zuccherificio mi aspettano impotenti, intorno ad esse le sterpaglie decorano il degrado di un industria finita nell'oblio.


- se le sue pareti potessero parlare.


Proseguo fino a raggiungere l'entrata, avanzo di un solo passo verso la porta che fortunatamente è socchiusa, oltrepasso la soglia e al suo interno scorgo i vecchi macchinari di produzione inanimati lasciati alla loro solitudine; un manto di polvere grigia li ha avvolti come per volerli proteggere da tutto questo; ma niente e' cambiato, tutto è perfettamente al suo posto.


Poi un raggio di sole oltrepassa il vetro rotto di una finestra illuminando la stanza che un tempo costruiva speranze, ma oggi è solo un ammasso di ferraglia.

Socchiudo gli occhi solo per un istante immergendomi in quel lontano ricordo di quando ero solo un semplice ragazzo di 20 annoi; Wally con il suo sorriso stampato sulla faccia, Penny il mio primo amore, ricordo ancora quel lungo bacio di mezzanotte, anche il tempo si era fermato ad osservarci nel nostro nido d 'amore.

Ed il giorno in cui fui assunto in quella fabbrica;

poi come d' incanto la stanza si popola di voci degli operai, il frastuono delle loro parole s'intreccia l' una alle altre creando un rumore indecifrabile; il suono aspro e metallico delle macchine si muove in maniera incessante,la mia mano trema così tanto davanti all'accettazione del primo contratto di lavoro; riesco a vedermi cosi bene, riesco a catturare quella spensieratezza di una gioventù pura.

Tutto è cosi reale e vivo, ma una folata di vento fa sbattere violentemente la porta facendomi sobbalzare in avanti, rompendo così i ricordi in mille frammenti.


Mi allontano dalla fabbrica lasciandomi alle spalle quei ricordi così lontana e quasi dimenticata, con il cuore ferito non mi rimane altro che proseguire per la via maestra dove scorgono dalle strade tetti di case che si fanno sempre più fitti; ai lati delle strade sconnesse file di alberi osservano il mio ritorno a casa, mi sento apprezzato e vivo.


-Grazie a dio almeno voi siete rimasti qui dove vi avevo lasciato.


Sono stato troppo assente da questo luogo, per ben dieci anni prigioniero di una grave malattia; ma ora sono qui, anche se questa non e' più la mai città'..


















































Nessuno ha ancora commentato, sii tu il primo!

Ottimo! Visita la libreria per gestire i tuoi magazine

×
!
La tua sessione è scaduta! Effettua di nuovo il login e spunta Ricordati di me per rimanere sempre connesso e non perdere i tuoi progressi!
Ottimo!

Controlla la tua email per reimpostare la tua password!

×