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Una storia di IreneSartoriWriter

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Cuori tra due ponti

Racconto breve per il circolo di scrittura Raynor's hall

Pubblicato il 29 settembre 2016

Cover credit by -booksforlife- (wattpad)

Il vento scivolava gelido sul pelo dell’acqua, sollevando lievi onde che andavano a infrangersi sulla ruvida superficie di pietra. Alice rabbrividì nel suo cappotto, mentre osservava il canale divenire più scuro via via che il sole spariva lasciando calare la notte. Si era ripromessa di non andarci più in quel posto, tutti sapevano che era pericoloso avvicinarsi troppo all’acqua, ma a lei non importava. Discese il ponte stando rasente ai margini, continuando a fissare le acque scure, tentando di vederci qualcosa, ma invano.

Eppure lui aveva promesso che sarebbe tornato. Aveva detto di aspettarlo, facendosi trovare all’ora del crepuscolo ogni giorno in un ponte diverso, in modo che fosse ben difficile scoprirli. E così Alice aveva fatto. Al calar del sole infilava una felpa con cappuccio e si avvicinava a un ponte, e lì attendeva con ansia; si era anche premurata di segnare con un riga nera ogni ponte che passava, in modo da sceglierne sempre uno diverso. Oramai ogni ponte della città era segnato dal loro amore, ma lui non si era mai fatto vedere, non era più tornato da quel giorno maledetto in cui lei era riaffiorata dalle tenebre del mare.

Alice avrebbe tanto voluto rituffarsi in quelle acque gelide, per poter ritrovare la sua ragione di vita e rimanere con lui per sempre, ma sapeva che ciò non era possibile e anche se lo fosse stato avrebbe solo peggiorato la situazione. No, doveva smettere di pensarci e imparare a convivere con quelle nuove emozioni, con quel dolore che pensava non appartenerle quando in realtà si amalgamava perfettamente con il suo essere.

Verso la strada di casa udiva il vento spingere contro la sua schiena sibilando furioso. Era come se volesse indirizzarla verso un altro luogo, molto più vicino al canale che non ai vicoli putridi e impregnati d’oscurità dove si stava addentrando. Alla fine non riuscì a resistere e si lasciò guidare da quella mano silenziosa, immaginando che fosse lui ad accarezzarle la schiena, con quel tocco gelido e dolce allo stesso tempo, com’era solito fare quando s’incontravano le prime volte.

Senza accorgersi di aver continuato a camminare, giunse all’incrocio dei due canali; lì era dove si erano visti per l’ultima volta, prima che tutto iniziasse e finisse nell’acqua del mare. Alice v’immerse lo sguardo, sprofondando in quegli abissi immaginari che ricordava talmente bene da rendere quei ricordi ancora più dolorosi. Senza nemmeno volerlo, si lasciò abbandonare a quelle vivide memorie.

Tornò al loro primo incontro. Si trovava al Grande Mare, un canale molto largo dalle acque torbide a causa dei troppi rifiuti che la gente sempre più spesso smaltiva illegalmente. Come sempre fissava l’orizzonte, da sopra il ponte che attraversava in largo quel canale, per quanto le fosse possibile farlo senza che i suoi occhi fossero oscurati dal grande muro d’acciaio, costituito da diversi ponti altissimi collegati fra loro che, come una barriera a protezione della città, la circondava interamente.

A un certo punto il suono dell’acqua elegante e cristallino la distrasse facendole perdere il filo dei suoi pensieri. Attirata da quel rumore si sporse dal ponte ma non vide che un cerchio sottile formarsi sulla superficie bluastra, rigata dai riflessi rosati dell’aurora. Poi sentì un leggero tonfo proveniente da sotto il ponte, dov’era stata costruita una base d’acciaio utilizzata dai sorveglianti durante i turni di notte. Corse giù dal ponte, troppo incuriosita per ragionare, talmente presa da quell’adrenalina che iniziava leggermente a scorrere dentro di lei, inebriata dal piacere che una novità provocava a una ragazza annoiata da tutte quelle restrizioni. Avvicinatasi capì subito che qualcosa di diverso stava accadendo e ne ebbe la prova quando vide una lunga pinna emergere dall’acqua andandosi a posare delicatamente sulla grande lastra di metallo. Si fece più vicina per vedere a chi o a che cosa appartenesse, e ciò che vide la spaventò e le suscitò una grande meraviglia al tempo stesso. Un ragazzo era steso sulla base d’acciaio, le braccia aperte a toccare il metallo come volesse abbracciarlo. Aveva il torso nudo, la pelle di un pallore innaturale, quasi inquietante; era molto magro, poteva vedere il profilo della spina dorsale in rialzo sulla sua schiena. Dalla vita in giù era coperto da quelle che sembrava scaglie, di colore chiaro, traslucido, che a tratti sfumava verso l’azzurro pallido e un nerastro opaco. Alice era colma di meraviglia e stupore, nonostante la paura che le attanagliava il petto, sapeva ancora prima di farlo che si sarebbe avvicinata a quella creatura; solo che all’inizio non sapeva che l’avrebbe aiutato e poi ancora baciato, lì, in quello stesso posto, solo un anno dopo.

La loro storia era cominciata fin da subito. Dopo l’iniziale sorpresa e il rifiuto da parte di lui di parlare con una donna umana, infine si erano conosciuti e si erano amati, in quel ponte, in un altro ponte, e in quello più remoto della città. Le basi d’acciaio erano gli unici luoghi dove potevano incontrarsi senza essere notati. Infatti di giorno la gente usciva poco per le strade più vicine all’acqua e le lastre sotto i ponti erano occupate solo dai sorveglianti di notte, dal crepuscolo all’alba. Lì sotto si erano baciati, avevano parlato a lungo, avevano vissuto momenti intensi, a volte tristi, spesso felici.

Alice aveva scoperto che il ragazzo aveva un nome, Marlin, e faceva parte di quello che veniva chiamato il Mondo marino. Era il figlio di uno dei governatori più importanti, inviato in superficie come estrema punizione per aver messo in discussione alcune decisioni del governo. Marlin diceva sempre che non gl’importava di essere un rinnegato, perché aveva ormai trovato in lei la sua ragione d’esistenza.

Il sentimento era reciproco, ma presto fu chiaro che non si sarebbe potuto nascondere ancora a lungo. Di giorno infatti rimanevano spesso insieme, ma di notte doveva andarsene dalla città per evitare i sorveglianti. Alice aveva provato a nasconderlo in una casa abbandonata, ma ben presto Marlin aveva cominciato a stare male a causa della lontananza dall’acqua.

In quei giorni Alice temette di perderlo, poiché lui aveva tutta l’intenzione di lasciarsi morire, pur di rimanere con lei ancora un giorno, senza dover fuggire in continuazione per tutta la notte. Finché infine decisero di fuggire insieme, per salvare un po’ entrambi. Alice infatti era affetta da una malattia che col tempo l’avrebbe portata alla morte, e lui era in grado di salvarla. Attuarono un piano, studiato nei minimi dettagli. Con uno stratagemma riuscirono a intrufolarsi nell’ospedale, dove Alice ricevette da Marlin un polmone, e grazie a questo poteva respirare sott’acqua. Così poco tempo dopo, quando entrambi si furono ripresi dall’operazione, si avviarono verso il ponte del Grande Mare, dove si erano incontrati la prima volta pochi anni prima. Alice guardò la sua città, pregna dei colori del tramonto, poi si voltarono, si presero per mano e si tuffarono insieme, sparendo subito nell’abisso rosso dove sarebbero rimasti a lungo. Questo prima che tutto finisse.

Alice si guardò attorno. Era buio, ormai i sorveglianti si stavano affrettando a prendere posto sulle galleggianti piattaforme d’acciaio. Ormai era tardi, non c’era tempo per attendere ancora. Lui non sarebbe venuto, neppure quella sera. Volse le spalle al vento, al ponte, a quel luogo che le faceva tanto male. Marlin ormai apparteneva al passato, anche se sapeva di non poterlo dimenticare. Presto avrebbe avuto qualcosa che le avrebbe ricordato per il resto della vita i suoi occhi verdi e quei chiarissimi capelli biondi. Sfiorò la prominenza del suo ventre, che cresceva sempre più ogni giorno che passava. Avrebbe voluto poterlo dire a Marlin, ma si doveva accontentare di crederlo vivo. Un giorno sarebbe andato a cercarla, su questo non aveva dubbi. Un giorno sarebbe tornato, se ancora c’era vita nel suo cuore. E allora sarebbero stati di nuovo una cosa sola.

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