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Una storia di LuigiMaiello

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Come cambia la scrittura con l'innovazione tecnologica?

Dal calamaio alla penna che scrive da sola: ecco tutte le novità per chi ama scrivere.

Pubblicato il 31 agosto 2015

“Il libro essenziale, il solo libro vero, un grande scrittore non deve inventarlo, poiché esiste già in ciascuno di noi, ma tradurlo. Il dovere e il compito di uno scrittore sono quelli di un traduttore”

Marcel Proust.

Questa celebre citazione di Marcel Proust mi serve oggi per parlare di scrittura, ma non in senso lato, bensì proprio del gesto dello scrivere e di come sia cambiato negli ultimi anni grazie all' innovazione tecnologica.

L’avvento di smartphone e tablet ha cambiato il nostro modo di scrivere e la penna col calamaio che, col suo inchiostro, imbrattava fogli e vestiti è ormai solo un ricordo, oppure serve solo per abbellire e non per scrivere.

Oggi ci esprimiamo soprattutto tramite tastiere e schermi touch, e offriamo i nostri sentimenti in Rete pigiando dei tasti.

Molte persone non ricordano neanche l’ultima volta che hanno “scritto su carta” e anche le cartoline sono quasi un lontano ricordo (anche se io ne ho una collezione di alcune centinaia).

L’innovazione corre veloce e cambia le abitudini delle persone.

Anche le penne, mezzo per scrivere per eccellenza, devono cambiare veste: da leggere migliorie che aggiungono nuove funzioni alla vecchia penna, fino a drastiche riletture che della biro mantengono solo la forma.

Si va dalla Cristal Stylus di Bic che a soli 2 euro offre un gommino sul retro che consente di controllare gli schermi sensibili al tocco, come se fosse il nostro dito a farlo, alla “meno economica” Montblanc, dove una cartuccia compatibile con la classica StarWalker può sostituire la punta a sfera con una punta in gomma compatibile con i Samsung Galaxy Note.

Altra evoluzione trasforma invece la penna in un ponte tra reale e digitale. In questo caso un ricevitore traccia i movimenti del pennino sulla carta e li trasforma in appunti digitali da inviare in Bluetooth ai nostri dispositivi.

È questa la strada seguita dalla maggior parte dei produttori.

Livescribe 3.

Ci sono anche penne che fanno tutto da sole, senza bisogno del sensore. Livescribe 3 grazie a una microcamera a infrarossi posta sul pennino, digitalizza gli appunti in autonomia ma ha bisogno di blocchi in carta isometrica forniti dall’azienda stessa, dai suoi partner o stampati in casa tramite la nostra stampante.

Qwerkywriter.

Un progetto che ha deciso di unire il fascino vintage della macchina da scrivere d’epoca con una tastiera moderna, dando vita ad un ibrido è Qwerkywriter: l’ideale per chi vuole provare l’esperienza tattile e acustica di digitare con copritasti in metallo arrotondati di una macchina da scrivere originale.

La macchina da scrivere in questo caso è dotata di sistema Bluetooth, collegamento USB ed è compatibile con la maggior parte dei sistemi operativi.

"Cancella spesso, se vuoi scrivere cose che siano degne di essere lette”, affermava Orazio.

La gomma da cancellare “…oops!”

Se volete seguire il suo consiglio in modo originale potreste usare la gomma da cancellare “…oops!”. La scritta è una chiara evocazione al pensiero di ognuno quando commette errori, ma le forme “arrotondate” permettono di addolcire il tutto e riprendere a scrivere con maggiore voglia.

Per coloro che sono un po' stanchi dei calzini tradizionali, invece, ci sono le calze ispirate a delle matite. Queste calze appaiono proprio come un paio di matite tradizionali: gialle, di lunghezza un po’ maggiore per replicare il lungo corpo in legno di una matita con tanto di gomma rosa, con la punta della calza che appare come la punta di matita, affilata e grigia.

Non sappiamo se queste calze possano servire a farvi venire voglia di scrivere, ma di certo, vederle indossate, farà passare la voglia di fare altro.

Le Calze "a forma" di matita.

Chiudiamo quest’articolo riprendendo il saggio “Abbondanza. Il futuro è migliore di quanto pensate” di Peter Diamandis.

Nel suo libro, il fisico, ingegnere e imprenditore greco-americano ci spiega gli effetti del progresso anche attraverso degli esempi.

Uno dei più famosi è quello per cui se tutti i libri, tutte le parole e tutte le immagini creati dall’umanità, dalle origini della nostra storia fino al 2003, fossero convertiti in formato digitale, occuperebbero cinque miliardi di gigabyte.

E’ uno spazio enorme, ma basta pensare che dal 2003 al 2010 gli stessi cinque miliardi di gigabyte l’umanità li ha creati ogni due giorni, nel 2014 producevamo la stessa quantità di informazioni ogni dieci minuti.

Allo stesso tempo oggi un guerriero delle tribù Masai sulle montagne del Kenya, che ha uno smartphone e l’accesso a Google, può disporre di più informazioni di quante ne aveva il presidente degli Stati Uniti Bill Clinton appena quindici anni fa.

Le HoloLens di Microsoft.

Non è mia intenzione dire se questo processo avrà degli esiti positivi o meno, ma è in atto una trasformazione radicale in cui le tecnologie hanno la possibilità di cambiare la vita quotidiana di ogni uomo, donna e bambino del pianeta.

Diventa quindi necessario riuscire a coniugare il progresso tecnologico con gli istinti più remoti dell’agire umano: tra questi vi è senz’altro il comunicare, anche attraverso la scrittura.

Oggi spesso si parla di un passaggio alla realtà virtuale, contrapponendola alla vita quotidiana, come se i fondamenti che regolano “le due realtà” fossero diversi.

Se quest’apertura alla virtualità indubbiamente c’è stata, legata in gran parte a nuove forme di conoscenza e di comunicazione, è giusto riflettere sul fatto che non sono cambiati il senso e le motivazioni del comunicare.

Comunicare, infatti, è una sfida in cui siamo tutti implicati.

È il gioco di entrare in contatto con gli altri.

Da sempre infatti l’uomo ha dato senso al mondo attraverso il dialogo e la narrazione, ma con lo sviluppo delle nuove tecnologie e delle nuove forme di comunicazione, si aprono nuovi scenari e possibilità.

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