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Una storia di FrancescaBrandani

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Questa è la vita

L'articolo vuol essere nelle mie intenzioni un elogio alla resilienza, virtù nonchè parola, tornate di moda.

Pubblicato il 15 giugno 2015

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Tanti ricordi.

Piantati come invisibili chiodi, le martellano incessanti le tempie.

Lei che da due anni, tre mesi e 4gg, li teneva gelosamente celati nella zona limbica del suo cervello, abitata dall'innocenza e dalla bellezza.

Dando loro aria (ai ricordi) , come quando in primavera si aprono i cuscini coi ciuffi di lana cardata...per poi ricucirli nuovamente dentro la federa, soffici.

Tenendo testa china, stretta fra le mani, si concentra come uno Uri Gelder per attirarli a sé.

Essi ora mulinano come nel vortice di una tempesta di neve, che porta in superficie i più incisivi con altri assurdamente insignificanti in una danza jazz_russa_tribale_ della pioggia_che invoca acqua...lacrime.

E dove lei, come una principiante Signora in Giallo, cerca disperatamente un indizio in quel turbinio, su dove e quando abbia cominciato ad appassire il loro bellissimo amore.

Davanti ai suoi occhi scorrono slides strazianti e cadenzate dell'amato volto, come doglie di una donna in travaglio.

Che cessano, quest'ultime, su di un trionfale vagito di bimbo.

“Mentre il suo, di dolore,” Sara presume, “avrebbe continuato a straziarla, alimentato da ricordi che non riesce ad allontanare, da cui non vuole staccarsi”.

Spossata, la giovane donna, si stende su di un glabro tappeto kilim dai colorati disegni geometrici .

In posizione supino-fetale

e ad occhi socchiusi...si abbraccia cullandosi infantilmente.

Attraversata dalla percezione di osservarsi fluttuando da un punto esterno, alto alcuni metri sopra il suo corpo...”Come in certe esperienze ai confini con la morte...o di dolore (scala VRS), a-tro-ce ,”scandisce, autocommiserandosi con scientificità.

Poi inizia a ricordare...

“La prima volta che lo vidi......ahhh;”, urla smorzatamente il suo strazio, allargando teatralmente una mano a ventaglio, sulla bocca.

“Avvenne, avvenne...” farfuglia fra sé, “al matrimonio di un amico comune, proprio come nel film, quello con protagonista Huge Grant,...quattro funerali e un matrimonio...noooo, cosa dico!...Quattro matrimoni e un funerale”, biascica come ubriaca.

Lui le apparve subito incredibilmente bello, il busto nobilmente scolpito, i capelli corti a pecorella come quelli di certi Imperatori Romani.

Sguardo deciso e bocca espressiva, si muoveva a suo agio e sicuro tra gli invitati.

L'aveva bramato dal primo istante in cui l'aveva visto.

Sì, l'aveva desiderato e voluto...troppo.!

“ Ecco il 'mio' grande peccato!”, si tormenta ora, stropicciandosi nervosamente le mani, mentre lacrime amare e salate le rigano le guance.

La sua mente è un fiume di pensieri aggrovigliati che avanza, dove come a un incrocio orfano di semaforo o vigile, nessuno rispetta le precedenze.

Così un'altra immagine a bassa definizione, giunge potente come uno jab, squassandola.

E la strazia e la delizia, ambivalente.

Ricorda di come lui, ... amasse prenderla alla sprovvista... di quando virilmente l'afferrava dal di dietro mentre ai fornelli tirava il risotto, o mentre osservava rilassata il via-vai sulla strada, dalla finestra del tinello..

La stringeva forte a sé, ridendo di gusto, come in un gioco, mentre lei rinculava, curvando empatica la schiena come un gatto, contro il suo petto.

E chiudeva gli occhi, e stava lì, ferma il più possibile, volendo che quell'abbraccio non avesse mai fine.

Ora non sa cosa darebbe per poter scrutare a posteriori, lo “sguardo” di lui, alle sue spalle.

“Cosa avrebbe potuto leggere nei suoi bruni, profondi occhi?”, s'interroga spasmodicamente alla ricerca di una risposta, “se solo si fosse girata, per scrutarvi dentro?”

“Noia? O compassione...

o riflesso nelle sue pupille, il selvaggio bush australiano senza confini...

di di chi, no, non può più essere trattenuto.

E se invece vi avesse letto lo sguardo sognante di un uomo innamorato? Di un'altra.

Muj, muj hermosa e vibrante..

Sospetti non ne ebbe mai, ma ora le viene spontaneo

soffermarsi pensierosa, al ricordo dei di lui truffaldini sguardi, durante le comuni uscite.

Bassi, sfuggenti ed obliqui, prediligevano bellezze mediterranee.

E lei. cui non sfuggiva il sotterfugio, incassava con finta nonchalanche.

La cosa le riportava però immediatamente alla memoria, l'entusiasmo che il mitico poeta del Romanticismo inglese, Johm Keats provava per le brune bellezze mediterranee.

E che immortalò nel celebre sonetto scritto poco prima di trasferirsi in Italia: “Happy is England”, “Felice è l'Inghilterra” che prosegue:

Dolci le sue schiette figlie.

Abbastanza la loro semplice bellezza per me.

Abbastanza le loro bianchissime braccia allacciate in silenzio.

Tuttavia ,” proclama l'autore”, spesso brucio ardentemente di vedere bellezze

con uno sguardo più profondo, e udire il loro canto,

e galleggiare con loro nelle acque estive.”

Versi che paioni scritti dal suo ex-innamorato.

Sara ora si osserva a ritroso, con leggero distacco, mentre si muove su e giù come una freccetta lungo la sua appena finita, love story.

“Fosti forse una necessaria, ma non sufficiente presenza?”, si chiede.

mentre scruta, cercando conferme all'interrogativo, i suoi lunghi capelli biondi naturali, appena-appena meshati e il fisico slanciato, dalle lunghe gambe.

“Dai caratteri albionici.”, decreta con stizza..

Si pizzica il bel volto dai tratti regolari, ma un po' impersonali.

E a conclusione del quadro, indugia sul suo carattere metodico ed equilibrato.

“Quanto era sempre piaciuta la sua affidabilità&prevedibilità alle eventuali papabili suocere!” ammette.

“Un po' meno ai loro figli...”.

Quel piccolo dubbio che aveva, e a cui non dava possibilità di svilupparsi, comprimendolo nel “cestino” dei suoi pensieri , ora esonda.

In progress.

Divenendo una quasi consapevolezza di non aver mai viaggiato, sulla stessa lunghezza d'onda del suo lover.

Come fossero stati un emblematico Joe Armstrong con la sua strato (lui), che duettava con una suonatrice di cembalo che tintinna (lei).

Ora Sara spinge lo sguardo ad indagare oltre il limite degli 11 decimi.

Insensati e incessanti si affacciano interrogativi e sragioni del perchè la liaison rien ne va plus.

Si sente come un cane che gira in tondo, cercando di mordersi la coda.

Stropiccia fra le mani un piccolo foglietto, poi con le mani leggere-leggere, lo spiana.

Raccolto a mezzodì di ritorno a casa nella pausa pranzo, dalla cassetta delle lettere.

Così piccolo, perchè piegato e ripiegato che pare l'origami di un cuore spezzato.

“Perdonami!..” rilegge ancora per l'ennesima volta.

Ride sarcasticamente al folle pensiero di lui, così macho-man e in grado di affrontare con determinazione qualsiasi situazione,

chino, la Montblanc fra le dita sudate, che cerca di scrivere in preda all'ansia, un addio su un anonimo pezzetto di carta.

“Ma perchè l'ha fatto? Perchè concludere l'affair con cotanta meschineria?”, s'interroga, umiliata.

Forse perchè una gran confusione nella mente gli aveva ottenebrato anche l'ultimo neurone,... o perchè nel suo intimo la considerava un niente, degna destinataria di un banale pizzino?”

Sara decide di non approfondire la questione, considerando i propri personali problemi d'autostima.

Avrebbe potuto farsi ulteriormente male, e di dolore sentiva di non poterne sopportare una sola goccia di più.

“Di cosa, in fondo, lo doveva perdonare?”, si chiede finalmente autentica, in una temporanea schiarita mentale in cui la ragione soffia come Eolo sulla bufera delle passioni.

“Il diritto di recessione... non è forse un diritto evidenziato in grassetto nei rogiti d' amore.?”

“Anche se condito con una certa dose di vigliaccheria!”, e ripensa amaramente a quel “Perdonami!”, scritto su un Post-it e infilato furtivamente nella cassetta.

“Non sono la prima, ne sarò l'ultima della serie..”, cerca di consolarsi.

Sospira forte, sospira amaro, respira.

“Quando il gioco si fa duro, i duri cominciano a giocare!,” grida.

E' con l'anima a pezzi che, scrive caparbia, le parole d'inizio di un personale self-help book ancora da stendere.

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